Economia e Politica

Con questo Parlamento l’elezione per il Quirinale sarà uno show

È Pier Luigi Bersani a dire quel che pensano tutti i leader ma che nessuno ha il coraggio di dire: ”Temo una prova generale per il quarto scrutinio per il Quirinale”. Parla per fatto personale, Bersani, ma parla anche a ragion veduta. Perché nel voto sul ddl Zan si sono palesati tutti gli incubi del centrosinistra allargato ai 5 stelle: i gruppi sono fuori controllo. Dal pallottoliere mancano almeno 18 voti, che considerando i 149 stimati inizialmente significa che un 15% di quella compagine è fuori controllo. Dice anche Bersani che ”è tempo che il campo progressista prenda piena coscienza della situazione”. Perché in effetti il problema è tutto da quella parte dell’emisfero politico. Almeno sulla legge Zan il centrodestra ha marciato compattamente, incassando più del preventivato.

Da rimpiangere Conte?

I giallorossi, così come li avevamo conosciuti ai tempi del secondo governo di Giuseppe Conte, non esistono più. I sospetti di Pd e M5s si addensano tutti su Italia viva, che risponde sdegnata alle accuse. Dice un senatore Dem che “se quelli, che fanno tanto i riformisti, in Sicilia hanno fatto l’accordo con Micciché di cosa stiamo parlando esattamente?”. Se c’era bisogno di una prova che quella compagine non esistesse più eccola servita su un piatto d’argento, nonostante Enrico Letta continui a lavorare sulla sua idea di campo largo, di Ulivo 2.0 con tutti dentro. Una che a Palazzo ne ha viste tante come Emma Bonino lancia un segnale al Nazareno: “Letta valuti bene chi si sceglie come alleato”.

Dove sono i voti?

Mentre si consuma la sconfitta, Giuseppe Conte è a Palazzo Madama per incontrare i parlamentari di alcune Commissioni. Il primo pensiero va lì: “Ma sono stati quelli di Italia viva? Ora li dobbiamo attaccare”. I suoi non si fanno pregare, il bersaglio è fin troppo facile. Ma non si possono nascondere i fatti: anche se tutti i renziani presenti avessero votato a favore della tagliola che ha affossato lo Zan, mancherebbero all’appello altri 8 voti. Non una valanga, ma nemmeno pochi se proiettati sui giochi quirinalizi.

Per i 5 stelle colpa di Italia Viva e PD

E non basta nemmeno il capro espiatorio di Italia Viva per esaurire tutti gli strascichi di un voto che lascerà più di una cicatrice sul campo. Sentite Gianluca Castaldi, che per i 5 stelle è stato sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento: ” L’hanno affossato Italia viva e una decina del Pd”. Castaldi proprio un passante non è, il clima di diffidenza tra quelli che prima del governo insieme sono stati arci nemici si è irrobustito dopo la sconfitta. Dice un senatore pentastellato: “Se pensiamo che basti un pranzo tra Conte e Letta per andare d’amore e d’accordo non abbiamo capito nulla”. A microfoni accesi tutti i 5 stelle sono sicuri: il gruppo ha votato compatto. Appena si spengono nessuno è pronto a mettere la mano sul fuoco che qualche franco tiratore non sia ascrivibile alle loro fila. E d’altronde anche nel Pd sono volati stracci, con la senatrice Valeria Fedeli in lacrime a chiedere che si dimettessero i responsabili di una partita gestita così male e alcuni colleghi che le puntano il dito contro lei e contro i cattolici del partito, di aver ingrossato le fila del centrodestra.

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