Cultura e spettacolo

La battaglia di Magenta

In questo appuntamento, il Comitato Soldati Dimenticati, racconta un episodio della Battaglia di Magenta che ebbe protagonista il Reggimento n.45 Sigismund dell’esercito Austriaco composto da soldati Veneti reclutati tra Verona, Vicenza e Rovigo, contrapposto all’esercito Francese alleato del Piemonte.

La storia della battaglia di Magenta

Nel 1859, nella seconda guerra di Indipendenza, alcuni reggimenti dell’esercito Austriaco che combatterono i Franco Piemontesi, erano composti da Soldati Veneti. E proprio a Magenta (4 giugno 1859) i soldati Imperiali Veneti ebbero modo di mostrare tutto il loro valore nella Battaglia del Ponte Vecchio.  Lì fu schierato l’intero 45° Rgt. (detto dei Veronesi) con i suoi 3 battaglioni.   Fu proprio il loro Comandante , sicuro del valore e della fedeltà dei suoi soldati, a chiedere che il reggimento Veneto fosse schierato. A quella data, l’Esercito Austriaco era già in difficoltà e Magenta era una tappa della loro “momentanea” ritirata. Il Ponte Vecchio fu affidato loro come postazione strategica di difesa.

Naturalmente non erano i soli, in quanto facevano parte di uno schieramento Imperiale molto più ampio comprendente  reparti di diverse etnie Imperiali.   Il Ponte Vecchio cade in mano Francese, ma nel corso di quella giornata, seguiranno tre cariche alla baionetta che vedono protagonisti i  Veneti del 45°.  Per le modalità, le circostanze, la ferocia dei combattimenti e per il modo in cui si sono svolte ed il loro incredibile epilogo, queste 3 memorabili cariche alla baionetta dei Veneti, a diritto entrano (dovrebbero entrare) nei racconti delle storie militari epiche a simbolo del coraggio e dello spirito combattivo dei  soldati Veneti in quel 1859.

Le premesse della battaglia di Magenta

Prima di entrare nei dettagli della battaglia per il Ponte Vecchio a Magenta del 4 giugno 1859, che vide protagonisti i soldati Imperiali Veneti del Reggimento n.45 è necessario fare delle premesse: I soldati Veneti  d’Austria erano principalmente contadini di origine.  Non avevano il culto per la patria e non erano soldati di professione. L’ultima vera guerra era stata combattuta nel 1849. Questo significa che nessun soldato Veneto aveva esperienza di combattimenti fino a quell’estate del 1859. Anzi, per quasi tutti , l’inferno di Magenta coincideva con il battesimo del fuoco. Eppure, quei soldati furono capaci di quelle famose 3 memorabili, incredibili cariche alla baionetta di cui racconteremo.

Chi erano i nemici ? Semplicisticamente si legge che i nemici erano francesi. Ebbene, i nostri si trovarono contro nemici al di fuori del comune in quanto molti di quei francesi erano in realtà soldati nordafricani, provenienti dalle colonie , Tunisini ad esempio, inquadrati nell’esercito francese. Erano soldati con una carica aggressiva inusuale, oltremodo spietati e coraggiosi. Al termine delle battaglie ci sono racconti sulle condizioni orribili dei corpi dei soldati Imperiali caduti per mani di questi particolari “francesi”. Corpi dilaniati da molteplici baionettate e sciabolate dimostravano un accanimento spietato. L’idea di combattere corpo a corpo contro di loro doveva sicuramente spaventare i nostri e non solo.

La battaglia al Ponte Vecchio

Alla vigilia della guerra del 1859, il comando Imperiale Austriaco invia in Veneto il 45° reggimento dei” Veronesi” per la fiducia riposta proprio nei soldati Veneti in quella guerra contro i Franco Piemontesi. Fino a Magenta (4 giugno ) i nostri soldati non erano stati impiegati. Il loro battesimo del fuoco avviene proprio in una battaglia furiosa e drammaticamente impegnativa considerato il valore del nemico da affrontare. Lo scontro al ponte Vecchio di Magenta a metà mattinata è a vantaggio dei Francesi che lo conquistano e subito prendono posizione al di là del Ticino. Per non essere aggirati, i battaglioni 1 e 2 del 45° devono ripiegare e porsi in difensiva.

