Cultura e spettacolo

Le piccole gonne di Fullin

Dopo La Divina nel marzo 2017, Alessandro Fullin torna il 21 dicembre al Teatro Toniolo di Mestre per la rassegna Io sono comico. Si ride con Piccole gonne ovvero infeltrimento teatrale di un classico della letteratura americana, rilettura tagliente e ironica di Little Women di Louise M. Alcott.

Specchio fedele del’ingenuo sentimentalismo che anima l’America puritana di metà Ottocento, Little Women racconta gli sforzi di Mrs. March per sistemare le figlie Mag, Jo, Amy e Beth con matrimoni all’altezza delle sue aspettative. Nessuna di loro ha molto da offrire, malgrado le sopravvalutate velleità artistiche. L’intraprendente matriarca, nonostante le mille difficoltà, accaserà ognuna delle sue protette, grazie anche all’aiuto dell’avara zia March.

Divertente parodia di un classico americano

Piccole gonne, realizzato con la compagnia Nuove Forme e al terzo anno di repliche ininterrotte, vede impegnato Alessandro Fullin come regista e nel ruolo di Mrs. March, madre apprensiva, ma fervente american dreamer, invero stufa di avere tra i piedi una prole poco femminile e inetta. Fullin sfronda la storia del côté mieloso, vi aggiunge dell’humor sagace e sceglie quattro attori en travesti, i bravissimi Sergio Cavallaro, Simone Faraon, Mario Contenti e Ivan Fornaro. Paolo Mazzini è il solo a interpretare i ruoli maschili di John, Lauri Lawrence e Professor Baher, mentre l’unica donna, nei panni della parente poco augurabile zia March, è Tiziana Catalano.

Tra tradizione elisabettiana di soli uomini e grande teatro alla Paolo Poli, Fullin confeziona un prodotto interessante. La regia punta su una frivola dinamicità che non dà tregua allo spettatore, ricca di freddure e battute folgoranti, date al pubblico con quell’ironica lapidarietà che contraddistingue Fullin. La Jo di Simone Faraon si fa apprezzare come la migliore tra le quattro sorelle, confusa com’è tra identità e desiderio. La scena è fissa, un albero di Natale, un ritratto di Obama e quattro poltroncine rosa, in un deplacement temporale assai funzionale al lavoro di Fullin. Le quattro ragazzacce passano infatti dall’atteggiamento puritano del XIX secolo a quello più emancipato dei nostri tempi. I costumi di Monica Cafiero sono di semplice tessuto bianco a quadretti colorati, in memoria delle origini modeste della famiglia March.

Pur apprezzando la bizzarria della rivisitazione, si nota un certo squilibrio tra i due atti. Se nel primo l’azione scorre velocissima, grazie anche all’ottima tenuta dei tempi comici, nel secondo tutto si conclude precipitosamente con un lieve calo di ritmo. Le coreografie di Sergio Cavallaro, irresistibile quella su Ay cosita linda cantata da Orietta Berti, risultano meno coese col recitato rispetto a La Divina che rimane il più completo ed equilibrato tra i due spettacoli visti. Al di là di queste impressioni soggettive, rimangono comunque ottanta minuti di puro divertimento, mai volgare, sempre originale e spensierato.

Teatro affollato, risate a profusione e consensi calorosi per tutti.

Luca Benvenuti

Tag
Mostra altro

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button
Close
Close