Economia e Politica

Chiarimento giuridico sullo scontro USA-Iran

Giuseppe Paccione 18/01/2020-00:05

Ormai, non si placa la polemica a livello internazionale sul caso dell’uccisione del numero due e generale iraniano Soleimani, colpito da un drone battente bandiera statunitense in territorio iracheno, che ha spinto l’Iran a dover rispondere, qualche giorno dopo, con il lancio di missili dal suo territorio verso le strutture militari presenti nel territorio iracheno. Purtroppo, un paio di missili ha colpito un volo di linea, battente bandiera ucraina, con a bordo più di cento persone.

 Leggendo le tante notizie, accompagnate dalla tanta confusione, che ha creato una divaricazione tra guelfi (sostenitori dell’azione statunitense giusta) e ghibellini (sostenitori dell’azione illecita degli Stati Uniti) nella comunità internazionale, come pure nell’opinione pubblica italiana, non si può non raddrizzare il tiro della controversia tra Stati Uniti e Iran nella direzione del diritto internazionale.

 Mi permetto di delineare dei chiarimenti attraverso la differenza tra le norme che giustificano il ricorso all’azione coercitiva militare e quelle che comportano il dover scegliere gli obiettivi che rientrano nel diritto internazionale umanitario, denominato anche diritto dei conflitti armati internazionali. Partendo dall’elemento costituito dalla decisione della Casa Bianca di aver fatto scattare l’impiego della forza, senza l’avallo del Congresso statunitense, come determinato dalla Costituzione, credo che sia necessario comprendere se il comportamento coercitivo di Trump possa essere inquadrato nel sistema di sicurezza e, quindi, giustificabile, ai sensi dello Statuto o Carta delle Nazioni Unite, che inibisce ogni uso della forza con strumento militare, tranne quando uno Stato è oggetto di un attacco o aggressione militare. Le autorità statunitense hanno ritenuto che il loro comportamento armato rientrava nell’istituto della legittima difesa, che in realtà si applica nel caso in cui si verifichi una vera e propria aggressione armata; aggressione che, in realtà, gli stessi Stati Uniti non hanno subito.

 Gli Stati Uniti hanno agito a causa del comportamento delle autorità iraniane, che avevano posto in essere una gamma di violazioni come l’attacco alla sede diplomatica americana a Baghdad, l’abbattimento del drone statunitense e via discorrendo e del fatto che gli iraniani erano in procinto di perpetrare un altro attacco. Ora, a parere di chi scrive, non si può non considerare la ragione che il raid statunitense contro il generale iraniano rientra nella legittimità degli statunitensi di aver agito per stroncare i timori che l’incolumità della presenza dei loro militari in Iraq continuasse ad essere il bersaglio degli iraniani.

 Avendo già avuto modo di trattare il tema degli obiettivi mirati, in questa testata giornalistica, che ha come punto l’uccisione di un militare, va detto che è in contrasto con il diritto e costituisce un vero e proprio omicidio; tuttavia, durante un conflitto bellico, tale uccisione, rientrante nella sfera dell’obiettivo mirato, può essere giustificabile e, pertanto, ammesso dal diritto internazionale dei conflitti armati, a patto che sia diretta contro un obbiettivo lecito.

 Certamente, non si è fatto attendere la dura risposta iraniana, dopo l’uccisione del generale Soleimani. Difatti, il governo iraniano ha lanciato una serie di missili contro due basi militari statunitense, ubicate all’interno del territorio iracheno. Ovviamente, l’azione di forza iraniana non va fatta rientrare nella qualifica di atto di autotutela per la ragione che l’Iran non ha subito alcun attacco armato da parte degli Stati Uniti sul suo territorio, ma il suo comportamento può essere inquadrato nell’istituto della rappresaglia armata, che è vietata dal diritto internazionale.  In ogni modo, chi ha avuto la peggio è stato l’Iraq che si è trovato in mezzo tra le scaramucce dei due Stati, subendo una violazione del proprio territorio, di cui è l’unico a detenere la sovranità legittima. Le autorità governative statunitense hanno agito senza chiedere in primis l’autorizzazione di Baghdad per la messa in opera di un’operazione che ha avuto come fine quello di fare fuori il generale Soleimani. Certamente, il governo iracheno, assieme al suo Parlamento, ha ammonito gli Stati Uniti e l’intera coalizione a non agire senza il proprio consenso sul suo territorio e che, nel caso si ripresentasse lo stesso comportamento, l’Iraq espellerà le forze militari di vari Paesi dal suo territorio.

Giuseppe Paccione 18/01/2020 – 00:05

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