Economia e Politica

Elezioni, la sfida in Veneto. Belluno, il Pd stoppa D’Incà: «Non meritiamo una sberla». Forza Italia strappa tre seggi

Rovigo e Belluno, le due Cenerentole del Veneto. Già si sapeva, all’indomani della riforma che per la prossima legislatura ha ridotto il numero dei parlamentari (da 630 a 400 deputati, da 315 a 200 senatori), che le più penalizzate sarebbero state le province piccole. Adesso che i partiti stanno concludendo le trattative per le liste, il rischio si palesa. Rovigo potrebbe non avere un solo rappresentante, né di destra né di sinistra.

I problemi a Belluno

A Belluno, invece, si rischia la beffa: al rappresentante del centrodestra certo di rielezione – Luca De Carlo, sindaco di Calalzo nonché coordinatore regionale di Fratelli d’Italia – il centrosinistra pare possa rispondere con il ministro Federico D’Incà che, appena avuto certezza che il M5s non derogherà sul limite dei due mandati, ha salutato in un colpo solo Beppe Grillo e Giuseppe Conte, con la promessa del Pd di ospitarlo da qualche parte in lista. Il da qualche parte sarebbe proprio Belluno, visto che D’Incà è di Trichiana. Il che comporterebbe, però, l’esclusione del deputato uscente del Pd Roger De Menech e di altri esponenti dem locali che si erano fatti avanti. Dall’entourage del ministro è filtrata la felicità del Pd di ospitare D’Incà in lista; dal Pd di Belluno c’è stata una dichiarata ostilità: «D’Incà in lista da noi a Belluno? Nulla di personale, ma non sta né in cielo nè in terra, non meritiamo una simile sberla, sarebbe un’umiliazione per il Pd bellunese, ma sono certa che siano solo chiacchiere», è la dichiarazione lapidaria della segretaria provinciale dei dem delle Dolomiti, Monica Lotto.

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