Economia e Politica

Anche a Conte può sfuggire il post sbagliato

Che ormai tutti i politici usino i social per la campagna elettorale è risaputo. Che lo facciano di persona o lo affidino a un loro addetto stampa ovviamente non si può sapere. Di certo c’è che la mano può “sfuggire” e invece di essere acclamati si viene criticati. È quanto accaduto all’ex premier Conte che il 4 settembre ha postato: “Limiti alla decretazione d’urgenza”. Pensandoci bene l’appello era lanciato per dimostrare l’impegno di Conte al governo, ma si è rivelato un boomerang sui DPCM.  Apriti cielo. Invece che le congratulazioni sono arrivati insulti e sfottò.

Il post

Scrivono i grillini: “Il Parlamento, quale organo detentore del potere legislativo, sta assistendo ad un progressivo depauperamento delle sue prerogative a vantaggio del Governo, che agisce abusando, sia in termini quantitativi sia in termini contenutistici, dello strumento del ‘decreto legge’. Bisogna ritornare a rispettare la Costituzione e quindi il dettato della reale necessità e urgenza e il dovere di inserire nei decreti solo contenuti omogenei tra loro. Inoltre bisogna garantire a entrambe le Camere il tempo necessario per esaminare e modificare i decreti del governo. Ma è importante anche pensare ad alternative valide rispetto al decreto legge, che non mortifichino il Parlamento: proponiamo che il governo ottenga una corsia preferenziale in Parlamento per l’esame dei disegni di legge (uno strumento legislativo che non mortifica il Parlamento) di sua iniziativa”. 

Le reazioni

Letto così sembrerebbe anche un bel post. Peccato che la gente abbia la memoria lunga. E allora ecco una valanga di “remember” all’ex premier che ricordano quanto abbia abusato dei DPCM. La cifra? Escludendo i provvedimenti non inerenti al Covid-19, si tratta di 19 Dpcm, 22 decreti legge e 5 scostamenti di bilancio, senza contare la proclamazione dello stato di emergenza (a cui sono seguite 3 proroghe), il protocollo Cei e le ordinanze del Ministero della Salute, difficili da quantificare. Se non è da guiness dei primati, poco ci manca! Tutto è iniziato il 31 gennaio 2020 quando, a seguito dell’intervento dell’OMS, l’ex presidente del Consiglio ha proclamato lo stato di emergenza, mettendo in atto le prime misure di contenimento del contagio sull’intero territorio nazionale. Allora nessuno poteva immaginare che sarebbero state necessarie ben tre proroghe: la prima fino al 15 ottobre, deliberata il 29 luglio 2020; la seconda fino al 31 gennaio 2021, deliberata il 7 ottobre 2020; la terza fino al 30 aprile 2021, deliberata il 13 gennaio 2021. Ricordiamo una cosa: ognuno di questi decreti è stato poi convertito in legge dal Parlamento entro i tempi stabiliti dalla Costituzione – 60 giorni – e sui più importanti è stato chiesto dal governo il voto di fiducia. Ahi ahi Conte, stavolta siamo scivolati su una buccia di banana. O meglio su un (solo 1?) DPCM!

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