Economia e Politica

La linea dura di Confindustria: green pass per andare al lavoro, sospensione ai no vax

 Il tema della copertura vaccinale sui luoghi di lavoro in presenza ormai certa di un numero rilevante di lavoratori no vax alla ripresa delle attività nel prossimo autunno continua ad animare il dibattito tra le parti sociali e all’interno delle fabbriche. Non essendo obbligatorio e al contempo tutelato dal diritto alla riservatezza diventa difficile individuare possibili interventi da parte del datore di lavoro sebbene motivati dalla volontà di tutelare i propri dipendenti. Confindustria è entrata nel merito della questione con una mail interna mentre nelle settimane scorse c’era stato l’annuncio dell’imprenditore tessile Brunello Cucinelli sull’intenzione di mettere in aspettativa remunerata i dipendenti che non si vaccineranno dopo l’episodio degli infermieri no vax a Genova.

A tutela dei lavoratori

A Viale dell’Astronomia si ipotizza che per garantire la tutela dei lavoratori si potrebbe richiedere la presentazione del green pass ai dipendenti e, nel caso non lo abbiano, questi potrebbero essere spostati ad altra mansione o essere sospesi, con impatto anche sulla retribuzione. La eventuale proposta è contenuta in una mail interna inviata dal direttore generale, Francesca Mariotti ai direttori del sistema industriale. La missiva fa il punto sulla proposta normativa su cui Confindustria è al lavoro con governo e istituzioni nel confronto per aggiornare il protocollo per la sicurezza sui luoghi di lavoro, che segue la disponibilità all’operazione vaccinazioni in fabbrica.

Green pass e sindacati

Nel testo è scritto che “l’esibizione di un certificato verde valido dovrebbe rientrare tra gli obblighi di diligenza, correttezza e buona fede su cui poggia il rapporto di lavoro. In diretta conseguenza di ciò, il datore, ove possibile, potrebbe attribuire al lavoratore mansioni diverse da quelle normalmente esercitate, erogando la relativa retribuzione; qualora ciò non fosse possibile, il datore dovrebbe poter non ammettere il soggetto al lavoro, con sospensione della retribuzione in caso di allontanamento dell’azienda”. Sulla questione si sono già espressi nei giorni scorsi i sindacati parlando di grave violazione della privacy da parte dell’azienda che si informa sull’esecuzione del vaccino laddove questo non è obbligatorio e bocciando una eventuale aspettativa forzata.

Sospensione motivata

Da parte dei giuristi, invece, si sottolinea la possibilità per l’azienda di sospendere il lavoratore non vaccinato senza giustificato motivo per evitare di mettere a rischio gli altri dipendenti. Se è vero che nessuno può essere obbligato a nessun trattamento sanitario se non per disposizione di legge (articolo 32 della Costituzione) e quindi non al vaccino anti Covid se questo non è obbligatorio per legge, è altresì vero che l’imprenditore è obbligato ad adottare le misure necessarie ad assicurare l’integrità fisica dei dipendenti (articolo 2087 del Codice civile). “La Costituzione all’articolo 32 – aveva affermato nelle scorse settimane il giuslavorista Pietro Ichino – garantisce la salute e la sicurezza a tutti. Libero dunque chi preferisce stare a casa propria senza vaccinarsi, ma non di mettere a rischio la salute dei compagni di lavoro. I sindacati ribadiscono l’importanza della vaccinazione ma non ci stanno al controllo in una situazione nella quale l’obbligo al vaccino non c’è.

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