Economia e Politica

Legge Zan e omostransofobia

La proposta di legge Zan contro la omostransfobia depositata il primo luglio alla commissione giustizia della Camera sta sollevando non poche controversie. Non solo tra le varie fazioni politiche, ma anche tra le associazioni femministe e i gruppi cattolici. 

Legge Zan: di cosa si tratta

La legge modifica gli articoli 604-bis e 604-ter del codice penale, rispettivamente legge Mancino e Reale. Che puniscono i reati e i discorsi d’odio fondati su caratteristiche personali quali la nazionalità, l’origine etnica e la confessione religiosa. La nuova legge punta ad ampliare questo concetto e a individuare come atti discriminatori anche quelli basati “sul genere, orientamento sessuale o identità di genere”. Quindi, in concreto, se il ddl dovesse essere approvato nella fattispecie dei reati d’odio non rientrerebbero solo quelli legati a razza, etnia o religione, ma anche quelli legati alla sfera sessuale in senso lato. E verrà punito chi li commette o istiga a farlo.

Legge Zan e proposta

Viene proposta l’istituzione di una giornata nazionale contro l’omotransfobia (17 maggio). E la creazione di un fondo dedicato ai “centri antidiscriminazione e case rifugio”. Che offrono assistenza sanitaria e psicologica alle persone che, a causa del proprio orientamento sessuale, non riescono a trovare lavoro, non hanno casa o hanno subito violenze. A questo si aggiungono attività culturali, in contesti lavorativi e scolastici, e un monitoraggio condotto dall’Istat sull’andamento dell’omotransfobia nel nostro paese.

Il dibattito sulla legge Zan

Il dibattito acceso discusso negli ultimi giorni si divide in chi approva in pieno il ddl. E chi invece lo trova ridondante. Eccessivo nel suo “privilegiare” i diritti degli omosessuali rispetto agli eterosessuali. Una proposta di legge, quella Zan, ritenuta persino pericolosa e irrispettosa da alcuni componenti del nostro scenario politico. Ma anche presa di mira dalle associazioni femministe che vedono minata la parità dei sessi nell’uso improprio della terminologia impiegata nel ddl. 

Le associazioni femministe vorrebbero infatti sostituire “identità di genere” con “transessualità”, in quanto, a loro avviso, sussisterebbe una certa pericolosità nel definire deliberatamente la propria inclinazione identitaria che cancellerebbe così  la differenza uomo-donna a discapito dell’imprescindibile natura biologica di appartenenza. 

Trovano inoltre molto strano che un capitolo di questa legge sia contro la misoginia. Dove tutto ciò che riguarda le donne, dallo stalking al femminicidio trovi posto in una legge a tutela e difesa dei diritti omosessuali e transessuali. Ribadendo che le donne non sono una categoria ma la metà del genere umano. 

Il mio punto di vista

Il mio personale punto di vista in tutto ciò è che la personale libertà nella propria identità di genere sia il termine più corretto da usare in una legge che parla di diritti umani. Che ribadire una differenza biologica sia una ghettizzazione di una libera espressione del proprio sentire. 

Nessun transessuale dimentica il suo percorso. Ed è conscio pienamente delle differenze biologiche che gli appartengono ma  ha il diritto di sentirsi parte di una società che accoglie questa differenza. E che lo faccia sentire in accordo con ciò che sente, profondamente di essere, aldilà del genere biologico stesso. 

Un po’ di chiarezza su ciò che significa esser Transgender oggi in Italia alla luce della Legge Zan

C’è una differenza sostanziale tra orientamento sessuale e disforia di genere. La prima indica la nostra predisposizione ad essere attratti e ad innamorarci di persone di sesso diverso o uguale al nostro. La disforia di genere è invece non riconoscere la propria natura biologica con il genere a cui si sente di appartenere. A quest’ultima categoria appartengano i transessuali. Questa forte presa di coscienza è l’inizio di un percorso psicologico, giuridico e medico piuttosto lungo e faticoso.

