Economia e Politica

Gerusalemme capitale di due stati?

Dopo aver deciso di trasferire l’ambasciata statunitense dall’attuale capitale di Israele, Tel Aviv, a Gerusalemme, il Presidente Trump punta a rendere la capitale delle tre religioni monoteiste capitale indivisa dello Stato d’Israele. Questa posizione dell’amministrazione Trump, accompagnato da un progetto di pace, ha già ricevuto un secco “no!” dal Presidente palestinese Abu Mazen. Cosa prevede il piano voluto dall’attuale inquilino della Casa Bianca? Esso concede una serie di cose a favore dei palestinesi, come, ad esempio, la soluzione di due Stati come primo passo notevole, ma non sufficiente. A riferirlo Giuseppe Paccione, esperto di Diritto internazionale e dell’UE.

Gerusalemme e la Palestina

Il colpo di scena è stato la decisione di affrettare i tempi per la nascita della Palestina. E, quindi, l’avvio di rendere concreto l’obiettivo che sempre si sono prefissati gli stessi palestinesi di avere un proprio territorio indipendente e sovrano. Tuttavia, resta il problema di trovare un punto di compromesso tangibile e possibile. Fra i due popoli al fine di poter risolvere l’annosa questione che dura da anni.

Investimenti e Gerusalemme

Un altro fondamentale punto consiste nell’attuare degli investimenti a favore del popolo palestinese di molti miliardi di dollari. Mediante negoziati, che favorirebbero il fermo degli insediamenti israeliani. Per ottenere ciò, il governo palestinese deve attenersi a due condizioni: il riconoscimento di Israele come Stato ebraico e la smilitarizzazione dello Stato palestinese.

La politica americana

Dal presidente statunitense Trump ci si può aspettare di tutto come il caso di Gerusalemme. Dove ha menzionato la possibilità di rendere la parte Est di Gerusalemme quale capitale del futuro Stato della Palestina. E di aprire la sede diplomatica americana. Tale punto di vista di Trump si scontra con la sua intenzione di considerare questa importante città la sola capitale indivisa dello Stato d’Israele.

Purtroppo, forse dovuta dalla scarsa conoscenza di Trump della storia di Gerusalemme quale città santa, ci si chiede come sarà possibile avere Gerusalemme est capitale palestinese. Leggendo il piano statunitense, la capitale palestinese dovrebbe nascere nelle zone della parte est di Gerusalemme. Non solo, si indica la futura area della capitale della Palestina in zone come Kafr Aqab, la parte est di Shuafat o Abu Dis. In poche parole, si deduce, attraverso questo piano, che già divide i quartieri arabi di Gerusalemme dal resto della città santa, rimane in piedi. Sebbene debba essere reputata come confine tra le capitali israelo-palestinese.

Il problema del muro del pianto a Gerusalemme

Circa il muro del pianto, il  Ha-Kotel Ha-Maaravi quale centro spirituale del popolo ebraico. Il piano della Casa Bianca statuisce che sarà compito delle autorità israeliane tutelare i luoghi santi di tutte e tre le religioni monoteiste. Mantenendo in tal modo lo status quo. Di certo, la risposta palestinese, come pure del gruppo di Hamas e anche di Teheran, è stata di un respingimento totale al progetto dell’amministrazione Trump. In conclusione, non si può non porre in risalto un vecchio detto. Ben noto in Medio oriente, secondo cui, se non sciogli il nodo di Gerusalemme, sarà arduo trovare il bandolo della complessa matassa mediorientale.

Giuseppe Paccione

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