Economia e Politica

La CGIA di Mestre e il post emergenza

Abbiamo intervistato Paolo Zabeo, Coordinatore ufficio studi CGIA di Mestre. Forse la realtà più importante a livello nazionale per poter esprimere un giudizio su quanto potrebbe avvenire alla fine dell’emergenza sanitaria. Paolo Zabeo si è subito prestato a fare un quadro della situazione. Tra disoccupazione e rilancio.

I dati di CGIA

Tab. 1 – Numero di disoccupati (medie annuali)

Rank per var. % 2019/2009 2019
prov. Vicenza 18.798
prov. Venezia 23.858
Veneto 129.734
Italia 2.581.528

Elaborazione Ufficio Studi CGIA su dati Istat

Tab. 2 – Tasso di Disoccupazione (medie annuali)

Rank per tasso di disoccupazione 2019 2019
prov. Vicenza 4,7
prov. Venezia 6,1
Veneto 5,6
Italia 10,0

Elaborazione Ufficio Studi CGIA su dati Istat

Tasso di disoccupazione = n° disoccupati / forza lavoro x 100

Fonti CGIA di Mestre

Il parere di Paolo Zabeo della CGIA

Le misure di sostegno al reddito per i lavoratori dipendenti introdotti con il “Cura Italia” hanno congelato i licenziamenti per i prossimi 2 mesi e fino alla fine dell estate è stato esteso a tutte le maestranze, anche delle micro imprese, il ricorso alla cig in deroga. I problemi, pero’, potrebbero sorgere in autunno, nel caso  queste misure non venissero prorogate. Tuttavia, la depressione economica che caratterizzerà i prossimi mesi dovrà essere affrontata non solo con misure contenitive. Ma anche con interventi espansivi. Rilanciando la domanda interna con grandi investimenti pubblici e interventi di messa in sicurezza del paese (contrasto dissesto idrogeologico, riqualificazione delle periferie, edilizia scolastica, etc.).

L’intervista a Zabeo

Dalla sua posizione e dati alla mano sulla disoccupazione, lei cosa prevede una volta finita l’emergenza dovuta al Covid – 19? “E’ difficile fare una previsione, tutto dipenderà dalla durata e dall’intensità di questa fase emergenziale, certo è che una volta superata questa emergenza sanitaria l’economia sicuramente sarà a livelli post seconda guerra mondiale”.

Il futuro delle aziende per la CGIA

Molte aziende sono state chiuse, in alcuni casi sono intervenuti anche i sindacati richiedendo lo sciopero agli operai, che prospettive si aprono? “In una fase così delicata credo sia sbagliato alimentare lo scontro sociale fino a chiedere lo sciopero generale. Se ci sono delle aziende che non rispettano il Protocollo sulla sicurezza Covid 19 devono  essere segnalate alle autorità preposte ai controlli e chiuse. Altresì, se non rientrano nella lista definita dal Governo nel decreto di domenica scorsa, quelle aziende vanno chiuse. Proclamare lo sciopero mi sembra sbagliato e fuori luogo”.

Smart Working come soluzione

Il Premier ha invitato a sfruttare al massimo lo strumento dello smart working. Può essere una soluzione anche per il futuro? Ossia, paradossalmente, l’emergenza sanitaria, potrebbe dare nuova linfa all’innovazione? “Certo che sì, anche se nelle piccole e piccolissime imprese è uno strumento che i dipendenti di queste realtà difficilmente possono utilizzare”. 

Cassa integrazione e CGIA

Molte persone adesso sono in cassa integrazione, altre in “ferie forzate”, altre lavorano a turni. Ci spiega cosa comportano queste cose sulle loro entrate? “Per chi è in ferie o in permesso non subisce alcuna contrazione del reddito. Se invece si trova in CIG, inizialmente ha una riduzione della misura di sostegno al reddito che a seconda del tipo di contratto può essere inferiore del 15/30 per cento circa dello stipendio mensile che percepiva quando era occupato in azienda”.

CGIA e Venezia


Venezia ha lanciato l’allarme turismo, così come molte località montane e balneari. Si prevede un picco di disoccupati? “Per fortuna a breve no, visto che anche a questi lavoratori è stata estesa la CIG in deroga. Certo, il problema potrebbe riproporsi nel prossimo autunno quando queste misure, se non rifinanziate, termineranno i loro effetti”.

CGIA e futuro

La Cgia di Mestre può fare un prospetto sul futuro che ci aspetta? E come vede questo futuro? “Saranno momenti molto difficili perché la caduta dell’economia sarà rovinosa. Se non verranno poste in essere delle misure di rilancio della domanda interna, attraverso un vero e proprio piano Marshall, non solo l’Italia, ma tutta Europa si troverà in grande difficoltà”.  

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