Cultura e spettacolo

Biennale di Venezia 2019

Sabato 26 ottobre abbiamo visitato la biennale di Venezia. La 58° esposizione internazionale d’arte si intitola May You Live In Interesting Times. E’ un’espressione della lingua inglese che evoca periodi di incertezza. Nonché crisi e disordini. Tempi quindi come quelli che stiamo vivendo.

Gli artisti della Biennale

Tempi che cambiano improvvisamente. Che ci rendono incerti. Quindi tutto quello che davamo per scontato non lo è più. Il tutto raccontato dalle opere degli artisti contemporanei provenienti da tutto il mondo. Opere allestite nelle meravigliose cornici dei Giardini e dell’Arsenale di Venezia.

Shilpa Gupta

L’installazione di Shilpa Gupta, artista indiana, è all’interno del padiglione centrale dei Giardini. Ed è un cancello che oscilla in continuazione sbattendo contro il muro. L’opera si concentra sull’esistenza fisica e ideologica dei confini. Nonché svelandone le funzioni arbitrarie e insieme repressive. La sua pratica attinge alle aree interstiziali tra Stato Nazione. Alle divisioni etnico religiose e alle strutture di sorveglianza. Nonché tra i concetti di legale e illegale, appartenenza e isolamento.

Nicole Eiseman e la Biennale

Le sculture di Nicole, artista francese, all’interno dell’Arsenale nella Biennale sono dei busti mostruosi, distorti, contorti, eviscerati e cancerogeni. Busti che rappresentano uomini malvagi, guidati da potere, ingordigia, avarizia, sete di sangue, che credono nel denaro e lo considerano un valore che schiaccia tutti gli altri.

Anica Yi

L’installazione di Anicka, artista coreana, è ispirata alle recenti ricerche in materia di biologizzazione della macchina. L’opera è un apparato sensoriale della macchina che stabilisce nuovi canali di comunicazione tra intelligenze artificiali e forme di vita organiche.

Martine Gutierrez

Le fotografie dell’artista americana raffiguranti la femmes fatales, intimidiscono con lo sguardo i loro soggetti. Quando non guardano incantate elementi esterni all’inquadratura e quindi incrociano gli occhi dell’osservatore. Il servizio di fotografie è stato prodotto dalla stessa artista, modella, stilista, fotografa, autrice e direttrice Martine Gutierrez, per una rivista patinata chiamata Indigenous Woman. I titoli delle fotografie quindi riprendono il numero delle pubblicazione originaria nonché attribuendo una sequenza e una serialità alle scene sontuose.

Questi sono solo alcuni degli artisti che ci hanno colpito maggiormente. Per scoprire gli altri dovrete visitare la biennale. Avete quindi tempo fino al 24 novembre 2019. Vi assicuriamo che sarà un risveglio emotivo e sensoriale del vostro animo.

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