Economia e Politica

Hong Kong e la lotta per la libertà contro il totalitarismo cinese

Da mesi sentiamo parlare di una rivolta senza precedenti nella città a statuto speciale cinese, cosa succederà? Anche questa settimana, tutte le testate giornalistiche e i quotidiani hanno dedicato pagine e trafiletti alla protesta, oramai divenuta rivolta, scoppiata nella città di Hong Kong. Senza addentrarci in lungaggini storiche ci basta sapere che questa città, assieme a Macao e all’isola di Taiwan, è un territorio culturalmente cinese. Ma con un sistema politico estremamente diverso da quello della Repubblica popolare cinese.

Hong Kong contro Cina

La rivolta, iniziata contro la legge sull’estradizione in Cina, che permetteva al governo cinese di “aggirare” la democrazia e la libertà di parola vigente, va avanti da quasi un anno. Con i manifestanti che chiedono a gran voce di fermare il processo di eliminazione dell’autonomia della città. Ho chiesto ad un cittadino cinese cosa ne pensasse e la risposta  mi ha sorpreso. ”è tutto un gioco di politica, dietro ai manifestanti ci sono gli Stati Uniti e la Gran Bretagna. La popolazione di Hong Kong è cinese a tutti gli effetti. E, se non ci fosse la mano delle potenze occidentali che vuole colpire la Cina, i cittadini non protesterebbero”.

Cosa è Hong Kong

Di fatto Hong Kong è un’oasi di democrazia e diritto in mezzo ad un deserto di totalitarismo. Dove alcuni studenti si trovano a combattere contro uno stato, de jure “Repubblica popolare” de facto  dittatura monopartitica. Ad Hong Kong la situazione è duplice. La popolazione è nettamente a favore dell’indipendenza e non si sente cinese. Dato che rileviamo dalle elezioni democratiche, dove il fronte pro-democrazia ha stravinto, ma i rappresentanti delle categorie economiche sono nettamente pro-Cina. A causa dei grandi introiti che  provengono dagli scambi con la Cina.

Il governo

L’assembla legislativa di Hong Kong è composta da 70 componenti, dei quali 40 eletti direttamente dal popolo e 30 scelti dai rappresentanti delle categorie professionali. Come detto pro-Cina, questo permette agli esecutivi di Hong Kong (scelti da un comitato nominato dalla Cina) di avere la maggioranza parlamentare. E quindi anche di approvare leggi come quella sull’estradizione. La formula “una Cina, due sistemi” sta venendo mascherata dalle continue intromissioni della “Cina continentale” all’interno delle zone libere. Cosa che fa capire come il PCC non voglia aspettare il 2047 per annettere del tutto Hong Kong, scatenando quindi le proteste, che mai come oggi dovremmo conoscere e sostenere, come cittadini europei e come occidentali. Perché sul serio si tratta di una lotta tra chi è pro e chi è contro la democrazia, Hong Kong non va lasciata sola.

Il potere economico

Purtroppo, il potere economico cinese fa spesso si che molti paesi del mondo chiudano un occhio di fronte alle violazioni dei diritti perpetrate dai cinesi. Anche di fronte ad uno dei centri finanziari più importanti al mondo. Spero che il mondo capisca presto che la Cina, seppur capitalista dal punto di vista economico, non è un nostro amico. Ma bensì un pericoloso nemico della democrazia e del mondo libero.

Il ricordo

Non dimentichiamoci del 4 giugno 1989. Dove la protesta dei giovani cinesi fu brutalmente repressa in Piazza Tienammen. Commemorazione vietata ad Hong Kong, dove la polizia sta attaccando chiunque nomini quel giorno. Non dimentichiamoci di quello sconosciuto di fronte ai carri, difendiamo Hong Kong, Macao e Taiwan da  dall’assolutismo di Pechino!

Alberto Mantovan, Laureando in Relazioni internazionali

Tag
Mostra altro

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button
Close
Close