Cultura e spettacolo

Leonardo allievo di Verrocchio

Il 2019 è l’anno delle celebrazioni per i 500 anni dalla morte di Leonardo Da Vinci, avvenuta il 2 maggio 1519 ad Amboise mentre era ospite del re di Francia Francesco I.

L’Omaggio a Leonardo

Il mondo ancora si interroga su bellezze e misteri del suo talento e mentre Mattarella e Macron lo omaggiano ad Amboise, il conduttore Julian Bugier, su France 2 fa un lancio al servizio che non passa inosservato: definisce Leonardo “un genio francese”.

La smentita

Nel frattempo, arrivano anche le smentite su un prestito che il Louvre dava per assodato: quello dell’Uomo Vitruviano. Pare che non si muoverà dalle Gallerie dell’Accademia di Venezia.

A rinvigorire gli appassionati di enigmi storici, giunge la notizia che La Gioconda sarebbe un falso dipinto da un allievo. Nella frenesia di celebrazioni aggiungiamo senza paura di uscire dal tema, anche gli ottant’anni di Batman. Bob Kane il suo creatore, confessò di essersi ispirato ai disegni di Leonardo e alle sue ricerche di aereodinamica sul volo per realizzare il mitico uomo pipistrello.

Il Maestro

Leonardo era uno straordinario disegnatore, come il suo maestro: Verrocchio.

Insieme si sfidavano per vedere chi fosse il più abile nel catturare l’effetto della luce sui panni, simulato con stoffe bagnate plasmate su manichini.

È quindi indispensabile per capire il carattere e l’originalità del genio toscano, andare a Firenze a vedere la mostra di Palazzo Strozzi: VERROCCHIO IL MAESTRO DI LEONARDO, evento di punta delle celebrazioni leonardesche.

L’esposizione del maestro di Leonardo

La splendida esposizione indaga sulla vita e l’arte di chi ha plasmato la città di Lorenzo il Magnifico. Orafo, scultore, abile disegnatore e pittore, Andrea del Verrocchio lascia un’eredità sconfinata che giunge sino a Michelangelo e Raffaello. Nella sua bottega apprendono Perugino, Ghirlandaio, Botticelli e Leonardo, che da lui acquisisce la tecnica della sperimentazione.

Verrocchio e Venezia

La storia di Verrocchio è anche la storia di Venezia. Non tutti sanno che l’artista muore proprio nella città lagunare nel 1488, poco più che cinquantenne. Giunge in città due anni prima per realizzare una delle opere equestri più celebri e conosciute, il monumento a Bartolomeo Colleoni. Si trasferisce a Venezia per dare inizio alla fusione in bronzo e soccombe, secondo il Vasari, proprio a causa di questo faticoso impegno. “Essendosi riscaldato e raffreddato nel gettarlo (il modello in bronzo), si morì in pochi giorni”.

Colleoni

Anche la vita di Colleoni, definito l’invincibile, è romanzesca. Grande capitano di ventura, sperimenta un nuovo tipo di approccio strategico, riuscendo a portare la flotta della Serenissima, da Venezia direttamente sul lago di Garda.

L’impresa

Impresa epica, con galeoni e galere, risale l’Adige, trasportando poi le imbarcazioni via terra fra i monti con delle carrucole e funi trainate da 2000 buoi, fino a raggiungere Torbole.

Nominato supremo generale dell’armata veneziana, lascia alla città numerosi immobili e 300.000 ducati in cambio di una statua in sua memoria. La vuole davanti a San Marco, una richiesta irricevibile. Tuttavia, la Serenissima dice di sì e, con luciferina furbizia, colloca la statua davanti alla Scuola Grande di San Marco. Dato lo splendore del luogo, indubbiamente anche l’Invincibile oggi ne sarebbe orgoglioso.

Firenze tra Verrocchio e Leonardo

Tornando a Firenze, la mostra sul Verrocchio si avvale di prestiti eccezionali dai più grandi musei del mondo: Madonna col Bambino del Victoria and Albert Museum di Londra, attribuita recentemente a Leonardo e sua unica scultura esistente, Madonna col Bambino e due angeli e L’Arcangelo Raffaele e Tobiolo della National Gallery.

Le opere

Dalla Gemäldegalerie di Berlino arriva un’altra splendida Madonna col Bambino, emblema della mostra, ci sono anche molti prestiti da sua Maestà la Regina Elisabetta II. Superba la Dama dal mazzolino, ritratto femminile in busto, che raggiunge il massimo dell’espressione artistica. L’esposizione si avvale anche di una speciale sezione al Museo Nazionale del Bargello.

L’apice

All’apice del percorso, l’opera bronzea: Incredulità di San Tommaso definita dai cronisti del tempo: “la più bella testa del Salvatore ch’ancora si sia fatta”. A definirla così fu Luca Landucci uno speziale, famoso per il suo Diario Fiorentino, imperdibile racconto della Firenze di allora.

Sarà lui a definire il David di Michelangelo “il gigante di marmo”. Luca aveva un fratello che amava tantissimo i cavalli, ed era anche un fantino eccezionale, morì proprio durante un palio nel 1485. I cavalli ancora protagonisti di questo incredibile periodo artistico, veri o idealizzati, come il monumento al Colleoni.

Il Libro

A proposito, leggevo in questi giorni un delizioso libro di Benito Pérez Galdós, considerato tra i maggiori scrittori spagnoli, scritto nel 1900, intitolato: “Un viaggio in Italia”. Nel capitolo dedicato a Venezia racconta: “Un’altra caratteristica di Venezia è che ci sono pochi cani. I cavalli, invece, non si sa cosa siano. Ce n’è soltanto uno ed è di bronzo: il cavallo di Colleoni, capolavoro di Andrea del Verrocchio”.

VERROCCHIO IL MAESTRO DI LEONARDO – FIRENZE – PALAZZO STROZZI- 9 MARZO – 14 LUGLIO

Elisabetta Pasquettin

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