Cultura e spettacolo

Teatro e lockdown

Esiste una realtà del nostro panorama culturale fatta di persone che in questo periodo di lockdown dovuto al covid ha subito pesanti contraccolpi.  Quando parliamo di teatro e lockdown, parliamo di attori, di prove, movimento, di idee che necessitano un’essenziale interazione tra tutte la parti.  Il Teatro, antichissima arte di congregazione, convivio, divertimento ma anche riflessione profonda. In grado di creare quella magia tra palcoscenico e pubblico che elimina ogni distanza e ci rende parte di un sentire comune, che riguarda tutti noi.

Teatro e lockdown

Questa capacità unica di comunicazione tra le persone che ha il teatro ha attraversato e sta attraversando un momento delicato dovuto alla presenza del Covid-19 che ha causato un inevitabile stop generale. Uno stop alle prove, uno stop agli spettacoli e al lavoro di registi e attori che vivono di questo. La buona notizia è che oggi il Teatro è ripartito. E con lui anche la possibilità di vivere quelle emozioni che solo uno spettacolo, nella sua unicità, ci può offrire. Ma cosa ha significato per il Teatro vivere questo momento?

L’intervista

L’ho chiesto a Lorenzo Maragoni, brillante e giovane regista teatrale, based in Padova, che ha vissuto questo periodo in prima persona.

Lorenzo Maragoni è nato a Terni nel 1984. È diplomato attore alla Civica Accademia del Teatro Stabile del Veneto nel 2010, e lavora come regista, attore e drammaturgo. Nel suo percorso di formazione esperienze con Eimuntas Nekrosius al Teatro Olimpico di Vicenza. Con Thomas Ostermeier, Pascal Rambert, Mark Ravenhill e Simon Stephens alla Biennale di Venezia, ed inoltre con Massimiliano Civica, Giuliana Musso, Daria Deflorian e Antonio Tagliarini, Sotterraneo, Tindaro Granata.

Nel 2010 è tra i creatori della compagnia Amor Vacui, per la quale è regista e co-autore di This is the only level. Vincitore del Premio Off del Teatro Stabile del Veneto (2012), Domani mi alzo presto, menzione speciale al Premio Giovani Realtà del Teatro (2016) e Intimità, menzione speciale al Premio Scenario (2018). Collabora con il Teatro Stabile del Veneto come regista per le cinque stagioni della serie teatrale Universerìe (2016-20, di cui l’ultima online), Il solito ignoto (2017) e i reading Le cose che succedono di notte, Shakespeare in Venice, Art/Beat (2018) e Donne e rivoluzione (2019). È stato assistente alla regia di Alex Rigola per Giulio Cesare (2016) e per Vanja – scene di vita (2019). D Giorgio Sangati per Mahagonny Songspiel (2017). Tra le realtà con cui ha collaborato come regista le compagnie Teatro Boxer, kepler-452, TrentoSpettacoli, Teatro Brescia. La casa di produzione MILK, il CUAMM – Medici con l’Africa e l’Università degli Studi di Padova.

Le domande

Ciao Lorenzo, da regista come hai vissuto tu questo periodo di fermo totale della tua attività lavorativa?  “Per me non è stato un periodo di fermo totale. Sono saltate molte repliche e diversi periodi di prova, ma, diciamo che all’interno di una situazione drammatica, nuova per tutti, ho cercato di capire come si poteva continuare a fare una proposta culturale che mantenesse l’aspetto centrale del teatro. La compresenza di attori e spettatori, anche non nello stesso luogo. Ho cercato, anche insieme alla compagnia di cui faccio parte, Amor Vacui, di fare spettacolo “dal vivo ma a distanza”. Attraverso i mezzi tecnologici a nostra disposizione. In particolare reinventando la piattaforma Zoom come strumento per creare nuovi format. Nei mesi del lockdown abbiamo costruito una serie teatrale diventata serie online (Universerìe). Un torneo di poetry slam svolto interamente online (Zoom poetry slam). Un podcast di interviste sul tema dell’intimità (Intimità – interviste da casa a casa), tutti format prodotti dal Teatro Stabile del Veneto”.

Il rinnovo del teatro e lockdown

Che capacità ha avuto il teatro di reinventarsi in questo momento di stop generale dovuto al Covid-19?  “Ci sono state reazioni molto diverse, in base allo specifico sentire degli artisti e delle artiste. C’è chi ha sospeso tutte le attività, ritagliandosi tempo per pensare o studiare, chi ha provato a fare proposte di diversa natura (video, streaming, social). C’è chi ha per necessità intrapreso altri lavori. È stato un periodo complicato, per molte e molti drammatico. Il teatro, per certi aspetti necessariamente, non era tra le attività principali. E si è spesso messo al servizio della comunità, utilizzando iniziative per raccogliere fondi per le strutture sanitarie. O proponendosi come collante sociale, come luogo (in questo caso virtuale) di ritrovo, d’altra parte la sua funzione da sempre”.

La ripartenza del teatro e lockdown

Come è stato ripartire con le prove generali per gli spettacoli che necessitano di interazione tra gli attori?  “Complicato. Gli attori devono tenere le distanze, utilizzare la mascherina, sanificare sempre gli oggetti di scena. Sono limitazioni importanti, soprattutto in lavori con molti attori e attrici in scena contemporaneamente. Ma ci si adatta: si scoprono cose nuove, nuovi modi di utilizzare lo spazio teatrale e i corpi. Per noi già poter tornare a lavorare dal vivo è stata una cosa straordinaria, avvenuta in tempi più rapidi del previsto. Attenersi alle regole di distanziamento fisico è una necessità, come nella vita privata, a cui ci sottoponiamo volentieri cercando di fare la nostra piccola parte”. 

Tutta la vita

So che sei ripartito con lo spettacolo “Tutta la vita” ce ne parli? Che emozione è stata? “In questi giorni siamo tornati in scena con la compagnia Amor Vacui con lo spettacolo “Intimità”, a Padova e Treviso. Siamo tornati in scena dopo quasi sei mesi. E’ stata un’emozione forte tornare sul palco e incontrare di nuovo il pubblico, che ci ha accolto con molto calore e partecipazione. Abbiamo anche ripreso le prove di “Tutta la vita”, che debutterà ad ottobre. È uno spettacolo con due attori in scena (Andrea Bellacicco e Eleonora Panizzo). Quindi è meno complicato immaginare una regia che tenga conto del distanziamento fisico. Uno spettacolo in cui crediamo molto. Che parla di noi, delle nostre scelte, del nostro sentirci a volte vittime della nostra biografia. E di come si fa, veramente, a un certo punto della vita a cambiare traiettoria di vita. Che questo riguardi il lavoro, una relazione, la città in cui si vive. È prodotto dal Teatro Metastasio di Prato, dal Teatro Stabile del Veneto e dal centro di produzione La Piccionaia. E’ molto bello sentire che istituzioni così importanti ci stiano dando questa fiducia”.

Il viaggio

Avete ripreso a viaggiare ci dai le prossime date di questo spettacolo?  “Ci sarà un’anteprima, non dello spettacolo completo ma dei suoi primi 25 minuti. Una specie di primo test con gli spettatori, tra la fine di agosto e l’inizio di settembre. Le repliche sono il 31 agosto e il 1 settembre al Teatro Verdi di Padova. Il 3 settembre al Teatro Goldoni di Venezia, il 5 settembre al Teatro Del Monaco di Treviso. Lo spettacolo integrale debutterà a Prato ad ottobre, ed arriverà presto anche in Veneto: le date sono in via di definizione”.

Link: www.amorvacuiteatro.com

Martina Strazzabosco
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