Cultura e spettacolo

Ho perso il filo

Capita, nella vita di un attore o di un attrice, di chiedersi se non sia giunto il momento di provarsi in qualcosa di diverso dal solito repertorio. A quanto ci dice Angela Finocchiaro, Ho perso il filo nasce dalla voglia di cambiare, piccata che i figli le facciano notare la reiterazione al cinema dello stesso personaggio.

Per due sere al Teatro Toniolo sarà Teseo. Consegnerà alla platea il mitico filo d’Arianna, ma una volta entrata nel labirinto per combattere il terribile Minotauro, Angela-Teseo constaterà che niente va come previsto. Strane creature, un misto di acrobati, danzatori e spiriti dispettosi, la circondano e la disarmano, tagliando il filo che le assicurava la via del ritorno. Disorientata, impaurita, Angela si ritrova a interagire con un muro parlante irriverente e un geo-localizzatore dispettoso. Non è solo un labirinto di ombre e sofferenze, simbolo di nascita-morte-resurrezione, bensì un luogo dove il personaggio affronta le “prove” della vita, ritornando bambina, madre, attrice, fino a scomodare il mitico eroe, sceso a spronarla all’azione nel combattere le paure del mondo di oggi.

Nel labirinto della modernità

Ho perso il filo è un monologo con inserti danzati. Il testo di Walter Fontana, su soggetto dello stesso Fontana, di Finocchiaro e di Cristina Pezzoli, ha punte comiche innovative ma anche momenti in cui la tensione cede troppo, non riuscendo a evitare certe banalità prevedibili.

La regia di Cristina Pezzoli non aggiunge altro al testo di Fontana e si adegua al ritmo apparentemente frenetico della trama. L’impressione è che alcuni comici quando sono diretti da un regista si trovino imbrigliati da indicazioni che non sempre sembrano condividere con conseguente perdita di spontaneità. In questo caso si sente la mancanza di una spalla, circostanza ideale che permetterebbe a Finocchiaro di dare il meglio di sé. Già viste le scene di Giacomo Andrico, un alternarsi di fondali a fili tripolina su cui vengono proiettate le risposte del muro parlante. Funzionali le luci di Valerio Alfieri e i costumi di Manuela Stucchi.

Fondamentali all’azione le Creature del Labirinto, i danzatori Giacomo Buffoni, Fabio Labianca, Alessandro La Rosa, Antonio Lollo, Filippo Pieroni e Alessio Spirito, che si cimentano nelle impegnative coreografie di Hervè Koubi, un mix di free style e danza moderna. Possenti nei loro fisici scolpiti dalla disciplina, le Creature diventano protagonisti stessi dei racconti di Angela-Teseo.

 Successo di pubblico alla recita del 15 marzo.

Luca Benvenuti

Foto contributo.Crediti Paolo Galletta

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