Economia e Politica

Dazi Usa sull’agroalimentare veneto

I dazi Usa piombano sull’agroalimentare veneto. Il giorno fissato: il prossimo 18 ottobre. Da quella datao gli Usa hanno il diritto di applicare dazi da 7,5 miliardi di dollari sulle merci importate dall’Unione europea. Il Wto permette agli Stati Uniti il diritto di applicare dazi. Come compensazione per gli aiuti dall’Unione europea al consorzio aeronautico Airbus.

E tra i produttori veneti scatta l’allarme per il settore agroalimentare: formaggi, Grana padano, sono solo alcuni degli obiettivi dei dazi. Mentre non dovrebbe esserci il Prosecco. Il conto complessivo per l’agroalimentare Made in Italy potrebbe arrivare ad un miliardo di euro.

dazi agroalimentare veneto

Dazi Usa sull’agroalimentare: conto da un miliardo

“L’Italia rischia di pagare un conto salato con l’aumento delle tariffe all’importazioni fino al 100% del valore attuale – spiega la Coldiretti -. Complessivamente potrebbe colpire per circa la metà dell’importo il cibo ma anche la moda, i materiali da costruzione, i metalli, le moto e la cosmetica. Questo se gli Usa decideranno di mantenere le stesse priorità della black list indicata dal Dipartimento del Commercio statunitense (USTR) e pubblicata nel Registro Federale”.

I 7,5 miliardi promessi. 1/3 dei 21 miliardi di minaccia iniziale degli Stati Uniti. Ora devono avviare la procedura con la pubblicazione nel registro Federale della nuova lista di prodotti europei da colpire. Se saranno mantenute le stesse priorità l’Italia potrebbe essere, dopo la Francia, il paese più colpito. A pagare il conto più salato rischia di essere proprio l’agroalimentare con vini, formaggi, pasta, olive, uva, marmellate, superalcolici e caffè.

Dazi su Prosecco?

Secondo le prime indiscrezioni i dazi sull’agroalimentare veneto non dovrebbero interessare il Prosecco. “Nel primo semestre del 2019 gli Usa – ricorda la Coldiretti – sono diventati il principale mercato davanti alla Gran Bretagna. Negli States una bottiglia a scaffale nei drugstore e wine shop potrebbe vedere raddoppiato il prezzo che passerebbe dai 10-15 euro ai 20-30 euro”.

Formaggi nel mirino

Il sistema Grana Padano, in un anno, subirebbe un danno quantificabile in circa 270 milioni di euro. In Veneto sono molti i produttori di latte che conferiscono al Consorzio. Con i dazi i produttori temono una perdita pari a -80% di export qualora la tassa passasse da 2,15 dollari a 15 dollari al chilo. Così il prezzo al consumo salirebbe fino a 60 dollari al chilo. Assieme al Parmeggiano Reggiano sono 400.000 le forme, che senza più sbocco in America, peserebbero tremendamente sugli altri mercati, a cominciare da quello italiano. 

In pericolo soprattutto i formaggi per le pressioni della lobby dell’industria casearia Usa (CCFN), che ha addirittura scritto al presidente degli Stati Uniti Donald Trump per chiedere dazi sui formaggi europei per favorire l’industria del falso Made in Italy”, prosegue la Coldiretti .

L’Italia nel 2018 esportati negli Stati Uniti olio d’oliva per 436 milioni di euro, mentre l’export di pasta in Usa ammonta a circa 305 milioni. Per l’olio extravergine d’oliva venduto negli States il prezzo salirebbe da 12,38 euro a 24,77 euro al litro (attualmente non c’è dazio sull’olio). La pasta aumenterebbe sulle tavole americane a 3,75 euro al kg rispetto agli attuali 2,75 euro. Per penne e spaghetti il dazio è in media di 6 centesimi al kg.

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