Cultura e spettacolo

Gala d’inizio settembre

Non solo regata storica a Venezia domenica 2 settembre. Il Teatro La Fenice ospita un applauditissimo Gala lirico, protagonisti l’Orchestra diretta dal maestro Sesto Quatrini e tre artisti noti nel panorama italiano e non solo: il tenore Stefan Pop, il baritono Markus Werba e il soprano Gilda Fiume che sostituisce la prevista Lisette Oropesa.

Il programma celebra il melodramma italiano e l’arte magistrale di Mozart tramite scelte tutto sommato non così scontate o troppo nazional-popolari. Apre la serata la Sinfonia da L’italiana in Algeri, titolo inserito nella stagione lirica 2018/2019.

Quatrini ne dà un taglio troppo generico, propendendo per una lettura anodina piuttosto che per una ricercata e sottile ironia. Pop, già raffinato Pollione nella storica Norma dello scorso maggio, affronta con fraseggio accurato e indomito sprezzo gli impervi estratti dal Rigoletto “Questa o quella per me pari sono” e “Parmi veder le lagrime…Possente amor mi chiama”, con quella baldanza che ben si addice al Duca di Mantova.

“Una furtiva lagrima” dall’Elisir donizettiano, triste chant d’amour finemente cesellato, gli riserva accorate dimostrazioni di consenso. Duetta con Werba in “E’ lui!…desso..l’infante” dal Don Carlo, pagina impegnativa risolta da entrambi a pieni voti.

Werba esordisce con la paternalistica “Di Provenza il mare, il suol”, crea un siparietto malandrino tra lui e il pubblico durante la divertita “Ein Mädchen oder Weibchen” dalla Zauberflöte e si abbandona ai languori più artefatti della serenata “Deh vieni alla finestra” dal Don Giovanni.

Gilda Fiume vanta un’apprezzabile esperienza in ruoli di coloratura e si conferma degna interprete di tale repertorio. “Caro nome” è resa con sognante trascendenza, ma vigile e correttissima nelle agilità finali. Chiude il gala con la scena della pazzia dalla Lucia di Lammermoor, cavallo di battaglia dei più famosi soprani. Perfetti il cantabile e il tempo di mezzo, in ottima sintonia col flauto solista, ricco di cadenze trasognanti e ben eseguite. Più legnosa la cabaletta, circostanza forse imputabile al pubblico non esperto che, pensando l’aria fosse terminata prima di “Spargi d’amaro pianto”, le tributa un lungo applauso, interrotto solo dall’intervento del maestro Quatrini.

La Barcarolle dai Contes d’Hoffmann senza canto perde completamente fascino rispetto alla versione originale. Vista la mancanza del coro, impegnato alla Konzerthaus di Berlino nel Requiem di Verdi, si poteva optare per una pagina puramente strumentale, un intermezzo o un ballabile ad esempio.

L’Orchestra, in grande spolvero, segue diligentemente le indicazioni di Quatrini, giovane talentuoso che può certamente crescere affinando certe piacevoli intuizioni.

Come bis,  il prevedibile Libiamo ne’ lieti calici, cantato solo da Pop e Fiume. Sarebbe stato meglio includere anche Werba, magari col finale primo dal Trovatore, giusto per rimanere in terre italiane.

Luca Benvenuti

Crediti Michele Crosera

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