Cultura e spettacolo

L’usato che diventa fashion

Ognuno di noi ha sicuramente conservato nel fondo dell’armadio un capo che non ha il coraggio di buttar via. Vuoi per affetto, vuoi per “tanto quando dimagrisco mi starà da favola” il finale non cambia. Nessun problema. Il fashion è la soluzione. La moda, si sa, è una ruota che gira continuamente. Prima o poi le tendenze tornano; rivisitate, ma tornano.

Oggi

È quello che sta succedendo in questi anni: un graduale ritorno a mode e tendenze che hanno dettato le leggi del fashion già parecchi anni addietro. Viene definito comunemente vintage, dal francese antico vendenge in riferimento a vini d’annata e quindi di pregio. A questo si ricollegano infatti i princìpi del vintage odierno: la ricerca di capi di qualità e di manifattura di pregio, che guardano al passato avendone dettato le correnti ma che, al tempo stesso, rappresentano pezzi unici per le mode del futuro, in grado di essere ancore di un’identità già confermata.

La continua lotta con il fast fashion

Il mondo della moda è sempre più costretto a dover fronteggiare un mercato fatto di stili in continua evoluzione, in un’ alternarsi frenetico di tendenze. Le universali leggi dettate dalle grandi case stilistiche non hanno più peso poiché vengono rapidamente assorbite e rivisitate dalla catena del Fast Fashion, la cosiddetta moda dei grandi brand a catena, di cui rimane regina indiscussa la spagnola Zara; ed è proprio a causa di questi cambiamenti che nasce spontaneo il bisogno di guardare al passato con un pizzico di malinconia.

La ricerca

La ricerca di capi usati e di qualità rappresenta una pausa dall’odierna necessità di rinnovare continuamente il guardaroba, sinonimo di indecisione nel definire un proprio stile personale. Ecco allora che il vintage diventa un saldo appiglio alle radici stilistiche e all’unicità che hanno caratterizzato intere generazioni.

Il vintage

Il vintage dei grandi marchi punta proprio a questo:  mantenere la propria autorità in campo di fashion riproponendo pezzi icona rivisitati, cosa che invece le grandi marche low cost non sono i grado di offrire poiché prive di una base storica su cui appoggiarsi.

Il primato

Rimane comunque loro il primato di vendite del 2018,  dato che secondo GlobalData potrebbe essere ribaltato nel giro di dieci anni dalla moda retro, registrando vendite dal valore di 64 miliardi di dollari rispetto ai 44 di quella fast. 

La memoria

Ovviamente quando si parla di vintage la nostra mente ci riporta immediatamente a capi di alta moda vecchi di decenni, vestiti firmati della mamma o addirittura della nonna da sfoggiare senza aver effettivamente speso soldi per averli. Ma il vintage non è solo alta moda, riguarda anche i capi più semplici e non necessariamente di haute couture come semplici jeans e magliette da poter rindossare avendo cosi anche un occhio di riguardo per l’ambiente, tema che sta molto a cuore ai giovani d’oggi, principali fruitori di questa tendenza.

Aurora Barbiero

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