Economia e Politica

Che cosa si nasconde dietro alle parole del capogruppo della Lega, che parla di un «piano B» del centrodestra per il Quirinale?

Silvio Berlusconi è a Roma per lanciare l’«operazione scoiattolo», la caccia ai 505 voti che gli serviranno a partire dalla quarta votazione per diventare presidente della Repubblica italiana. Il vertice del centrodestra che annuncerà la sua candidatura si terrà venerdì; Matteo Salvini gli chiede di «sciogliere la riserva» ma Berlusconi non ha nessuna riserva da sciogliere: vuole fortissimamente il Colle ed è convinto di farcela. Il leader della Lega si giostra dunque con qualche difficoltà: da una parte conferma l’impegno a votare il vecchio alleato, dall’altra dice che «molti italiani, me compreso, avrebbero piacere che Draghi continuasse a svolgere il ruolo di presidente del Consiglio di garanzia», ma sa bene che le due cose non possono stare insieme. Salvini si espone comunque fino a evocare un rimpasto di governo «con l’ingresso delle “energie migliori”, non escludendo nemmeno sé stesso: “Non mi ritiro dalle mie responsabilità”».

Meloni e Draghi

Anche Giorgia Meloni non esclude categoricamente Draghi: certo, dice, dovrebbe chiarire se «è candidato». Il punto è che il centrodestra avrà pure la golden share sul Quirinale, ma se sbaglia mossa non esisterà più dopo la quarta votazione. È l’incubo di Salvini. L’impasse del centrodestra è stata però spezzata stamattina da una mossa importantissima, che il leader ha affidato al suo capogruppo alla Camera: «Noi dobbiamo capire se Berlusconi è davvero in campo e ci vogliamo giocare la partita in questo modo andando verso quella soluzione. Dobbiamo però prepararci un piano B e trovare un’altra figura di centrodestra che sia condivisibile anche dal centrosinistra, io vedo questo schema. Se Berlusconi vuol scendere in campo ci si prova con i numeri del centrodestra sapendo che è difficile avere consensi dall’altra parte», ha detto Riccardo Molinari.

La mossa

Era evidente che la Lega fosse in sofferenza nella corsa per il Quirinale e che Matteo Salvini si trovasse in difficoltà: bloccato da Silvio Berlusconi, era impedito a svolgere la funzione del kingmaker nel rapporto con gli altri leader politici. Ecco, la mossa di Riccardo Molinari è parte della guerra tra kingmaker. Quando il capogruppo leghista alla Camera dice che al centrodestra «serve un piano B», per un verso mina la candidatura del Cavaliere — indicato come «personalità divisiva» — e per l’altro rompe il tabù della coalizione, dove finora era stata formalmente esclusa la possibilità di puntare su nomi diversi da quello del fondatore dell’alleanza.

Il ruolo di Salvini

Ma soprattutto, con questa dichiarazione, Salvini vuole ribadire il proprio ruolo di kingmaker, togliendo a Berlusconi l’arma potenziale che gli veniva accreditata: quella cioè di lanciare un candidato alla presidenza della Repubblica, previo l’annuncio del suo ritiro dalla corsa. Ora le cose sembrano cambiare. Se il Cavaliere scegliesse di candidarsi, la Lega lo sosterrebbe. In caso contrario, il «piano B» lo gestirebbe il capo del Carroccio. Salvini si muove sul filo. Questo è un passaggio delicato: una mossa sbagliata e il centrodestra salta. E con il centrodestra anche chi al momento ne esercita la leadership.

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