Cultura e spettacolo

Festival della bellezza senza donne

A volte scrivo per divertimento,per piacere. Perché per me scrivere è un piacere, affina la mente, mi porta ad esplorare posti nuovi, come fossi in viaggio. Faccio la turista e mi godo il paesaggio, e ne esco sempre e comunque arricchita da nuovi punti di vista, scorci inediti di pensiero, posti mai visti che raccolgo dentro di me, nel mio bagaglio di esperienze. Altre volte invece scrivere è quasi un bisogno fisico, i pensieri si affollano in testa e mi arrivano dritti al cuore,io devo scrivere, con l’ardore di chi sente una passione divampare e non può stare ferma, tacere. È il caso di questa mia riflessione, che prima di essere messa nero su bianco, ha sobbolito nella mia testa e nel mio cuore fino ad esplodere. Ci sono delle cose su cui mi è impossibile tacere e non scrivere. Come nel caso del Festival della Bellezza.

Festival della bellezza senza donne?

Leggevo il post di un’amica sulla sua bacheca facebook, una psicoterapeuta una donna che stimo. Il post in questione parlava di un Festival in attivo a Verona dal 28 agosto fino al 19 settembre, un festival sulla Bellezza e sull’Eros, dove tutti i relatori sono uomini.Certo uomini di un certo peso sociale, scrittori, terapueti e diciamocelo sicuramente ottimi oratori. Galimberti, Recalcati, Cacciari, Barricco,Mogol. Questi sono alcuni dei personaggi degni di nota che parteciperanno. Leggevo il post di questa mia amica e anche le sue riflessioni lecite, ovvero l’esclusione totale di donne, di relatrici che potessero dare il loro personale contributo sull’argomento. Donne che come gli uomini potessero parlare di sessualità, di bellezza. Uno scontro dialettico che fra le parti, maschile e femminile  potesse risultare così più ricco, sostanzioso, edificante.In questo festival invece non c’è voce femminile ma forse, molto probabilmente ci saranno uomini che parleranno di donne, della loro sessualità, della loro bellezza, magari anche del loro valore. 

Le polemiche al festival della bellezza

Già. Allora ho cercato un contatto con lei e le ho chiesto, “Ma come facciamo noi donne a smetterla di farci raccontare dagli uomini?” Lei mi ha risposto. “Smettendola di stare zitte”. Care donne, sono secoli che stiamo zitte. Mi ha riportato indietro, alla mia tesi di laurea quando ho portato la prima biografia di una donna scritta per mano del fratello. La donna in questione era una santa, il fratello anche. Parlo di Santa Macrina IV d. C., il fratello Gregorio di Nissa parla della sorella elogiando la sua non corporeità, la sua totale adesione alla rinuncia alla femminilità che dovrebbe elevarla dalla sua condizione di inferiorità naturale, il suo essere donna. Sessualmente desiderabile,quindi peccaminosa. Essere sensibile, vulnerabile, quindi da educare al modello di uomo forte, privo di emozionalità, lontano da quella Affettività tipica, appunto delle donne. La donna angelicata che rinuncia a sé stessa e al proprio corpo intraprende in epoca cristiana un percorso ascetico e soteriologico culminate in una realizzazione spirituale che trascende la realtà sensibile, quindi il corpo e il suo stesso genere. 

La risposta maschile al Festival della bellezza

E anche la cultura pagana da Aristotele a Seneca non risparmia la donna che per emanciparsi dalla sua condizione di partenza, inferiore, deve necessariamente aderire al modello di mulier virilis che rinuncia alla sua femminilità.  Voi allora direte, sono passati secoli. Le cose non sono più così. Già. Ma ad un festival della bellezza e dell’Eros nel 2020 non c’è una relatrice femminile. Poi succede che pochi giorni fa, un ragazzo, Willy, viene brutalmente ucciso da due ragazzi che in quel momento, per arrivare ad ammazzare un altro essere umano,non devono aver provato neppure un briciolo di empatia, sensibilità, dolore, il dolore dell’altro. 

La critica

Sono secoli che noi donne stiamo zitte. Secoli che dobbiamo farci forza, nel silenzio, rinnegando e rinnegandoci vulnerabilità, lacrime, emozioni, sentimenti. E questi sono gli uomini che cresciamo, ragazzini che diventano capaci di uccidere con le proprie mani il più debole, fragile. L’altro. L’alterità in cui non si specchiano, non vedono, non percepiscono. Non sentono.  Personaggi illustri che magari attraverso Lacan, e io non ho nulla contro Lacan parliamoci chiaro, pretendono di raccontare di noi donne. Comunque voi provate a leggere Lacan e capirete lo sforzo interpretativo che bisogna fare.

La minorenne al Festival

Io non voglio stare zitta e questo articolo mi viene dal cuore, dalla mia emotività, raccogliendo il mio diritto alla parola.Perché si sono arrabbiata ma ho anche la volontà, la testardaggine di voler cercare una via d’uscita. Un varco. Sono secoli che noi donne stiamo zitte ma abbiamo anche parlato, abbiamo dato voce ad arte, letteratura, scienza, bellezza, eros. E a quel festival dovevamo esserci a raccontare le nostre battaglie, la nostra guerra, le nostre vittorie.  Io vi voglio e mi voglio libera, capace di amare, con il diritto di sbagliare ma sopratutto con la possibilità di avere un confronto, un dialogo e quindi una prospettiva, la luce di un obbiettivo che ci aiuti al cambiamento.  Lasciamo stare le categorizzazioni di genere, le parole come femminismo, maschilismo. Riconosciamoci nella differenza, creiamo ponti ma soprattutto prospettive,migliori per tutti noi.

Martina Strazzabosco
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