Economia e Politica

“Anziani, disabili, malati psichiatrici, anche dalle ultime direttive sul Coronavirus del Governo sono destinati alla totale reclusione, peggio dei carcerati”.

Riceviamo e pubblichiamo. “La Regione cerchi di mitigare il più possibile queste disposizioni statali per non far morire di crepacuore queste persone, che soffrono e si sentono abbandonate dai loro cari”. Così Valdegamberi lancia l’appello. Mentre ci preoccupiamo (giustamente) dell’apertura di discoteche e dei luoghi di svago, non dobbiamo dimenticarci che ci sono persone che, nonostante la ormai scomparsa del virus, sono da mesi e mesi reclusi nelle comunità residenziali senza poter ricevere l’affetto dei loro cari. Molti anziani o persone con patologie psichiatriche o con disabilità non riescono a rendersi conto di cosa stia succedendo attorno a loro, del perché non ricevono più la visita e il sorriso dei loro cari. Si lasciano andare, regrediscono, augurandosi persino la morte. Le loro sofferenze per questo distacco stanno portando a gravi alterazioni della loro psiche”.

Le testimonianze

 “Mi giungono testimonianze drammatiche. Anche l’ultimo decreto, nonostante la remota possibilità di un contagio, lascia queste persone in uno stato di totale isolamento, ancor maggiore dei detenuti nelle carceri. Si addossa tutta la responsabilità per le visite ai dirigenti di queste strutture che, timorosi di essere poi perseguiti anche penalmente, tengono sbarrate le porte anche se il rischio di  contagio è oggi ormai residuale o nullo”.

Gli anziani e le strutture

 “Alcune strutture negano ancora oggi ogni contatto con i familiari. E così sarà ancora per molto tempo, vista la norma. Mentre si può ballare in una discoteca stando a debita distanza, per queste persone è negato persino il diritto ad un saluto, a un  sorriso, a una parola di conforto dai loro familiari. Ritengo eccessiva, se non disumana, questa reclusione. Che genera depressioni e  sofferenze interiori indicibili a queste persone che da mesi non riescono ad avere contatti, se non limitatissimi con l’esterno. Una seria riflessione va fatta. Prevenire un rischio non vuol dire dover provocare la morte psicologica e anche fisica di crepacuore per il lungo tempo di forzoso distacco dai loro affetti più cari. Una boccata d’aria e un po’ di sole farebbe bene anche a loro e, ancora di più, un sorriso e l’affetto di una persona cara che non vedono da mesi. Mi auguro che le disposizioni regionali che usciranno nei prossimi giorni riescano a mitigare un po’ queste rigide norme del governo alle quali tuttavia non sarà possibile derogare”.

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