Economia e Politica

25,5 milioni di atti pronti da spedire

25,5 milioni di atti. 8,5 milioni di avvisi di accertamento e 17 milioni di cartelle di pagamento predisposte durante questo periodo di “LockDown” totale del paese da parte dell’Amministrazione Finanziaria. Esatto, avete capito proprio bene: 25,5 milioni di atti! Infatti questo è il numero di atti che potrebbe abbattersi sui contribuenti a partire dal 1 Giugno. Data stabilita inizialmente per la sospensione degli atti attraverso il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri dello scorso 11 Marzo 2020. Mentre alla maggior parte delle attività presenti sul nostro territorio si è imposta la chiusura forzata, nel frattempo l’Agenzia delle Entrate, anche in modalità “smartworking” ha continuato inesorabile e in maniera solerte le proprie attività di verifica. Durante tutto questo periodo di tempo quindi, mentre i contribuenti italiani erano impegnati a pensare a come sopravvivere oppure ad inoltrare la famosa domanda del “Bonus 600 Euro” piuttosto che la domanda per ottenere i tanto promessi 25.000 euro dalle banche, l’amministrazione finanziaria si è data molto da fare. Ed ha prodotto un numero di atti non di poco conto.

Atti: una forte crisi economica è alle Porte

Ovviamente al momento non è dato sapere in che misura si tratti di avvisi di accertamento, di inviti al contraddittorio, di liquidazioni formali delle dichiarazioni ecc. Ma quello che sorge spontaneo a chiunque domandarsi è, se un invio massivo di atti come questo sia opportuno in un momento difficile e delicato come questo. Sia sotto il profilo sanitario, psicologico ed anche economico. Infatti, oltre alle grandi problematiche affrontate dal nostro sistema sanitario e agli enormi tagli subiti nell’ultimo decennio, pare sia alle porte una crisi dell’economia reale senza precedenti. Lo stesso Istat parla di una contrazione del Pil nel primo trimestre 2020, pari a quasi il 5%. E la situazione non sembra destinata a migliorare molto velocemente.

Atti. Basta un click che potrebbe scatenare l’inferno

Ed è così che veramente, a breve, con un semplice “click” si potrebbe “scatenare l’inferno” per i contribuenti italiani. Infatti tutti gli atti che durante un normale periodo d’imposta si spediscono durante l’arco di diversi mesi, si invieranno invece ai contribuenti nell’arco di poche settimane. Questi atti dovranno poi essere analizzati e studiati dai relativi professionisti di riferimento. E tutto ciò comporterà ulteriori costi e perdita di tempo per gli imprenditori in un periodo già di grande difficoltà ed incertezza come questo.

Proroga di due anni per gli accertamenti

Non dobbiamo dimenticare inoltre una cosa che è passata molto inosservata in queste settimane. Come detto in precedenza, a fronte di una breve sospensione di qualche mese dei versamenti da parte dei contribuenti (e solo a specifiche condizioni e casistiche), con il decreto “Cura Italia” concessa una proroga di ben due anni per i termini di accertamento sull’anno d’imposta 2015. Questo significa che di fatto il fisco avrà tempo di venire a bussare alla nostra porta per consegnarci una “busta verde” fino all’anno 2022. E non più solo fino al 2020 per accertare l’anno d’imposta 2015. Quindi siamo in presenza di “due pesi e due misure” per il cittadino e per il fisco? Si tratterà di un mero errore? Lascio a voi lettori il giudizio.

Oltre la crisi, la beffa

Premesso che al momento di contributi a fondo perduto in pratica non se ne vede nemmeno l’ombra, se da un lato uno spiraglio per molte aziende può provenire dalla liquidità che si può ottenere attraverso il famoso prestito fino a 25.000 euro concesso dalle banche con garanzia al 100% dallo stato, dall’altro sembra più che altro una modalità con la quale il governo cerca di garantirsi l’incasso delle tasse sull’anno 2019 e che saranno in scadenza ormai a breve durante l’estate. Quindi gli imprenditori rischiano di trovarsi in una situazione veramente disastrosa.

I dubbi

Molti non sanno ancora con certezza quando potranno riaprire e quali saranno le normative da rispettare in termini di sicurezza. E quindi distanze, numero massimo di persone presenti all’interno dei locali e modalità di sanificazione. Dall’altro lato, l’unica potenziale opportunità di far fronte a tutto ciò in termini monetari si trasformerà in una semplice partita di giro verso l’amministrazione finanziaria. Già pronta a riscuotere. Ciliegina sulla torta di tutto ciò è la lentezza e incertezza con la quale attualmente si portano avanti le pratiche di finanziamento per le aziende. Molti i documenti richiesti e nel frattempo gli imprenditori, i commercianti e i professionisti continuano a scontrarsi con l’enorme burocrazia del nostro sistema paese. A chiunque ormai, verranno dei brividi gelati quando si parla di semplificazione o del fatto che basta solo qualche semplice click!

Stefano Paesante, Dott. Commercialista – Revisore Legale

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