Cultura e spettacolo

Le sorelle Bizjak al Bru Zane

Martedì 16 ottobre il Palazzetto Bru Zane propone una serata preziosa all’interno del festival Jacques Offenbach e la Parigi della musica leggera. Le sorelle Lidija e Sanja Bizjak affrontano fantasie a quattro mani. Nel corso del XIX secolo il pianoforte svolgeva un ruolo fondamentale in termini di fruizione e diffusione del melodramma nella società borghese. Romanze, valzer, marce e arie d’opera venivano infatti suonate nei salotti, occasione non solo di ascolto, ma a volte anche di danza divertita.

Trascrizioni di grandi capolavori

Aprono la serata i Souvenirs de Bayreuth di Gabriel Fauré e André Messager, cinque pezzi in forma di quadriglia su temi dal Ring wagneriano. “Hoiotoho” e la Walkürenritt assumono tratti quasi comici, senza tralasciare, come scrive François-René Tranchefort, quel palese gusto per la “parodie facétieuse et pleine de truculente” così evidente nell’Été. Inevitabile l’accostamento ai Souvenirs de Munich di Emmanuel Chabrier, datati 1886, ma pubblicati solo nel 1911. Anch’essa fantaisie en forme de quadrille su temi del Tristan und Isolde, è pervasa da un maggior sarcasmo.

Segue la Fantaisie sull’operetta Véronique di Messager. La compose Jeanne Leleu, pianista che nel 1910 eseguì assieme a Geneviève Durony Ma Mère l’Oye di Ravel, il quale rimase così impressionato da dedicarle nel 1913 il Prelude a Mademoiselle Jeanne Leleu. Il Valse n. 2 di Messager, simile per certi versi alla scrittura di Reynaldo Hahn, si apre e si chiude con toni suadenti, ma si caratterizza per uno sviluppo che nella riduzione a quattro mani appare più tormentato rispetto a come appare nel balletto Les Deux Pigeons.

Le tre fantasie da Offenbach sono le più attese del programma. La Quadrille sur La Belle Hélène del marchese Eugène-Marie-Joseph de Thuisy contiene temi celebri come il couplets di Oreste, il finale primo, “Au mont Ida” e il couplets dei re. La Fantaisie sur Orphéè aux Enfers di Hector Ollivier culmina ovviamente nel celebre can can. La Suite n. 2 sur Les Contes d’Hoffmann di Renaud de Vilbac impegna gli interpreti in un vero tour de force. Vilbac, oltre a produrre musica per organo e per la didattica, fu prolifico trascrittore di Offenbach, oltre a comporre potpourri da opere di Bellini, Delibes, Audran.

L’atmosfera torna più composta con Les Gitanos, valse espagnole di Mel Bonis. LAragonaise-Valse sur Fanfreluche di Olivier Métra, dall’opéra-comique Fanfreluche di Gaston Serpette, rielabora il couplet di Brezette “Faut il que ton coeur se taise” che echeggia la canzone popolare russa “Oci ciorne”. Le sorelle Bizjak lo bissano in omaggio alla loro terra d’origine.

Lidija trionfa nei virtuosismi e con verve pirotecnica trasforma il pianoforte in un cannone di note. Sanja è più per le tinte sfumate, per gli accenti riflessivi e d’ampio respiro, possedendo comunque anch’essa una tecnica saldissima. Unendo i loro diversi approcci allo strumento, le sorelle Bizjak dimostrano ottima coordinazione, versatilità nello scambio delle parti e controllo perfetto del tocco.

Sala al completo e pubblico entusiasta.

Crediti Palazzetto Bru Zane-Rocco Grandese

Luca Benvenuti

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