Ma il Maggiore Kintzl che comandava anche i nostri Soldati, per impedire che i francesi consolidassero la loro posizione al di qua del Ticino ordinò al 1° e 2° battaglione di attaccare i Francesi per riconquistare il ponte cosa che avvenne grazie alla rapidità e la forza dell’attacco dei Veneti. La forza d’urto fu tale che i francesi sloggiarono dal ponte e anche dalle case retrostanti. Permettendo all’avanguardia Austriaca di riprendere posizione. La scelta di mandare all’attacco i Veneti dovuta anche per la loro ancora buona freschezza essendo al loro primo vero scontro.

E qui devo attirare l’attenzione del lettore proprio sul fatto che dei militari al loro primo vero combattimento alla baionetta abbiamo conseguito un simile successo, pur momentaneo. In seguito, grazie al continuo cospicuo afflusso di francesi di rinforzo, le truppe di Napoleone III riconquistarono per la seconda volta il Ponte Vecchio costringendo gli Imperiali a retrocedere, ma solo provvisoriamente. Infatti il maggiore Kintzl ordinò un nuovo attacco incaricando però la brigata Hartig, Austriaca (e non i Veneti che approfittarono per riprendere il fiato).   

Il Ponte Vecchio nella battaglia di Magenta

La superiorità numerica dei Francesi era però preponderante, con l’afflusso continuo di truppe fresche e fu così che i Veneti dovettero lasciare definitivamente le linee conquistate. Qui avvenne il miracolo! I fanti del 45° Rgt., nel ritirarsi  questa volta sbandarono, rompendo le fila. E’ una cosa pericolosissima perchè se i soldati sbandano non sentono più gli ordini. E rischiano la confusione, quindi la morte o la cattura. I sottufficiali iniziano ad urlare per ricompattare le fila. Immaginate la scena, il caos e gli ordini urlati sicuramente in Veneto, bestemmie, urla ed incitamenti per riportare ordine tra i soldati.

Incredibilmente, i nostri si ricompongono e qui accade il miracolo! Infatti, i Francesi non procedono all’inseguimento e si arrestano! In seguito si venne a sapere che gli ufficiali francesi, vedendo le linee imperiali nuovamente compatte, pensarono a rinforzi. Pensarono di non avere corrette informazioni sul reale numero dei soldati Austriaci e preferirono fermarsi non capendo di avere di fronte gli stessi, stanchissimi e stremati soldati che hanno combattuto per tutto il giorno! Ciò permise una più ordinata ritirata delle truppe imperiali. Ed il merito, come venne riconosciuto, fu dei soldati del Reggimento n.45, dei Veronesi!

Le conclusioni e le onoreficenze

Al termine della furiosa battaglia di Magenta, i Veneti del 45° contarono ben 43 caduti e 279 feriti. Il 26 giugno 1859 i reparti si trovarono a San Vito Di Legnago (VR) per la consegna delle decorazioni per i militi che si erano distinti nella sanguinosa giornata di Magenta. Questa la motivazione ufficiale: “É giusto segnalare che, a Ponte Vecchio di Magenta, il Reggimento rimase a combattere da solo per molto tempo, resistendo a forze preponderanti del nemico (una parte delle Brigate francesi Wimpffen, Cler e Picard, approssimativamente da 6 a 7 Battaglioni) facendogli credere, per ammissione stessa delle proprie fonti, di avere a che fare con forze a lui molto superiori”

Medaglia d’argento al valore di 1° classe

Maresciallo Tegolin Pietro

Maresciallo Temporin Pietro

Sergente Colombo Carlo

Caporalmaggiore Dal Medico Giovanni

Soldati:

Bettoli Francesco

Bonafin Antonio

Dallanogara Luigi

Faustinelli Pietro

Ferrante Giovanni

Medaglia d’argento al valore di 2a classe:

Portabandiera Battistoni Giovanni

Sergenti:

Calzavacca Giovanni

Cindric Giuseppe

Paroli Giovanni

Sicchiero Abele

Zaglio Vincenzo

Caporalmaggiori:

Barbieri Antonio

Donà Gaetano

Drera Pietro

Guaida Cesare

Invirto Antonio

Tamburini

Molteni Orlando

Ascari Giorgio

Campagnari Michele

Trombettiere Mischiari Tommaso

Caporale Fioresi Ludovico

Caporale Ragazzi Luigi

Granatiere Marcomini Michele

Soldati:

Ceriani Luigi

Dal Maestro Marco

Gavioli Pietro

Ghidoni Giuseppe

Giacomo Giardini

Piccoli Emilio

Siviero Giovanni

Michele Bison. Soldati dimenticati. “I Veneti nell’esercito Austriaco dal 1814 al 1866”

       

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