Cultura e spettacolo

Al Pacino, un film che dura da 80 anni

Al…fredo Pacino.

Figlio di immigrati, Alfredo (Al) James Pacino nasce il 25 aprile del ’40 a Manhattan, tipico quartiere italo-americano di New York. Con un’infanzia difficile alle spalle dovuta all’abbandono del padre (come la madre, di origini siciliane), Alfredo sin dall’età adolescenziale per il suo temperamento viene denominato “l’attore”. Cresciuto nel Bronx, Al, poco dedito allo studio (solo dopo studierà presso la High School of Performing Arts), carattere fumantino, sogna di diventare un giocatore di baseball.

Actors studio

Il giovane italo-americano per tirare avanti, dopo la decisione definitiva di abbandonare del tutto gli studi, contro ogni volontà della madre, una volta andato via di casa, fa diversi lavori semplici quali il facchino, il lustrascarpe e l’operaio. Per un po’ di tempo sarebbe tornato anche nella sua terra d’origine, la Sicilia, ma senza troppa fortuna. Nel frattempo tenta l’ingresso presso diverse scuole di recitazione, tra cui i celebri Actor, ma viene costantemente respinto. Solo nei Settanta, finalmente, riuscirà nell’intento: varcare la soglia della più grande scuola di recitazione al mondo.

Gli inizi

Una volta agli Actors, gli vengono riconosciute da Lee Strasberg notevoli doti recitative. Nel ’71 recita il ruolo di tossicodipendente in Panico a Needle Park, parte che lo fa balzare agli occhi del regista Francis Ford Coppola. Sarà proprio quest’ultimo infatti a decretarne il successo assegnandogli il ruolo del mafioso italo-americano Michael Corleone ne Il padrino, dove reciterà al fianco di Marlon Brando, James Caan, Robert Duvall, Richard Castellano, John Marley e molti altri.

La vera scuola? La strada

Il ruolo da duro il nostro lo riveste magistralmente, in diverse occasioni. E che sia stata più la sua vita prima del successo che le scuole di recitazione a fungere da palestra formativa è indubbio. Alfredo infatti è uno rissoso, ha un carattere burrascoso, non teme di dormire per strada o nei teatri sotterranei delle vie di New York e il tutto sembra tornare a suo vantaggio nella selezione che il regista Coppola, tra attori celebri del calibro di Jack Nicholson o Robert Redford, compie contro ogni volontà dei produttori di assegnare il ruolo a un semisconosciuto.

Il padrino e altri ruoli

Riprende il ruolo del boss Corleone, che gli vale diverse nomination all’Oscar, nel sequel, per poi ricevere un ulteriore successo internazionale con Quel pomeriggio di un giorno da cani (1975), dove ancora una volta il crimine è protagonista.

Anni Ottanta, Scarface

Quella che sembra una carriera sulla via del tramonto all’alba degli Ottanta, ritorna nuovamente in auge, balzando agli onori di cronaca interpretando, sotto la regia di Brian De Palma, il personaggio forse più iconico della sua intera carriera: Tony Montana, alias Scarface. Immigrato cubano giunto negli States e desideroso di soldi facili, Tony Montana, mira a scalare i vertici della criminalità e lo fa lasciandosi alle spalle una lunga scia di crimini e sangue. Spietato, dedito al denaro, al lusso sfrenato e ai buoni sigari, Tony Montana rimane nella storia del cinema il criminale per eccellenza. Una nota curiosa vede proprio di recente il regista di casa nostra Guadagnino annunciarne un remake.

Non solo crimine

Nella lunga carriera di successi di Al Pacino, non mancano ovviamente altri ruoli di spicco. L’interprete infatti presta anche la propria dote (è il caso di dirlo, naturale!) in teatro, impegnandosi in diverse opere shakesperiane, per poi vestire i panni di un detective nuovamente per il grande schermo nel thriller Seduzione pericolosa. Nei primi Novanta, decade fortunata per l’attore, torna a vestire i panni di Corleone nel terzo capitolo della saga crime. Rifiuta in questo periodo diversi ruoli in titoli ormai cult (uno su tutti, Basic Instinct) e recita, nei panni del tenente colonnello Frank Slade, in Scent of a Woman, remake dell’italianissimo Profumo di donna. L’interpretazione gli vale l’Oscar come miglior attore protagonista, riscattandosi di quanto non avvenuto con Il padrino.

Ancora criminale

Un altro grande ruolo è quello interpretato dal nostro, al fianco di Sean Penn, in Carlito’s Way, sempre diretto da Brian De Palma. L’anno seguente si ritrova sul set al fianco dell’attore rivale De Niro. Il film teatro di incontro/scontro è Heat – La Sfida.

Ruoli secondari e il grande ritorno

Continua a interpretare, in film di gran successo, ruoli che possono essere considerati secondari,ma che poi tali non sono. Uno su tutti? Quello del diavolo in persona (sotto forma del legale di successo in carne e ossa John Milton) ne L’avvocato del Diavolo (1997), con un giovanissimo quanto strepitoso Keanu Reeves. E dall’horror passa al thriller, nel 2002, tornando su un set diretto da Christopher Nolan (Il cavaliere oscuro): il film è il valido Insomnia nel quale Al Pacino recita nel ruolo di un detective dal pugno di ferro in una sfida psicologica con l’assassino.

Per citare tutti i titoli non basterebbe un volume, quindi passiamo a un altro ruolo rimasto impresso nella mente dei tanti: quello che vede gestire un casinò in Ocean’s Thirteen con Pitt, Clooney e Matt Damon. La seconda decade del nuovo millennio lo vede attivissimo sui set, ma quello che più sconvolge critica e pubblico è il suo ritorno su un set crime per il piccolo schermo (parliamo di Netflix) diretto da Martin Scorsese. Sì, stiamo parlando proprio di The Irishman, che ancora una volta lo vede al fianco di De Niro e di Joe Pesci, per poi prender parte all’ultimo successo di Tarantino C’era una volta a…Hollywood. E Al Pacino sì che può dire cosa c’era e c’è una volta a Hollywood. Lui, che della collina è uno dei re.

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