Economia e Politica

C’è chi dice no ma non alla gente

Il professore di Microbiologia dell’Università di Padova rivela che non lascerà il Comitato tecnico-scientifico nominato dalla giunta di Luca Zaia per far fronte all’emergenza Covid-19: “Anche in nome dei doveri che impone una funzione pubblica, posso dire che la mia riflessione si è conclusa. E che è rientrata l’ipotesi di dimissioni”. Insomma c’è chi dice no. Al governatore? Si, ma non alla gente.

C’è chi dice no per la gente

“Sono stato… alluvionato, sommerso da centinaia di attestazioni positive e di affetto, da parte di conoscenti, colleghi, gente comune che mi pregavano di restare al mio posto. E così, anche in nome dei doveri che impone una funzione pubblica, posso dire che ho riportato le dimissioni”.

Il che non significa che si sia tornati all’idillio con il governatore Luca Zaia. La vicenda poteva essere inserita nella serie “si erano tanto amati”. Almeno per convenienza o per utilità pubblica, ai tempi in cui il coronavirus infuriava, le terapie intensive si riempivano e Zaia citava gli algoritmi per spiegare che nel giro di poche settimane il Veneto rischiava 2,5 milioni di infetti.

C’è chi dice no al più forte

Allora il professore Crisanti, era diventato una certezza, in quanto uomo dei tamponi che avrebbero salvato la situazione e a cui lo stesso governatore leghista si aggrappava per dimostrare la bontà delle intuizioni del “modello Veneto”, proprio mentre quello lombardo lottava contro numeri in impietosa crescita. Poi qualcosa si è rotto tra il direttore del laboratorio e il presidente leghista, lanciato in una campagna elettorale profondamente influenzata dall’effetto-Covid, che ha fatto di Zaia un punto di riferimento quotidiano con le conferenze stampa trasmesse in diretta Facebook per oltre quattro mesi.

Una marea di SI!

Il virologo, che è arrivato all’Università di Padova dall’Imperial College di Londra, in questi giorni aveva dichiarato: “In Veneto ci sono sempre più casi e le mie posizioni sono molto distanti da quelle dei consiglieri di Zaia, secondo cui invece il virus è morto. Ma se il mio contributo non produce nessun impatto, che ci resto a fare?”. Crisanti si è sentito messo da parte quando non sarebbe stato consultato prima della comunicazione della fine del contagio in Veneto o sull’acquisto di test rapidi coreani da parte della Regione (che non funzionano). Poi però ha registrato l’affetto e la stima di tante persone e ha deciso di rimanere.

Un riferimento per tutti

Crisanti è diventato, per il centrosinistra, ma anche per i Cinquestelle, la dimostrazione che il “modello Veneto” non è targato Lega. Ed Enrico Cappelletti, candidato Cinquestelle: “Zaia ha commesso il grande sbaglio di allontanare Crisanti per affidarsi a chi dice che il virus è morto solo per fini elettorali”.

Il mio parere

Crisanti ha dimostrato che c’è chi dice no. Chi sa dire no. I numerosi focolai che si stanno presentando in questi giorni, soprattutto nella provincia di Padova lo dimostrano. Villafranca chiude le sagre, altri paesi hanno bloccato ogni manifestazioni per paura dei focolai. Non ultimo il caso del coronavirus che rientra all’università, dove da qualche tempo sembrava ristabilita la calma. Mercoledì 22 è risultata infatti positiva una dipendente dell’ufficio Comunicazione e Marketing. Per fortuna è tornato. E per noi tutti è una garanzia. Se c’è da elogiare qualcuno, questi è Crisanti, non certo un politico che ammette di aver sostenuto un esame sui virus dei bovini all’università. Mi scusi tanto Presidente Zaia, ma le sembra che noi veneti abbiamo le corna? Per favore attacchi il cervello prima di parlare e ascolti chi ne sa molto più di lei. Cordiali saluti

Giorgio Burlini

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