Economia e Politica

I tamponi gratis ai portuali di Trieste guastano la linea della fermezza

I lavoratori del porto di Trieste, che protestano contro il Green Pass, minacciano da giorni di bloccare i collegamenti di quello che è uno degli scali più importanti d’Italia. E così il Viminale, in accordo con Palazzo Chigi, dà alle imprese private l’indicazione di valutare test gratis per i propri dipendenti per “evitare situazioni di grave difficoltà”. E’ il punto di svolta di una vicenda che si è riaccesa questa mattina con un post di Beppe Grillo, tornato sulla scena politica. Tre giorni dopo l’assalto di Forza Nuova alla sede della Cgil, il Garante M5s rilancia l’ipotesi di tamponi gratuiti per i lavoratori non vaccinati con l’obiettivo di favorire “una pacificazione sul Green pass”.

Draghi insiste sulla sua linea

Ma, da quanto lascia trapelare Palazzo Chigi, Mario Draghi non avrebbe alcuna intenzione di lisciare il pelo ai no vax, piuttosto vuol mantenere la linea della fermezza: tamponi rapidi ogni 48 ore, molecolari ogni tre giorni per entrare nei posti di lavoro pubblici e privati. Punto. Tuttavia poche ore dopo si apre un varco, che potrebbe essere l’inizio di un cortocircuito. Oggi vengono concessi i tamponi gratuiti ai lavoratori portuali di Trieste, seppur dipendenti di aziende private, che non contenti dicono no anche ai test gratis e chiedono che cada l’obbligo del Green Pass. Domani l’apertura potrebbe riguardare un’altra categoria e poi un’altra ancora. Tanto è vero che pochi minuti dopo la pubblicazione della circolare del Viminale, i sindacati chiedono che questa possibilità venga estesa a tutto il settore del trasporti. Ecco quindi che le maglie potrebbero allargarsi. Mentre il Pd prova a mettere un freno giudicando “inopportuna” la circolare del ministero guidato da Luciana Lamorgese.

Salvini e Grillo

All’orizzonte si intravede il caos, anche dentro la maggioranza. Ad aprire le danze, come si è detto, è Grillo che, con la sua mossa, mette in difficoltà il Movimento 5 Stelle. Il Garante intende accarezzare tutta quella fronda meno estrema presente in piazza e un pezzo di Italia contraria alla vaccinazione e al certificato verde che fra tre giorni dovrà essere presentato in tutti i posti di lavoro. Nello stesso tempo incastra Giuseppe Conte che si era detto favorevole ai tamponi gratuiti salvo poi cambiare idea per assecondare la linea di Palazzo Chigi, del ministero della Salute e del Pd. Si crea così un asse trasversale che va da Matteo Salvini, oggi a Trieste, a Beppe Grillo. Un asse che prova a minare il governo che tuttavia, come spiegano fonti di Palazzo Chigi, non è intenzionato a indietreggiare o a cambiare linea. Lo dice chiaramente il ministro del Lavoro, il dem Andrea Orlando, per il quale “far diventare il tampone gratuito significa dire sostanzialmente che chi si è vaccinato ha sbagliato o significherebbe smentire l’orientamento che finora è stato seguito”. Ovvero far pagare i tamponi, circa due a settimana per entrare nel posto di lavoro, così da incentivare la vaccinazione, arrivata adesso oltre l’80%. Ma la concessione ai lavoratori portuali può cambiare le carte in tavola e la linea della fermezza potrebbe andare in crisi.

Draghi e le vaccinazioni

Draghi per adesso vorrebbe capire se dal 15 ottobre, data in cui entra in vigore il certificato verde per i lavoratori pubblici e privati, ci sarà un ulteriore aumento delle vaccinazioni. Mentre Orlando non chiude del tutto a prezzi ancora più calmierati, ma sarà un capitolo che si affronterà casomai tra qualche giorno. Certamente l’uscita di Grillo e la circolare del Viminale indirizzata a una categoria specifica riaprono un capitolo che, almeno sul piano governativo, sembrava chiuso. “La verità – dice un deputato M5s – è che sono in tanti nella maggioranza a volere i tamponi gratis”. Non solo Salvini, che nei giorni antecedenti il via libera al provvedimento aveva sollevato la necessità di prevedere “milioni di tamponi rapidi gratuiti”, ma anche Giuseppe Conte che in quegli stessi giorni diceva che “noi come M5s abbiamo invocato e proposto il tampone gratis”. Salvo poi ridimensionare la richiesta nel nome dell’alleanza con il Pd e della tenuta del governo. Ma lo stesso segretario della Cgil Maurizio Landini, come primo atto sulla questione Green Pass, propose i tamponi gratuiti. Per non parlare del fatto che il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione in cui si invitano gli Stati membri “a garantire test universali, accessibili, tempestivi e gratuiti”. Gli eurodeputati dem, per non appiattirsi su Grillo e tenere invece la linea di partito, chiedono che “i prezzi dei tamponi siano ridotti ma non gratuiti per non disincentivare la vaccinazione”.

Stop di Grillo

L’unico stop ufficiale a Grillo dal mondo pentastellato arriva dal sottosegretario Carlo Sibilia per il quale “ammesso e non concesso che ci sia un miliardo a disposizione”, questi soldi andrebbero usati “per aiutare le famiglie che hanno avuto decessi a causa della pandemia”. Per Sibilia “va bene che si arrivi a prezzi calmierati per i tamponi, ma i vaccini sono gratuiti. Chi oggi non ha il green pass è un no vax”. Gli altri parlamentari, anche quelli della commissione Affari sociali che si sono occupati del tema, preferiscono tacere in attesa che sia Giuseppe Conte a dare un segnale di indirizzo: “Mi dispiace, ma preferiscono non commentare le parole di Grillo”.

I rischi politici

L’uscita getta M5s nello sconforto, stretto in una morsa con il governo da un lato e Grillo dall’altro, proprio loro che per anni hanno sostenuto le teorie no-vax, facendone tema di campagna elettorale. Invece gli europarlamentari grillini seguono la linea del Garante e della risoluzione approvata: “Sarebbe estremamente grave se il certificato verde venisse utilizzato come un balzello per fare cassa”, dice Laura Ferrara. Resta da capire cosa dirà Conte, se in asse con Salvini aprirà un nuovo fronte nel governo, ma tutti sono pronti a scommettere che non sarà così, o se invece si allineerà agli alleati Pd, quindi alla linea Draghi. Che comunque potrebbe vaccilare.

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