Cultura e spettacolo

AQUAMAN: la recensione al cinecomic diretto da James Wan

Dopo la fugace apparizione nella versione estesa del crossover Batman vs Superman: Dawn of Justice (2016) e la partecipazione al meno fortunato Justice League, Arthur Curry, meglio noto al grande pubblico come Aquaman, si ricava un capitolo che tenta, tra action e spettacolarità, di narrarne le origini. Interpretato da Jason Momoa, il personaggio ponte tra regno dei mari e regno della Terra facente parte dell’universo esteso DC Comics inaugura la stagione cinematografica italiana 2019, giungendo sul grande schermo a partire dal 1 gennaio.

Figlio di un guardiano del faro (Temuera Morrison) e della regina di Atlantide Atlanna (Nicole Kidman), frutto dell’unione di due diverse specie, Arthur è l’erede al trono di Atlantide e protettore degli oceani. Il suo fratellastro Omr (Patrick Wilson), prossimo Ocean Master, è deciso a dichiarare guerra al genere umano che, sempre più irrispettoso nei confronti del mare, merita di essere distrutto. Spetterà ad Arthur, metà umano e metà atlantideo, con l’aiuto di Mera (Amber Heard) e del suo maestro Wulko (Willem Dafoe), placare l’ira del fratellastro e mettere in salvo la superficie.

Ulteriore prova, in termini di blockbuster, per il regista James Wan che, dopo aver diretto il settimo capitolo della saga glutei e motori Fast & Furious, prende il timone di questo cinecomic per esplorare le profondità dell’oceano assieme al poco conosciuto personaggio fumettistico. Wan, incontrastato maestro dell’horror prestato al cinema muscolare, dirige un film che supera le due ore, ma che purtroppo al suo interno non sembra poter contenere l’adeguato sviluppo di tutti i personaggi che gravitano attorno al protagonista, caratterizzato da una massiccia dose di muscoli, ironia e da un abbigliamento biker.

Attraverso Arthur, lo spettatore percorre mondi distanti e tappe lontanissime, sfogliando un diario di bordo confusionario e per niente approfondito del quale, in più occasioni, non ne comprendiamo l’inserimento. Assolutamente coinvolgente dal punto di vista scenico e degli effetti visivi, il cinecomic si presenta, a tratti, a metà tra Star Wars e i precedenti film dei supereroi DC. Mera metafora sull’incontrastato e dannoso fenomeno dell’inquinamento marino, Aquaman sembra sterzare un po’ troppo sulla spettacolarità e l’azione a discapito del tema ambientalista e della narrazione, che pecca di un’assenza di continuità e di una eccessiva dose di entertainment.

Se si è alla ricerca di un film non troppo impegnato allora Aquaman è la soluzione al problema.  Peccato soltanto che i fan di Wan questa volta balzeranno sì dalla sedia, ma non certo per le intense emozioni.

 

Nico Parente

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