Cultura e spettacolo

EUROPA e arte: dal mito agli anticorpi

“La pace mondiale non potrà essere salvaguardata se non con sforzi creativi, proporzionali ai pericoli che la minacciano… L’Europa non potrà farsi in una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto”. Incipit di una grande avventura, suggellata il 9 maggio del 1950, quando a Parigi, il Ministro degli Esteri francese Robert Schuman propose di creare una comunità che unisse l’industria del carbone e dell’acciaio. L’idea era di convertire a strumento di pace le materie prime che per lungo tempo erano state lo strumento del più devastante conflitto della storia con milioni di morti. Costituire interessi economici comuni, per i relatori era il presupposto di un luogo più unito. Il 9 maggio è quindi la giornata dell’Europa. Sono trascorsi 70 anni da allora, mai anniversario è stato così simbolico e struggente.

Europa e arte e i suoi 70 anni

L’Europa ha gli anticorpi per fronteggiare anche economicamente il grande nemico COVID-19? Indubbiamente un compleanno difficile. Detrattori, antagonisti, fautori della UE, tutti impegnati nel dibattito sul Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) e Quantitative Easing. La pandemia ha modificato anche le celebrazioni dell’8 maggio 1945, la capitolazione della Germania Nazista, che sancì la fine della Seconda guerra mondiale. 75 anni fa a Londra, Giorgio VI annunciò alla radio la fine delle ostilità. “Mai arrendersi, mai disperare” ha detto la Regina Elisabetta nel suo messaggio per questa giornata, sottolineando come il Coronavirus abbia colpito proprio la generazione che più ha contribuito nel mondo a ristabilire la pace combattendo contro quegli orrori.

Un salto nel passato

Fingiamo adesso che non ci sia più il virus e con una splendida macchina del tempo facciamo un viaggio senza transenne attraverso le immagini dell’Europa, quella mitologica che affascinò scrittori e artisti d’ogni tempo: Veronese, Tiziano, Tiepolo.

Europa e arte e poesia

Ovidio nelle Metamorfosi racconta meravigliosamente il mito d’Europa, figlia del Re di Tiro, città Fenicia. Zeus si innamora perdutamente di questa splendida fanciulla intenta a raccogliere fiori in riva al mare. Per possederla si trasforma in un toro bianco profumato di zafferano invitandola a salire sulla sua groppa. Europa affascinata dalla bellezza dell’animale acconsente. Il Toro velocemente rapisce la fanciulla e insieme attraversano il Mediterraneo sino a Creta. Il mare mediterraneo come scenario dell’impervia traversata. Europa, il continente più acquatico del mondo, con i suoi fiumi, le vie d’acqua, gli scambi commerciali, le contaminazioni tra paesi diversi. La migrazione tra Oriente ed Occidente. Europa mitologica: rapita con la forza o fanciulla consenziente? Ogni epoca ha dato una diversa interpretazione dell’episodio, dalle stupende tele dei grandi maestri alla moneta greca da 2 euro.

Inizia il viaggio

Paradossalmente il nostro viaggio virtuale inizia dove finisce l’Europa, dato che siamo “in terra di Brexit”. Dobbiamo infatti andare a Londra, Dulwich Picture Gallery, dove ci aspetta un meraviglioso Guido Reni “Europa e il Toro” prima metà del ‘600. Viaggio ancora più lungo per vedere uno stupefacente quanto drammatico Tiziano, il suo “Ratto di Europa” è a Boston, Isabella Stewart – Gardner Museum. Sempre con lo stesso tema, da non perdere e più accessibile, il dipinto di Antonio Bellucci a Ca’ Rezzonico, Museo del Settecento veneziano.

Europa e arte prima del blocco

Prima del lockdown sono riuscita a vedere la splendida mostra trevigiana Natura in Posa allestita al Museo di Santa Caterina. Mi ha colpito il secentesco “Allegoria dell’Europa” del pittore olandese Ferdinand van Kessel. L’immagine del Toro con le sue possenti corna è collegata allo spicchio della luna, non a caso l’animale identifica la costellazione che possiamo osservare agevolmente situata nell’emisfero boreale. È molto facile da individuare per la presenza brillante delle Pleiadi. Il più luminoso ammasso di stelle della volta celeste. Se il Toro è di facile individuazione, l’Europa non lo è. Celebre la battuta di Henry Kissinger: che numero si deve fare per chiamare l’Europa? Dopo molti anni, l’ex Segretario di Stato, ammise che la citazione non era sua, ma dato che era così bella perché smentirla?

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