Economia e Politica

Il Veneto perde le piccole imprese

Nella provincia di Venezia il numero di artigiani è passato da 28 mila nel 2011 a meno di 26 mila nel 2015 e a 24 mila nel 2020, un calo del 15% in dieci anni. I commercianti sono scesi dai 35 mila del 2011 a 32 mila nel 2020 (-8,2%). In totale, quindi, l’area della città metropolitana ha perso 7 mila piccole imprese. Il dato totale del Veneto è di 50 mila partite iva perse in dieci anni, suddivise in 16 mila commercianti e 34 mila artigiani. Sono i numeri riportati dalla Cgia Mestre, l’associazione artigiani e piccole imprese, che individua le cause della “moria” in problemi più tradizionali (tasse, burocrazia, mancanza di credito) e altri più recenti, come le restrizioni del Covid ma anche il crollo dei consumi delle famiglie e il successo dell’e-commerce.

Le città cambiano volto

Senza negozi le città non sono più le stesse, spiega la Cgia: camminando nei centri storici e nei quartieri, sia delle città che dei piccoli paesi di periferia, è in forte aumento il numero delle botteghe e dei piccoli negozi con la saracinesca abbassata e le luci spente. Meno visibili a occhio nudo sono le chiusure che hanno interessato i liberi professionisti, gli avvocati, i commercialisti e i consulenti che svolgevano la propria attività in uffici e studi ubicati nei condomini. Insomma, secondo l’associazione «le nostre città stanno cambiando volto: con meno negozi e uffici sono poco frequentate, più insicure e con livelli di degrado in aumento».

Covid, l’anno più duro

Ci sono poi dei dati che riguardano l’ultimo anno e mezzo, ma a livello nazionale. Dal febbraio 2020, mese pre Covid, all’agosto 2021, il numero complessivo dei lavoratori indipendenti è sceso di 302 mila unità (-5,8 per cento). Nello stesso periodo i lavoratori dipendenti sono diminuiti di 89 mila (-0,5 per cento). «In un anno e mezzo – commenta lo studio – il Covid ha messo a dura prova il mondo del lavoro italiano, ma chi ne ha pagato le conseguenze è stato, in particolar modo, il cosiddetto popolo delle partite Iva».

Le proposte

La Cgia «ritiene che sia giunto il momento di aprire un tavolo di crisi permanente a livello regionale per dare una risposta al mondo degli autonomi». Inoltre «è necessario coinvolgere il ministero dell’Istruzione affinché attivi un’azione nei confronti degli studenti delle scuole medie superiori che li sensibilizzi su un punto: una volta terminato il percorso scolastico, nel mercato del lavoro ci si può affermare anche come lavoratori autonomi». Infine, «i negozi di vicinato e le botteghe artigiane hanno bisogno di sostegno» perché garantiscono la coesione sociale del sistema produttivo e la qualità del made in Italy. Per aiutarle «è indispensabile tagliare la burocrazia, abbassare il peso di imposte e contributi e prevedere ammortizzatori sociali e di sostegno al reddito anche ai lavoratori autonomi».

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