Ci si sottopone a una o più perizie psichiatriche per accertare la propria disforia di genere e solo dopo si inizia una terapia ormonale in accordo con la propria natura sessuale, l’uso di ormoni, che un transessuale deve prendere a vita comporta innumerevoli rischi per la salute, sbalzi di umore evidenti ma anche trombosi, problemi circolatori e studi medici non escludono che l’uso continuato di questi farmaci possa causare persino il cancro. 

L’iter che porta alla legge Zan

Inizia anche un lungo percorso burocratico per ottenere il cambio dei documenti in accordo con la propria identità. Questo passo è fondamentale per ottenere un riconoscimento a livello giuridico. Che permetta poi alla persona un inserimento non solo a livello sociale ma anche a livello lavorativo. L’ufficializzazione a livello giuridico della propria identità di genere diventa assolutamente decisiva per ogni ragazzo transgender, è il compimento ultimo del proprio percorso di transizione. Capite quindi quanto  coraggio, forza e autodeterminazione bisogna avere per iniziare questo faticoso iter? 

Persone e non “estranei”

Parliamo di persone, spesso isolate e lasciate sole dalle famiglie, che combattono per sentirsi finalmente in pace con loro stesse, parliamo di persone spesso sessualizzate a tal punto da essere accostate facilmente all’idea di prostituzione. Esseri umani come tutti noi, che nulla ci tolgono se non voler conquistare la propria libertà e il loro diritto alla vita. 

L’intervista

In questo articolo ho l’onore di raccontarvi la storia di Enrica. Una  ragazza transgender che con la sua forza e autodeterminazione è riuscita a farcela e a diventare una donna di successo. È un  esempio di speranza che supera le difficoltà e le discriminazioni e che ci insegna che le differenze nella vita possono essere un punto di forza. Enrica Scielzo è la prima fashion e beauty blogger transessuale al mondo. Nata a Salerno, si è laureata con lode in Lingue e Culture Straniere presso l’Università degli Studi di Salerno, prima di cominciare la sua carriera come modella.

I suoi traguardi

Nel 2012 si classifica al primo posto nel concorso Fresh Face of Italy e compare sulle più grandi piattaforme di modelli come nuovo volto internazionale. Ha vissuto a Barcellona, Milano, e Londra, collaborando come fashion editor e contributor per alcune testate di moda in parallelo alla sua carriera di modella. Nel 2014 apre The Ladyboy, il primo blog di moda e bellezza al mondo dedicato all’universo transgender. Da qui il lancio verso una carriera come influencer nel campo della moda e della bellezza, che la porterà a comparire sulle più prestigiose riviste quali Vanity Fair, Il Fatto Quotidiano, Elle Italia, nonché ospite di vari programmi nazionali ed internazionali (Nemo Nessuno Escluso, Masters of Photography). Nel 2017 tiene due conferenze per la NYU (Università di New York) sul tema del genere, ed ha lavorato come corrispondente moda per la New York Fahion Week. Nel 2019 si diploma prima come consulente di immagine certificata e poi come make up artist professionista presso la BCM di Milano con votazione 30& lode, dando vita a un nuovo progetto: The Lookmaker, blog che coniuga la sua grande passione ed expertise nel campo della bellezza a nuovi strumenti di professionalità.

L’intervista

Foto di Flavio Torre

La storia di Enrica è un esempio felice di come la propria transessualità possa essere vissuta armoniosamente e in modo edificante per creare un percorso di vita fruttuoso aldilà del genere stesso. Le ho fatto alcune domande più personali per conoscerla meglio e raccontarci cosa significa affrontare un percorso di transizione.

Ciao Enrica vuoi raccontarci a che età hai capito che la tua natura biologica con corrispondeva al tua identità di genere? 

Foto di Flavio Torre

 “Come racconto sempre, a posteriori credo sia una cosa che ho sempre saputo dentro di me, anche se da piccola non sapevo dargli un nome e, crescendo, avevo timore ad accettare la mia condizione, per paura di essere rifiutata dalla società e dalla mia famiglia. La presa coscienza che non potevo continuare a negare il mio essere donna è arrivato un po’ tardi – avevo 28 anni compiuti – e tornando indietro comincerei molto prima il mio percorso. Purtroppo erano altri anni, di transessualismo se ne parlava poco e male, non c’erano figure di riferimento, supporto e informazioni come ci sono ora; anche per quello ho scelto di aprire il mio blog, per dare voce ad una realtà fin troppo ignorata”.

