Cultura e spettacolo

Sconcerto al Teatro Verdi di Padova

Elio direttore in crisi nel concerto mancato di Battistelli-Marcoaldi

Sconcerto è nato nel 2010 dalla collaborazione del compositore Giorgio Battistelli e del poeta Franco Marcoaldi. La parte del direttore d’orchestra fu allora affidata a Toni Servillo, oggi a Elio nella nuova produzione del Teatro Stabile del Veneto con la regia di Daniele de Plano al Teatro Verdi di Padova. Lo affiancano Mangoni e l’OPV-Orchestra di Padova e del Veneto diretta da Marco Angius.

Sconcerto ha natura ibrida, a metà tra melologo e musica di scena. E’ una sorta di “Prova d’orchestra” felliniana al contrario. Non sono infatti i musicisti a ribellarsi, ma è il direttore ad andare in tilt. Egli incarna il venir meno delle certezze acquisite, l’espugnabilità di un’armonia ritenuta indiscutibile. Marcoaldi spiega che questa «incapacità, confusione e offuscamento di ruoli e competenze nascevano da e contribuivano al frastuono che tutti ci circonda e che sempre più ci impedisce di rintracciare una qualche traccia di senso in quanto facciamo».

Il pastiche ben descrive lo stato mentale e fisico di un Paese sotto narcosi, schiacciato tra l’immobilismo e il decadimento politico, sociale e morale. In una realtà ormai fatta di sigle surreali, di risate a comando, di diritti reclamati e doveri dimenticati, Sconcerto si rivela drammaticamente ancora attuale dopo otto anni. La musica, in tale caos, costituisce l’unica via di fuga, l’estremo viatico nella selva oscura del nostro tempo. Solo la vitalità del linguaggio musicale, così astratto ma concreto, può aiutarci a uscire dall’afasia della vita.

Summa di stili

Sconcerto vanta una partitura eterogenea, un compendio che ripercorre secoli di musica. Gli stati d’animo del direttore si alternano fluidi come in uno stream of consciousness. Ci sono lacerti di valzer, il suono bianco, il sistema ben temperato, echi di Brahms e il Lied von der Unzulänglichkeit des menschlichen Strebens dalla Dreigroschenoper di Weill. Un magma potente di note che parlano di disperazione e speranza, come nel recente capolavoro Richard III. Nel finale sembra addensarsi una criticità d’altri tempi, con reminescenze dal finale dell’ottava sinfonia di Malher e l’Elektra di Strauss. Cos’è quel “suonare, suonare e continuare a suonare” se non lo “schweigen und tanzen” della sventurata eroina greca? Come lei, anche il direttore stramazzerà al suolo, avvolto in un sudario rosso, laico Cristo dei dolori sopraffatto da tanta baraonda.

Elio fa della voce un vero strumento musicale e dà corpo all’ansia esistenziale del direttore, rivolgendosi direttamente al pubblico e scendendo più volte in platea per seguire l’orchestra.

Dietro il grande leggio nero il maestro Marco Angius dirige l’Orchestra di Padova e del Veneto, valorizzando la scrittura di Battistelli e sottolineandone i dettagli più interessanti. Davvero apprezzabile la prova dell’OPV, parte fondamentale per l’ottimo risultato.

Suonare, suonare e continuare a suonare. Ora più che mai.

Luca Benvenuti



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