Economia e Politica

Interporto Padova, irresponsabile l’astinenza del comune e provincia a ricapitalizzazione

“Interporto Padova Spa, con un capitale di 36 milioni di euro ed un debito di circa 100 milioni, rischia la mancata ricapitalizzazione. Lo dichiara Simone Borile, candidato consigliere regionale M5S. Poiché il Comune di Padova non parteciperà e la Provincia sembra defilarsi.”

Le assenze sull’Interporto

“L’assenza di partecipazione alla ricapitalizzazione, soprattutto da parte di Palazzo Moroni che detiene il 19% delle azioni, rischia di incancrenire la delicata situazione di un ente privato a partecipazione pubblica. Soprattutto per i riflessi occupazionali.

La minusvalenza dell’Interporto potrebbe erodere il patrimonio sociale, pertanto non partecipare oggi alla ricapitalizzazione, indipendentemente dalla rilevanza delle perdite, potrebbe essere un irresponsabile pentimento futuro verso il bene dell’intera collettività. Del resto abbiamo assistito alla messa in liquidazione della ZIP di Padova con il favore della Provincia. Che a nome del presidente Bui dichiarava, lo scorso ottobre 2019, che essa aveva terminato la sua mission. Eppure la ZIP, a mio modo di vedere, poteva essere evoluta come incubatore di business projects. E con attrazione di nuove aziende con conseguente sviluppo economico ed occupazionale.”

Le preoccupazioni

“Mi preoccupa – prosegue Borile – questa nuova abbinata Comune e Provincia di Padova, l’ultima volta la ZIP è stata messa in liquidazione. Il sindaco Giordani e il presidente della provincia Bui detengono assieme il 34,66% dell’Interporto. Devono quindi celeri chiarimenti. Non partecipare alla ricapitalizzazione creerebbe, di riflesso, un senso di incertezza anche sulla globale capacità finanziaria di Palazzo Moroni. E forse sul futuro dell’Interporto che – insiste Borile – deve confidare in uno dei solidi soci.

In assenza della ricca Camera di Commercio, avrebbero assunto le stesse posizioni? Palazzo Moroni è in gravi difficoltà economiche che devono preoccupare i padovani? Mi auguro che non si ricorra alla trasferibilità del diritto di opzione per mera monetizzazione. Salvo che ciò non sia vietato o limitato dalle clausole statutarie. Con il rischio che l’assenza di terzi sottoscrittori si tramuti – conclude Borile – in sotterfugio per defilarsi dall’Interporto. Sarebbe una follia.”

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