Economia e Politica

Crisi petrolifera e austerity dopo quasi 50 anni

ECONOMIA. Sono trascorsi 45 anni da quando è scoppiata la prima grande crisi petrolifera mondiale e, a ben vedere, in questo frangente la situazione non è molto mutata.

L’embargo decretato dall’Opec in seguito alla guerra arabo-israeliana dello Yom Kippur (6-25 ottobre) portò fra il 16 e il 20 ottobre 1973 l’Arabia Saudita, l’Iran, l’Iraq, l’Abu Dhabi, il Kuwait e il Qatar, assieme alla Libia,  come risposta alle forniture militari Usa agli israeliani durante la guerra arabo-israeliana dello Yom Kippur, di decidere un aumento unilaterale del 70 per cento del prezzo del barile di petrolio a cui si aggiunse il taglio della produzione e l’embargo contro gli Stati Uniti e le nazioni alleate che sostenevano Israele.

Immediatamente il costo del petrolio schizzò da 3 a 12 dollari al barile, costringendo molti Paesi a varare drastiche misure di riduzione dei consumi, inclusi quelli per la produzione di energia elettrica. In Italia, il governo del democristiano di origini vicentine Mariano Rumor impose rincari per i carburanti e per il gasolio da riscaldamento, decise di abbassare a 120 km/h il limite di velocità in autostrada oltre a drastiche misure per limitare i consumi di energia (taglio dell’illuminazione pubblica, riduzione degli orari dei negozi, chiusura anticipata per cinema, bar e ristoranti, sospensione alle 23 dei programmi televisivi.

Il 2 dicembre del 1973 vi fu anche la prima domenica di stop alle auto private e agli altri veicoli a motore non autorizzati. Una domenica a piedi, per altri in bicicletta, che fece risparmiare 50 milioni di litri di carburante. L’austerity volta alla riduzione forzata dei consumi energetici modificò le abitudini dei cittadini e decretò la fine di un ciclo di espansione economica iniziato negli anni sessanta.

A distanza di quasi mezzo secolo le domeniche senza auto potrebbero essere ricordate come un fenomeno che non determinò modifiche di lunga durata nelle abitudini quotidiane degli italiani ma nel tempo si può individuare nella crisi energetica degli anni settanta  la prima svolta  ecologica della società post-seconda guerra mondiale, l’inizio dello studio di nuove energie alternative, senza dimenticare che si trattò di provvedimenti, blocco totale della circolazione o circolazione a targhe alterne, che restano attuali anche ai giorni nostri.

Quel 2 dicembre 1973, quando si applicarono i provvedimenti decisi nella riunione del Consiglio dei ministri del 22 novembre, diventò lo spartiacque fra un’economia improntata all’espansione indiscriminata e la realtà che denotava una fragilità e una dipendenza eccessiva verso Paesi all’apparenza poveri ma che producevano ciò’ che influenzava la vita di milioni di persone. Nel 1972, infatti, gli idrocarburi (petrolio e gas naturale) coprivano il 64,4 per cento dei bisogni energetici mentre soltanto vent’anni prima la percentuale era del 37,6 per cento. L’embargo ebbe ripercussioni molteplici che toccarono, oltre alla dimensione politica e sociale, anche quella psicologica e naturalmente economica perché determinò una crescita dell’inflazione, provocando un generale aumento del costo della vita.

La crisi del 1973 venne causata anche da un evento militare fondamentale per l’incremento esponenziale del prezzo del petrolio e le conseguenti difficoltà economiche. Il 6 ottobre, infatti, giorno della festività ebraica dello Yom Kippur, l’esercito egiziano attraverso la penisola del Sinai e l’esercito siriano dalle alture del Golan attaccarono Israele con lo scopo di sottrarre al suo controllo i territori conquistati durante la guerra dei sei giorni del 1967. Gli Stati Uniti intervennero a sostegno di Israele, provocando la reazione araba e, di fronte all’intervento americano: fra il 17 e il 20 ottobre i membri arabi dell’Opec decisero la riduzione del 5 per cento della produzione mensile di petrolio fino a quando non fossero stati liberati i territori occupati nella guerra dei sei giorni, l’aumento delle royalties e delle tasse da pagare ai paesi produttori, l’embargo nei confronti di tutti i paesi sostenitori di Israele.

Si scatenò così la corsa al petrolio prodotto dai paesi non arabi, modificando il quadro dei flussi di importazione e diffondendo la crisi a tutti gli stati energeticamente dipendenti: le risorse insufficienti obbligarono i governi ad adottare misure di riduzione del consumo. L’Austerity e le domeniche a piedi o in bicicletta restano uno scenario legato alla memoria lontana di adulti ultracinquantenni, le misure entrarono in vigore dal 1 dicembre e durarono fino al 10 marzo del 1974, quando fu introdotta la circolazione a targhe alterne.

Le restrizioni si conclusero a partire da domenica 2 giugno 1974, ma se anche si dimostrarono un limitato segnale di rigore, furono l’emblema della fragilità di un sistema economico e produttivo occidentale troppo  dipendente da rifornimenti di energia che derivavano da una delle aree più instabili del contesto internazionale. Una vulnerabilità che rimane ancora oggi e rappresenta un limite allo sviluppo, specialmente della nostra nazione.

Sara Zanferrari

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