Cultura e spettacolo

L’ultima notte, dalla luce al buio

Si chiude domenica 5 maggio al Teatro Goldoni di Venezia alle ore 17 il progetto di teatro di cittadinanza Sherazade. La mia vita appesa ad una storia, con lo spettacolo L’ultima notte, dalla luce al buio. Abbiamo intervistato il regista curatore Mattia Berto.

Il viaggio è finito?

L’ultima notte, dalla luce al buio conclude un lavoro intenso e ricco di emozioni, un viaggio condiviso da persone che si sono messe in gioco grazie al teatro. Ora è il tempo della riflessione e la prima domanda, implicita, che si siamo posti con questo lavoro è stata: perché un teatro di cittadinanza? L’esperienza fatta ci ha mostrato che un teatro di cittadinanza è una risposta concreta alla distanza che viviamo nella contemporaneità, un modo di ritrovare un senso di collettività, di portare avanti una ricerca teatrale a partire dalle persone.  È   la risposta al desiderio di trovare un’autenticità di cui è portatrice sana, e insana, solo la vita.”

Perché Le mille e una notte? E perché la figura di Sherazade?

Quale miglior stimolo di una raccolta che mette al centro le storie, come tema di riflessione e come strumento per salvarsi la vita? Il teatro racconta storie e così anche la vita di ciascuno. Ho dunque chiesto ai veneziani di essere Sherazade, un’abilissima racconta storie, o dei sultani, orecchi attenti alle parole che scorrono.

Perché gli hotel?

Dopo il lavoro dello scorso anno, Tempesta la resa dei conti che ha abitato le piazze e i campi della nostra città, quest’anno ho voluto lanciare una sfida agli albergatori veneziani: generare insieme occasioni di incontro tra chi vive questa città solo di passaggio, i turisti, e chi invece la vive quotidianamente, gli abitanti, nel tentativo di descrivere un possibile legame nuovo e positivo. Non abbiamo snaturato i luoghi che ci hanno ospitato, ma semplicemente abbiamo portato la vita veneziana, generosa e autentica come i miei compagni di viaggio, all’interno degli hotel.

Perché gli over?

Da diversi anni ormai curo progetti che coinvolgono cittadini di tutte le età, pensando ad una collettività che agisce insieme, pensando che tutti possono contribuire, grazie al prezioso bagaglio che i loro diversi vissuti portano. La riflessione sulla quarta età apre una domanda: si può ancora mettersi in gioco dopo i 70 /80 anni? La risposta è naturalmente sì, si può. Dopo i 70 anni si ha ancora una vitalità potente, si è portatori di saggezza perché si è vissuto a lungo, ma si ha ancora molta voglia di sperimentare. Il tema sul quale abbiamo lavorato è il tradimento, in particolare il tradimento del nostro corpo, un’inseme di esperienze da condividere, come un dono, rimisurando i nostri passi, i nostri sguardi, i nostri gesti, le nostre parole. 

Viva la vita che se lo mangia il teatro.

Costumi Ildo bonato
Assistente alla regia Claudia Capodiferro.
Progetto fotografico giorgia chinellato
Riprese video Beppe Drago 

Ingresso libero fino ad esaurimento posti

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