Economia e Politica

Boron, altra grana nella Lega

«Quello che è successo ultimamente nella Lega è incredibile, mai visto una cosa del genere in 30 anni di militanza». Chi pensava che l’intervento di Matteo Salvini ponesse la parola fine alle polemiche in casa leghista sulle modalità di scelta del candidato a sindaco di Padova, non ha fatto i conti con il fuoco che continua a covare sotto la cenere. E ad alimentarlo è Fabrizio Boron, consigliere regionale per la Lista Zaia e leghista storico: «Mai visto in 30 anni di militanza…», ripete e scandisce.
Visto cosa? Il consigliere regionale della lista Zaia non usa mezzi termini: «Una volta le decisioni passavano anche per le sezioni e per i direttivi, ora ci sono solo imposizioni da Roma. Io sono da sempre un autonomista, di conseguenza non potrò mai accettare i diktat romani».

Il riferimento a Bano

Il riferimento di Boron va alle tensioni nate nel Carroccio dopo la sparata del sindaco di Noventa Padovana, Marcello Bano che alcuni giorni fa ha contestato la candidatura dell’imprenditore Francesco Peghin, un civico fuori dai partiti, e soprattutto fuori dalla Lega: «Purtroppo ci sono alcuni componenti del partito aveva sottolineato Bano – che dopo essere andati a Roma hanno perso il contatto con il proprio territorio e con gli amministratori A Padova, per esempio, per questo motivo, è stato calato dall’alto un candidato sindaco che è la brutta copia di Giordani. Per provare a giocarcela avrei scelto Marcato tutta la vita».
Bano è stato richiamato all’ordine, con minaccia di sanzioni, dal segretario veneto Alberto Stefani e dall’ex sindaco padovano e parlamentare Massimo Bitonci; a stretto giro di posta è stato però difeso dall’assessore regionale Roberto Marcato. Alla fine era intervenuto Salvini a ribadire che le scelte sulle grandi città si prendono a Roma.

Discussioni continue

Adesso tocca a Boron, che è stato anche assessore nella giunta padovana con Bitonci: «In tantissimi mi hanno chiamato chiedendomi che cosa sta accadendo nel partito e, non lo nascondo, in molti mi hanno chiesto di candidarmi a sindaco. Sarò sincero: nulla è deciso, ma non escludo questa possibilità. È necessario dare un segnale chiaro a chi non tiene in considerazione le istanze del territorio». «Io ho le spalle larghe, vivo del mio lavoro e non ho bisogno di stipendi pubblici. Di conseguenza sono anche pronto a pagare le conseguenze di quello che dico e per quello che deciderò di fare».

Il meet in videoconferenza

Il tutto a meno di 24 ore di distanza dalla videoconferenza del leader del Caroccio Salvini con il commissario regionale Alberto Stefani, quello cittadino Massimo Bitonci e l’assessore regionale Roberto Marcato, Boron presenta Vale Padova!, di fatto la sua associazione culturale che però potrebbe anche diventare un movimento politico vero e proprio. Una fuga in avanti che ora potrebbe costargli molto cara. A breve giro, infatti, a intervenire è stato il segretario regionale Alberto Stefani che ha annunciato una procedura di espulsione a suo carico. Nonostante questo, il primo cittadino di Noventa ha incassato la solidarietà del consigliere regionale Luciano Sandonà e di vari sindaci del Padovano.

Boron difende il suo operato

Boron è un fiume in piena, e non sembra ascoltare gli appelli alla cautela: «Gli incontri che organizzeremo con la mia associazione spiega saranno soprattutto un’occasione di confronto tra chi concepisce la politica in modo diverso e non accetta imposizioni dall’alto. Non si tratta solo di militanti in disaccordo con l’attuale linea della Lega, ma anche di semplici cittadini che si fanno delle domande. Gente che magari neanche vota ma che, in tutti i casi, non è disposta ad accettare candidature che vengono imposte da Roma».

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