Cultura e spettacolo

Pink Floyd e “Wish You Were Here”

So, so you think you can tell. Heaven from hell, Blue skies from pain. Can you tell a green field. From a cold steel rail? A smile from a veil? Do you think you can tell? Avrete sicuramente a quale pezzo ci stiamo riferendo. Per coloro che non conoscono o non ricordano questo stralcio, si tratta dell’inizio di “Wish You Were Here”, traccia omonima dell’album dei Pink Floyd. Com’è nato quel fantastico album, con una copertina davvero iconica e che presenta due dei brani più celebri del gruppo inglese?

Le difficoltà creative

 “The Dark Side Of The Moon”, il precedente album dei Pink Floyd uscito nel 1973 aveva portato la band all’apice della popolarità. Il 12 settembre 1975 uscì “Wish You Were Here” e doveva essere un album davvero forte, degno del suo predecessore. Lo è stato davvero o fu un flop? Fu un grande successo e va detto che i Pink Floyd ci misero davvero il cuore in questo album che loro stessi dedicarono ad una persona speciale. Chi è? Si tratta di Syd Barrett, uno dei fondatori del gruppo. Lo stesso titolo, tradotto, recita “Vorrei che tu fossi qui” e la canzone (o meglio, suite) “Shine on You Crazy Diamond” è proprio dedicata a Barrett, soprannominato “Il Diamante Pazzo”. Come saprete, Syd era stato cacciato dal gruppo, a gran malincuore, per la sua pesante dipendenza dalle droghe allucinogene.

L’idea dei Pink Floyd per il nuovo disco

David Gilmour e Richard Wright, chitarrista e tastierista, dissero che “Wish You Were Here” era il loro album preferito. Ma andiamo passo passo. I Pink Floyd iniziarono a pensare all’album nel settembre/ottobre del 1973. Erano sfiniti creativamente e fisicamente e il successo di “The Dark Side Of The Moon” aveva suscitato grandi aspettative da parte della band. Essi sentivano l’obbligo di fare qualcosa di nuovo, ma non era certo semplice e i primi risultati non furono così positivi. Si aggiungevano poi altri problemi in quanto i membri sembravano avere spinte soliste e una voglia di fare album solisti (soprattutto Roger Waters e David Gilmour). La soluzione, almeno all’inizio, fu quella di convincere anche Syd Barrett, già cacciato anni prima, ad entrare in studio con loro per “aiutarli“. Inutile dire che fu un tentativo fallito e dopo appena 3 giorni fu nuovamente cacciato. Da qui passarono circa 2 anni.

Il ritorno di un ospite

Sembrava che Roger Waters avesse un’idea nuova (o speranza, sarebbe meglio chiamarla così). Dato che i membri della band si trovavano di rado nello stesso posto nello stesso momento e spesso avevano pensieri tristi associati a Barrett, pensarono che l’album doveva chiamarsi “Wish You Were Here”. Iniziarono così a scrivere e suonare. Il momento chiave si verificò il 5 giugno 1975, durante la registrazione finale di “Shine On You Crazy Diamond“. Si presentò un ospite inaspettato nello studio di Abbey Road. Waters chiese agli altri chi fosse, non era sicuro di chi fosse. Richard Wright fu il primo ad accorgersene: si trattava di Syd Barrett, sovrappeso, con testa e sopracciglia rasati.

L’addio di Syd dai Pink Floyd

Era totalmente irriconoscibile, sembra un 50enne nonostante non avesse neppure 30 anni. Il gruppo era distrutto, con le lacrime, e gli fecero ascoltare Shine On You Crazy Diamond. Lui commentò dicendo: “Suona un po’ vecchia”. Da quel giorno, nessuno dei Pink Floyd lo vide più. L’unico a rivederlo per un’ultima volta su Roger Waters, quasi per caso, ai magazzini Harrods. Barrett, quello stesso giorno del 1975, quel 5 giugno, sparì, senza salutare. Per questo, tutti i brani di “Wish You Were Here” vennero non solo dedicati a Syd, ma contengono molti riferimenti a Barrett.

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