Economia e Politica

I talebani blindano l’Afghanistan

Italebani non permetteranno più ai cittadini afgani di raggiungere l’aeroporto di Kabul. A dirlo è il loro portavoce, Zabihullah Mujahid, nel corso di una conferenza stampa durante la quale è stato ribadito il no a un prolungamento della scadenza del 31 agosto, la data prevista per il completamento del ritiro dall’Afghanistan delle forze occidentali. Il rinvio era stato chiesto tra gli altri da Francia e Germania per continuare le evacuazioni. Secondo fonti dell’amministrazione americana citate dai media il presidente Joe Biden durante il G7 ha confermato agli alleati il ritiro definitivo degli Usa entro il 31 agosto .

L’aeroporto

Nelle ultime 24 ore da Kabul sono state evacuate quasi 10mila persone con 15 volti militari Usa e 34 della coalizione. Dall’Afghanistan, ha detto il ministro degli Esteri italiano Luigi Di Maio, “abbiamo evacuato tutti gli italiani che ci hanno chiesto di lasciare il Paese, rispondendo alla comunicazione inviata dall’Ambasciata. Abbiamo portato in Italia quasi 2.700 afghani, principalmente collaboratori delle istituzioni italiane, a partire dal nostro contingente militare, e loro familiari”. 

I talebani provano a rassicurare gli afgani

Durante la conferenza stampa, Mujahid ha provato a fornire qualche rassicurazione sulla situazione nel Paese e sul rispetto dei diritti. “Non inseguiamo nessuno, non diamo la caccia a nessuno, non ci sono stati incidenti in nessuna parte del Paese non abbiamo nessuna lista. Noi vogliamo portare pace e sicurezza nel nostro Paese”, ha detto. I talebani, aggiunge, vogliono “mettere fine” alla guerra in Afghanistan e “dialogare” con il Panshir, l’unica area del paese non sotto il loro controllo, dove attualmente c’è quello che viene definito “un problema” mentre la situazione dell’ordine pubblico a Kabul e in Afghanistan secondo Mujahid è “sicuramente molto migliore rispetto al passato”. “Attualmente l’accesso all’aeroporto di Kabul è consentito solo ai cittadini stranieri e non agli afghani”, ha detto il portavoce dei talebani, aggiungendo che gli americani hanno l’opportunità e le risorse per portare fuori tutte le persone che appartengono a loro”. Mujahid ha quindi chiesto agli Usa “di cambiare politica. Per favore, non incoraggiate gli afghani a partire”. L’Afghanistan, ha spiegato, ha bisogno dei suoi medici e delle persone qualificate.

L’appello

Mujahid ha lanciato poi un appello agli afgani: “Vi rassicuriamo, tornate alle vostre case, tornate alle vostre vite, non c’è pericolo”. Le donne per il momento restano in casa: “È per la loro sicurezza, i nostri combattenti non sono addestrati ad affrontare e parlare con loro. Una volta stabilite le nostre procedure, potranno tornare al lavoro”, ha detto il portavoce dei talebani, negando che alle donne non sia più consentito recarsi nei loro luoghi di lavoro.

La denuncia dell’Onu: “In Afghanistan esecuzioni sommarie”

Un quadro di “sicurezza” quello descritto da Mujahid che non trova riscontro nella denuncia dell’Alto Commissario dell’Onu per i diritti umani, Michelle Bachelet, che ha detto di aver ricevuto rapporti credibili su gravi violazionie nelle zone sotto il controllo dei talebani in Afghanistan, comprese “esecuzioni sommarie” e restrizioni dei diritti delle donne e reclutamento di bambini-soldato. L’ex presidente cilena ha esortato il Consiglio per i Diritti Umani a prendere “un’azione coraggiosa e vigorosa” per monitorare la situazione dei diritti umani nel Paese. 

Le paure

“Ci sono gravi timori per le donne, per i giornalisti e per la nuova generazione di leader della società civile emersi negli ultimi anni”, ha detto Bachelet alla sessione di emergenza del forum, tenutasi su richiesta del Pakistan e dell’Organizzazione per la cooperazione islamica (OIC). “Anche le diverse minoranze etniche e religiose dell’Afghanistan sono a rischio di violenza e repressione, visti i precedenti modelli di gravi violazioni sotto il dominio dei talebani e le segnalazioni di uccisioni e attacchi mirati negli ultimi mesi”, ha affermato. “In particolare, garantire l’accesso a un’istruzione secondaria di qualità per le ragazze sarà un indicatore essenziale dell’impegno per i diritti umani”.

La “road map” dei leader del G7

I leader del G7 hanno fissato “una road map” condizionata relativa al possibile dialogo con i talebani e “la condizione numero uno è che essi garantiscano un corridoio sicuro” a tutti coloro che vogliono lasciare il Paese anche il 31 agosto, ha detto ieri il premier britannico Boris Johnson, confermando al tempo stesso il no di Biden a un rinvio del ritiro.

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