Cultura e spettacolo

Fu Venezia a inventare il Green pass

Il Green pass introdotto da Draghi e dall’Ue che fa imbestialire bar e ristoranti e scatena le rivolte di piazza dei “No vax”? L’hanno inventato i medici del Bo di Padova su richiesta dei dogi della Serenissima, per combattere le ondate di peste che nel 1347, 1575 e 1630 devastarono Venezia. L’ultimo “gran contagio” provocò la morte di 50 mila dei 140 mila abitanti e per combatterlo non c’era che una soluzione: uscire dalla laguna con la “fede di sanità” o con il “passaporto sanitario” poi esteso a tutt’Europa dal 1700.

I padri della medicina

I libri di Vesalio, Morgagni e Fabrizio d’Acquapendente, fondatori della scuola di medicina a Padova e stampati da Aldo Manuzio a Venezia, sono oggi vilipesi dalle fake news dei social, con gli insulti che alimentano un clima d’odio. La protesta è cavalcata da una esigua minoranza, con idee che fanno a pugni con la scienza che si basa su dati oggettivi e non sulle interpretazioni. Come ha ricordato il ministro Speranza nell’ultimo question time al Senato, 41 milioni di italiani hanno scaricato sui loro cellulari le app Immuni e Io per registrare le dosi di vaccino e anche i tamponi. Le difficoltà sono legate ai ritardi del ministero della Salute nella trasmissione del codice e alle modalità di inserimento dei dati. Ma dal 6 agosto senza Green pass sarà difficile cenare al chiuso in un ristorante e andare in palestra. Tutti problemi che quattro secoli fa non esistevano: allora bastava un foglietto di carta. Chissà mai se Matteo Salvini e Giorgia Meloni troveranno il tempo di mettere piede all’ospedale San Giovanni e Paolo a Venezia per visitare la mostra sulle pandemie aperta fino a settembre, che racconta il ruolo della Serenissima per isolare la peste, il tifo, la scabbia e il colera.

La fede di sanità

Nei pannelli si spiega cos’era la “Fede di sanità”, un documento rilasciato dalle autorità mediche locali a chi si metteva in viaggio con le navi via mare o lungo le strade della penisola, dilaniata dalle guerre tra duchi, principi e re di Francia e Spagna. La “fede” era un foglietto molto piccolo e per evitare falsificazioni la si sottoponeva a controlli burocratici molto rigidi. Dagli archivi emerge un documento del novembre 1707 rilasciato dal magistrato alla Sanità di Ravenna, in cui si attesta che “in questa città, per grazia di Dio, si vive senza sospetto di alcun male contagioso e si può fare libera pratica in ciascun luogo. In fede…”.Nella mostra nel chiostro del San Giovanni e Paolo a Venezia, compare l’attestazione rilasciata a Lubiana, il 14 dicembre 1718, a Giosepho Seraphin e alla sua mandria di 88 manzi ungheresi e 7 “triber” (vitelli?). Visto e ammesso in Gorizia”.

La patente di sanità

In bella mostra compaiono poi le “patenti di sanità” rilasciate solo da un’autorità del porto: le ha inventate Venezia ma sono state introdotte a Ravenna, Trieste, Napoli, Barcellona e Amsterdam. A Napoli il 5 luglio 1787 viene rilasciata la patente a “padron Felice Mizzi che al comando della paranza il Crocifisso salpa per Civitavecchia con 7 persone di equipaggio e 5 passeggeri”. Tutti sani. Ad Amsterdam, il 23 gennaio 1723, la fede di sanità è rilasciata in latino per il trasporto delle merci e per evitare contraffazioni si precisa che è stata disinfettata alla fiamma con il bollo a secco apposto a Bolzano il 20 febbraio.

La quarantena

La patente è un autentico capolavoro di burocrazia perché imponeva il censimento di tutti i beni trasportati da consegnare al console della Serenissima al momento dell’attracco in porto. Insomma, si compilava una sorta di inventario patrimoniale minuzioso sia all’arrivo che alla partenza, per evitare indebiti arricchimenti dei funzionari della repubblica veneta. E la quarantena, tanto odiata oggi dai positivi asintomatici di Covid che scappano di casa? Era sempre obbligatoria quando la nave veniva attaccata dai pirati. Nessuna via di scampo. Si finiva lontani da San Marco e dall’Arsenale.

Ultimo flash

Il console di Corfù il 7 luglio 1828 certifica che “padron Angelo Calendi al comando del “Leonida” si accinge a partire per Barletta. E può solcare il mare e attraccare in tutti i porti con il suo carico perché l’equipaggio e i passeggeri sono immuni da malattie infettive”. Oggi si fa il tampone rapido prima di salire in aereo per le vacanze: la scienza ha fatto passi clamorosi ma la regola resta la stessa. Senza Gren pass non si viaggia.

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