Economia e Politica

Conte: “Dialogo con i talebani”. Scoppia la polemica

Dialogo con i talebani? Le parole dell’ex premier Giuseppe Conte hanno dato il là alle polemiche, tra precisazioni e accuse. “In questo momento è assolutamente prioritario non solo per l’Italia ma per tutta la comunità internazionale creare corridoi umanitari per mettere in sicurezza le persone in pericolo. Innanzitutto c’è un dovere morale: le persone che hanno collaborato con le forze occidentali, con la comunità internazionale, vanno messe subito in sicurezza, va consentito loro di lasciare il Paese e venire in sicurezza, profughi e migranti” ha detto il leader del M5S ieri da Salerno, dove è andato per sostenere la candidata sindaca Elisabetta Barone.

Il dialogo con i talebani è possibile?

A giudizio dell’ex presidente del Consiglio “il secondo passaggio in questo momento, l’unica possibilità che adesso abbiamo perché non sia completamente distrutto il lavoro di vent’anni, è mantenere un dialogo serrato, costante col nuovo emirato islamico e far capire loro che da soli non vanno da nessuna parte. Perché non basta il commercio dell’oppio, non basta il commercio di miniere e minerali per poter mantenere un intero Paese. Loro hanno bisogno ancora della comunità internazionale, hanno bisogno della rete delle organizzazioni non governative per la salute e l’istruzione, occorrono i sostegni finanziari ed economici. Dobbiamo mantenere questo dialogo e pretendere il rispetto dei diritti fondamentali”, ha concluso Conte.

Dichiarazione fuori luogo

Apriti cielo. “Il fatto che l’avvocato Giuseppe Conte propugni il dialogo con i Talebani e li riconosca come interlocutori, riconoscendo anche “l’emirato islamico”, la dice lunga su quanto erano basse l’autorevolezza e la credibilità in politica estera dell`Italia fino a sei mesi fa… Per dialogare bisogna essere in due, ma Conte ha capito che per questi qui l’unica legge è la shaaria islamica? Ma ha visto cosa stanno facendo in questi primi giorni? Dobbiamo dialogare con questi taglia gole? Non ho davvero parole”, commenta Roberto Calderoli (Lega), vicepresidente del Senato.

Le reazioni

Dai partiti (da Iv alla Lega, passando per il Pd) piovono critiche. Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio prova a correggere il tiro: i talebani, dice il titolare della Farnesina, vanno giudicati “dalle loro azioni, non dalle loro parole”. “Dire che bisogna dialogare coi Talebani per le loro “dichiarazioni distensive” significa capire poco di politica estera. E non capire nulla dei Talebani. Meno male che a Chigi c’è Draghi e non Conte” dice Maria Elena Boschi, ex ministro e fedelissima di Matteo Renzi.

Anche Letta contrario

Il dialogo con i talebani proposto da Conte non convince il segretario del Pd Enrico Letta. “A me – ha osservato in una intervista al Tg3 – sembra francamente molto difficile, dobbiamo attrezzarci al peggio. Ovviamente se la situazione migliorerà sarà tutto di guadagnato però dobbiamo francamente attrezzarci al peggio”. “Non so esattamente cosa abbia in mente Giuseppe Conte, ma il Partito Democratico non vuole dialogo con i terroristi, con chi calpesta i diritti delle donne, con chi compie delitti contro l’umanità, con chi spara contro la folla. Per i ponti aerei giusto dialogare, per il resto non basta una conferenza stampa” dice Emanuele Fiano, della presidenza del gruppo Pd alla Camera.

Conte: “Rozze polemiche politiche”

Parla di “rozze polemiche politiche” l’ex premier. “Di fronte al disastro umanitario che è in corso in Afghanistan, dove sono in pericolo i più elementari diritti fondamentali, è vergognoso che in Italia ci sia chi gioca a strumentalizzare fatti e dichiarazioni per biechi fini di polemica politica”. Così il leader del Movimento 5 stelle, in una dichiarazione postata sulla sua pagina Facebook, è intervenuto sulle polemiche, sollevate in particolare da alcuni esponenti di Italia Viva, che hanno accolto la sua idea di “dialogo” con il regime talebano che si sta insediando in Afghanistan. “La polemica – ha spiegato – proviene dagli esponenti di quella stessa forza politica che ha inneggiato al ‘rinascimento arabo’ e che ha sostenuto fideisticamente che il percorso che si stava compiendo in Afghanistan fosse risolutivo e privo di errori”.

Conte prova a difendersi

“In realtà, adesso – ha proseguito l’ex presidente del Consiglio – è prioritario che l’Europa e l’intera comunità internazionale si facciano promotrici di corridoi umanitari per salvaguardare la vita di chi in questo momento è in pericolo e sta scappando dall’Afghanistan. Al contempo è assolutamente necessario che tutta la comunità internazionale esprima una compatta pressione (ho inteso questo, quando nell’ambito di un più articolato ragionamento politico, ho parlato di ‘serrato dialogo’) sui talebani affinché siano costretti ad accettare condizioni e garanzie per il riconoscimento e la tutela dei diritti e delle libertà fondamentali della popolazione. Le armi hanno fallito e al momento non si preannunciano altre strade se non vogliamo abbandonare a se stessa la popolazione afgana. E adesso dobbiamo fare ricorso a tutti gli strumenti utili a ottenere questo obiettivo”. “Il M5S è impegnato in questo, ad altri lasciamo le rozze polemiche politiche”, ha concluso Conte.

L’impasse Europa

Parlare di dialogo con i talebani è una semplificazione ancor prima che un’illusione, e la precisazione di Conte pone un tema più ampio. La storia insegna che i patti si fanno coi nemici, i talebani ora comandano a Kabul. La domanda più impellente oggi è un’altra. Per permettere la fuga e accogliere chi è minacciato, cosa intende fare (o non fare) l’Europa?

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