Economia e Politica

Focolai e proteste

«Di fronte ai nuovi focolai di contagi da Covid-19, Zaia se la prende con i veneti, annuncia un’ordinanza severa e incolpa il governo di non fornirgli strumenti praticamente “di polizia” come multe salate, trattamenti sanitari obbligatori, isolamenti coatti. È incredibile quanto riesca ancora una volta a manipolare la realtà». È la bordata dei consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle: Jacopo Berti, Erika Baldin, Manuel Brusco e Simone Scarabel.

L’attacco contro Zaia per i focolai

Che rincarano: «Da marzo Zaia fa credere ai veneti che il virus stia scomparendo, che il governo impone restrizioni intollerabili, che ormai tutto è finito. Poco importa se ogni tanto aggiunge che “non bisogna abbassare la guardia”‘, nel momento in cui, in realtà, invita a farlo. “Il contagio sta crollando”, diceva il primo giugno in televisione. “La mascherina serve solo dove c’è assembramento”, sosteneva in conferenza stampa appena qualche giorno prima. “Il Veneto può riaprire tutto! “, o ancora, a fine marzo: “A giugno tutto tornerà alla normalità”.

I dubbi

«Ora tuona contro chi ha preso le cose alla leggera» proseguono i grillini «e chiede misure speciali per chi non confessa i contatti avuti, ma ha delegittimato l’app Immuni, che avrebbe consentito di tracciare ogni contatto delle persone contagiate. Il suo mirabolante sistema di biosorveglianza dov’è? Dove sono i suoi tamponi di massa davanti ai supermercati? Sappiamo se ci sono aree dove possono scoppiare nuovi focolai? No, perché non stiamo facendo il controllo sistematico della acque di scarico che ci consentirebbe di monitorare la presenza residua. Eppure l’Istituto superiore di sanità lo raccomanda, ed è stato fatto a Milano, Torino, Roma».

La conclusione

Conclusione sarcastica: «Invece di fare il duro e invocare poteri speciali, Zaia una volta per tutte non si preoccupi di scontentare qualcuno, lasci perdere le sue considerazioni da “esperto” che ha dato un esame sui virus dei bovini all’università e informi, seguendo le istruzioni delle persone serie che hanno lavorato e continuano a lavorare per la salute dei veneti». Parole alle quali fa eco a distanza il ministro pentastellato ai rapporti con il parlamento: «L’innalzamento dell’indice del contagio in Veneto è preoccupate. Il Covid-19 non è ancora stato sconfitto e occorre continuare a mantenere alto livello di guardia», twitta Federico D’Incà «bisogna procedere subito con i tamponi, identificare i focolai e interrompere la catena di contagio».

Sul caso interviene anche il candidato presidente del Partito dei Veneti, Antonio Guadagnini: «Che senso ha annunciare restrizioni da lunedì? Se sono urgenti vengano prese subito. Credo che a comportamenti individuali sconsiderati, come quelli dell’imprenditore vicentino, sia pericoloso rispondere con atti di paura che rischiano di costare altre migliaia di ore di cassa integrazione e bruciare chissà quanti posti di lavoro, specie nei settori del turismo e della ristorazione». Nuovi contagi in Veneto, Crisanti a Zaia: “Ordinanze più severe? Basta fare i tamponi”

Interviene Crisanti sui focolai

“Non si tratta di fare ordinanze più severe o meno, ma di capire l’origine dei focolai e applicare le misure per spegnerli. La ricetta ce l’abbiamo: fare il tampone”: così Andrea Crisanti, docente di microbiologia all’Università di Padova, ha commentato l’annuncio del Governatore del Veneto Zaia di un’ordinanza con misure più restrittive dopo che l’indice Rt è salito a 1,63.

Focolai. Tutto previsto

“Non si tratta di fare ordinanze più severe o meno, ma di capire l’origine dei focolai e applicare le misure per spegnerli. La ricetta ce l’abbiamo: fare il tampone a tutti i contatti, amici, parenti e vicini. Non ci sono altre ipotesi. Ci sono disposizioni ministeriali per chi disattende le misure di quarantena. Zaia dice che non basta la multa di mille euro? Sarebbe interessante cominciare a farle, le multe”. Crisanti ha commentato la decisione del presidente del Veneto Luca Zaia di inasprire le regole dopo gli ultimi casi di diffusione del Covid-19 nella regione.

“Zaia si avvale in questo momento di due esperti – ha aggiunto Crisanti – uno che coordina tutti i laboratori di microbiologia del Veneto, e l’altro che è il suo virologo di fiducia. Entrambi hanno firmato la lettera di Zangrillo che dice che il virus non ci sta più, e ora improvvisamente lo riscopre?”. Per Crisanti, il peggioramento della situazione va visto in termini prospettici, “se ci sono dei focolai e questi focolai si può identificarli ed eliminarli, siamo nella normalità”. “L’Italia non è una bolla – ha detto ancora -, nel mondo ieri ci sono stati 215mila casi. La realtà sarà caratterizzata da continui focolai, bisogna non farseli sfuggire di mano”.

Crisanti non è preoccupato per i focolai in Veneto

Il professor Crisanti ha parlato anche a margine di un incontro col viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri, e ha detto di non essere preoccupato per l’aumento dei casi di Coronavirus in Veneto. “Io avevo detto già da tempo che il futuro sarebbe stato caratterizzato da focolai. Stiamo seguendo la strada tracciata a Vo’, finché abbiamo la capacità di individuarli e di spegnerli non sono preoccupato”, ha spiegato commentando appunto l’aumento dell’indice di contagio da Coronavirus in Veneto. “Se uno prende il dato su scala microscopica non ha nessun significato, ci sono più casi e la sfida si misura sulla capacità di identificarli – ha aggiunto Crisanti – Sull’R0 non abbiamo nessun controllo, l’unica cosa che possiamo fare è aderire alle misure di distanziamento”.

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