Economia e Politica

Elena La Rocca vs Brugnaro

«Quella di Brugnaro è una posizione irresponsabile». Non usa mezzi termini la consigliera Elena La Rocca del Movimento 5 stelle. «Da tempo mi batto contro le resistenze del Comune di Venezia contro telelavoro e smartworking. Forme di lavoro che rappresentano il futuro in termini di sostenibilità negli spostamenti casa – lavoro, conciliazione con esigenze familiari e nei confronti di diversamente abili. Futuro che il sindaco non vede, accecato dalla sua visione del lavoro arcaica e padronale».  

Elena e il telelavoro

Secondo l’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano, chi lavora fuori dall’azienda è più produttivo (+ 35%) e si assenta meno (-63%). Con il telelavoro si riducono costi di affitti, utenze. La legge Madia già nel 2015 invitava le Amministrazioni pubbliche ad arrivare al 10% dei dipendenti in smartworking. A distanza di 5 anni, il Comune di Venezia rendiconta nel suo “Stato di attuazione del telelavoro” che al  31/12/2019 i dipendenti che usufruiscono di questa forma di lavoro sono in totale 49. 44 donne e 5 uomini a fronte dei 43 del 2015, 44 nel 2016, 42 nel 2017 e 44 nel 2018). «Un  incremento pressoché nullo». L’1,8 % del personale in telelavoro a 5 anni dalla legge Madia è un numero che si commenta da solo.

L’attacco di Elena La Rocca

«L’Amministrazione, china alla visione del lavoro del suo sindaco – padrone, ma soprattutto ai suoi pregiudizi, ha ostacolato in tutti i modi  le lavoratrici e i lavoratori che lo richiedevano. Che necessitavano della sua fruizione. In piena emergenza coronavirus,  di fronte alle numerose richieste di poter lavorare da casa per il solo periodo di difficoltà. E la risposta demenziale del sindaco secondo il quale sarebbe coraggioso chi va al lavoro e, implicitamente codardo, chi chiede di lavorare a distanza. Sollevano enormi interrogativi su chi dovrebbe tutelare la salute comunale».  Elena La Rocca chiosa. «Brugnaro, nella sua visione, dimostra ancora una volta miopia rispetto a quello che sarà la nostra città futura. Dove i problemi di mobilità e ambientali dovranno essere affrontati con le forme di lavoro a distanza, cosiddette smartworking». 

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