Economia e Politica

La protesta dilaga

Cominciamo dall’inizio

L’emergenza Covid è iniziata ufficialmente a Marzo 2020 e da allora è stato tutto un susseguirsi di Dpcm, decreti attuativi, regolamenti ed istruzioni emanate dai vari enti presenti sul territorio nazionale. Ad ogni decreto, specialmente quando i primi giorni l’emergenza incalzava, si è andati via via sempre di più riducendo le libertà fondamentali degli Italiani che, in nome della salute di tutti i cittadini, sono stati gradualmente costretti a casa cessando quasi tutte le attività produttive ed arrecando un arresto dell’economia senza precedenti.

L’estate

Arrivati a fine Maggio sono iniziate le prime aperture e tutti gli imprenditori si sono prontamente adeguati alle nuove normative per rispettare i criteri di sicurezza nei locali, mantenendo le distanze tra i tavoli, montando i famosi plexiglass e sanificando in maniera continua gli ambienti. Durante il periodo estivo e fino a Settembre però il Governo, il quale avrebbe dovuto pianificare l’autunno e l’inverno in modo che si potesse tornare in qualche modo alla normalità, regolando e potenziando il trasporto pubblico, diluendo i flussi dei ragazzi che entrano a scuola ed aumentando il personale medico, non ha fatto sostanzialmente nulla riducendosi ad effettuare i primi concorsi per l’assunzione di personale scolastico solo pochi giorni fa. Nel frattempo, terminate le elezioni regionali, il Governo ha cominciato ad accorgersi che i contagi hanno subito una impennata via via sempre maggiore, fino ad arrivare a pensare ad un nuovo mini-lockdown.

 L’ultimo Dpcm

Ed eccoci di nuovo qui, di fronte all’ennesimo Dpcm, emanato in fretta e furia il 24 Ottobre, il quale è arrivato a prevedere una nuova stretta verso le attività produttive con riguardo agli orari di apertura, determinando la chiusura dei bar e ristoranti oltre le ore 18:00, la sospensione e  chiusura totale delle attività di piscine, palestre, centri benessere e termali, di sale giochi, sale scommesse e casinò, di sale teatrali, concerti e sale cinematografiche, delle sale da ballo e discoteche ed è stata prevista la sospensione delle lezioni in presenza per i ragazzi delle scuole superiori. 

Proteste degli imprenditori contro il Dpcm

Appena pochi giorni dopo l’emanazione del nuovo Dpcm le proteste degli imprenditori hanno cominciato a diffondersi in tutto il paese: Napoli, Roma, Milano, Pescara, Ferrara, Ravenna, Rovigo.. e molte altre saranno organizzate nei prossimi giorni. Gli Italiani di sono finalmente destati da quel sonno profondo che li aveva colpiti ed hanno iniziato a protestare. Questo perché molti dei provvedimenti presi all’interno del Dpcm sembrano essere insensati e danneggiare ulteriormente il nostro tessuto imprenditoriale rischiando di creare danni irreparabili. Tutti continuano a domandarsi ironicamente se il Covid abbia degli orari in cui contagia e del perché nei mezzi di trasporto pubblico sia concesso costantemente un sovraffollamento senza nessun tipo di problema, mentre si ritengono luoghi di contagio le attività imprenditoriali che hanno investito e speso molti denari per rispettare e garantire la massima sicurezza nei luoghi di svolgimento delle attività. Diventa perciò inaccettabile che il Governo scarichi le proprie responsabilità, incapacità ed inefficienze sui cittadini e sulle imprese tutte, già duramente colpite dal precedente lockdown, anche perché oggi non si può più dire che una seconda ondata non fosse ampiamente prevedibile.

Cosa dire allora?!

Un Governo che stabilisce la chiusura forzata delle attività produttive deve prevedere dei “ristori” adeguati per tutti coloro che ne vengono colpiti, come accaduto in paesi civili ed organizzarti come l’Inghilterra e la Germania, i quali hanno erogato ingenti somme alle imprese costrette alla chiusura forzata. In Italia al momento si parla di ristori che andranno dal 100% al 150% del bonus ricevuto a Maggio; quindi in molti casi si parla di poco o nulla! Quindi, in un paese dove vengono quasi a mancare diritti fondamentali come quello allo studio, alla salute, alla libertà ed al lavoro, è giusto che gli imprenditori protestino .. e quale occasione migliore di farlo se non con il mancato versamento delle imposte in scadenza il 30 Novembre?!

Stefano Paesante, Dott. Commercialista – Revisore Legale

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