 Nel tuo percorso ci sono state discriminazioni da parte degli altri per la tua transessualità?

“Sicuramente sì. Non sono una che si piange addosso, ma essere trans ancora oggi, nel 2020, è molto difficile. Se l’omosessualità è stata sdoganata e i gay hanno una vita relativamente più semplice rispetto a tanti anni fa, per noi la strada è ancora lunga, sia nel lavoro che nelle relazioni interpersonali. Insomma, è molto più facile che qualcuno si dichiari gay piuttosto che ammettere di amare una trans”.

La tua famiglia ha accolto il tuo percorso di transizione?

Foto di Flavio Torre

 “Assolutamente sì, e oggi sia i miei genitori che le mie sorelle sono molto orgogliosi di me, mi seguono in tutto quello che faccio e abbiamo uno splendido rapporto”.

Qual è il tuo rapporto oggi con te stessa?

 “Sono una persona fortemente emotiva e volubile, quindi le mie emozioni cambiano spesso, e in fretta. Se devo risponderti come sto adesso con me stessa ti direi che sto molto bene, e mi sento serena. Ma potrei cambiare umore tra 5 minuti: sono proprio donna, anche in questo!”

Cosa consiglieresti ad un ragazzo transessuale che vuole iniziare il suo percorso di transizione?

 “Sicuramente di rivolgersi a persone esperte che lo seguano in questo percorso, e di eliminare la barba ancor prima di prendere gli ormoni: è una liberazione!”

 Pensi che oggi lo stato tuteli ampiamente i diritti transgender o che ci sia ancora strada  da fare?

 “A volte mi piace crogiolarmi nel pensiero positivo che noi trans siamo persone come tutti gli altri e quindi abbiamo gli stessi diritti degli altri; ma, se penso a tutte le battaglie che ho dovuto fare per affermare me stessa, il mio nome e la mia identità, mi rendo conto che no, non è così. È inutile cadere nel buonismo di un mondo in cui tutto è bello e in cui tutto va bene: noi trans non siamo come tutti gli altri, siamo esseri speciali, molto spesso fragili, e in quanto tali andremmo protetti e tutelati più degli altri. Ci vogliono leggi che ci tutelino sia a livello legale – snellendo tanti iter burocratici – che a livello personale, dandoci la possibilità di non subire violenze fisiche e/o verbali per la nostra condizione”.

Conclusione con Enrica e Legge Zan

Come conclusione voglio riportare delle parole di Enrica tratte dal suo blog http://www.enricascielzo.com/ “… cari genitori, insegnanti, catechisti, animatori, vi invito a riflettere: pensate ai vostri bambini, ai vostri ragazzi. Non cercate di forzarli in un gruppo o una categoria per qualcosa che non dipende da loro, come il sesso ed il genere con cui sono nati, ma provate a parlare con loro, chiedetegli cosa preferiscono, se si sentono a loro agio, se hanno vergogna. Non intrappolateli in una vita che non è la loro, dategli delle regole e un’educazione, ma permettetegli di essere gli esseri meravigliosi che sono, liberi di potersi esprimere, di poter scegliere, di poter dire la loro. Insegnategli ad essere forti, ma rispettate le loro fragilità. E insegnategli a rispettare quella degli altri.”

Gli attacchi e la mentalità

Insegniamo quindi ai nostri figli, in questa società capitalistica e patriarcale ad essere liberi, a sentirci anche fragili e ad andare oltre il genere per un’umanità migliore e più evoluta. Enrica è un esempio per molti. Molti movimenti politici l’hanno moralmente sostenuta (soprattutto PD e M5S) me non sono mancati gli attacchi anche offensivi. Partiti come FdI e altri estremisti non riconoscono il suo status e sui social e sul suo blog gli attacchi pesanti non sono mancati. Enrica ne ha solo preso atto. Le parole di chi ragiona solo con i dettami di un partito non la spaventano. Per lei quello che conta è la libertà di pensiero. Cosa assolutamente assente in movimenti come FdI, Casapound o Forza Nuova.

Martina Strazzabosco
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