Cultura e spettacolo

Il femminile che salva

In questo momento storico di cambiamenti sociali e culturali,dove bisogna reinventarsi e ritrovarsi,dove ci chiedono efficienza e produttività, dove non si può cadare e bisogna stare bene o un gran bene a seconda, c’è un femminile che culturalmente è oberato dalla responsabilità di dover stare in piedi ed essere un collante per ricomporre,riesumare un maschile che è impegnato culturalmente a fare altro.

Altro

E in questa frustrazione, dove spesso e volentieri giustifico una società patriarcale, dove la voce di nonna mi risuona in testa con le parole “una donna fa è disfa una famiglia”, io mi stanco. E mentre cerco di occuparmi di tutto, come mi hanno insegnato da piccola, perdo pezzi di me per strada. Parti di me che si infilano nelle tasche di mio figlio, nel disordine che non è mai ordine dentro casa, nell’acqua dei piatti ancora da lavare, nell’arrivare in tempo. Con l’ansia che ce la farò anche questa volta e sarà tutto a posto.

E Non è a posto un bel niente

Perché in questo momento,uomini cari, ora più che mai, sono le donne che si scompongono e ricompongono per essere mamme, compagne, lavoratrici. In assenza di uno Stato che se ne occupi, con la mancanza, l’amputazione di un maschile che culturalmente è impegnato a fare Altro.

L’incognita

L’Altro, la grande incognita che si mantiene a distanza di sicurezza.
Per non contaminarsi. E oggi più che mai da donna mi sento emotivamente vicina ad altre donne e nello stesso tempo, a volte, incompresa dalla richiesta sociale e culturale di una donna che si dimentichi di essere donna. Che si dimentichi, che una donna non è solo colei che accoglie e contiene.

La donna

Non è un contenitore.

Non è di plastica.

Che vogliamo riposare, che vogliamo uno Stato che ci faccia stare serene invece di allarmarci sulla grande pericolosa prospettiva che potremmo non stare bene.

Che saremo sole.

Che non ci saremo più.

Che vogliamo un maschile che prenda coscienza, che si avvicini,
che non rabbrividisca davanti all’eventuale prospettiva di sentirsi fragile.

Che si può essere fragili in due,
per farci forza.

Martina Strazzabosco
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