Economia e Politica

Montanelli, no allo sfregio della statua

Nelle ultime settimane si è acceso il dibattito intorno alla figura del grande giornalista Indro Montanelli. Sull’onda delle rivolte degli Usa durante le quali sono state abbattute le statue di personaggi della storia Usa accusati, a torto o a ragione, di razzismo, in Italia si è discusso sulla figura del fondatore del Giornale a Milano e sugli attacchi alla statua che lo rappresenta in un parco della metropoli lombarda.

Errore d’ignoranza abbattere un simbolo

Chi la vuole abbattere fa riferimento alla dichiarazione di Montanelli, mentre era militare in Eritrea, durante la guerra del fascismo nella conquista dell’impero dell’Africa Orientale. L’allora giovane giornalista, inviato speciale del più grande giornale italiano, dichiarò di aver “comprato” una ragazzina eritrea di 12 anni per farne sua moglie.

Era una cosa risaputa, già altre volte raccontata dallo stesso Montanelli. Ma non dobbiamo dimenticare che i fatti sono accaduti durante l’epoca del colonialismo fascista in Africa. Fu lui a parlarne esplicitamente nel 1969, durante una puntata del programma televisivo di Gianni Bisiach “L’ora della verità”. Durante la trasmissione nacque uno scontro acceso con l’attivista femminista Elvira Banotti. Poi lo stesso giornalista riprese il fatto nella sua rubrica della Posta dei lettori sul  Corriere della Sera nel 1998.

La spiegazione di Montanelli

Montanelli si giustificò raccontando che, alla pari di molti altri ufficiali dell’esercito d’occupazione, aveva soltanto seguito l’usanza degli Ascari, il corpo militare eritreo, di combattere con la moglie al seguito. “Aveva 12 anni, in Africa è così. L’avevo regolarmente sposata nel senso che l’avevo comprata dal padre. Mi portava la biancheria pulita”. Lo accusarono da varie parti di razzismo, anche di aver tenuto con sé una ragazzina. Lui spiegò che certi giudizi del presente si adattavano male a un tempo passato e che, per quanto riguardava l’età, le varianti erano molte a seconda dei luoghi, della latitudine e dei secoli.

Montanelli e il 2020

Mettiamoci nei panni di un signore nato nel 1909, come è possibile pensare di essere “politicamente corretti” per la nostra cultura odierna? Non è possibile. Indro Montanelli va giudicato per la sua grandezza di giornalista, per come ha raccontato e giudicato gli italiani in anni cruciali per la storia d’Italia.

È difficile rifare la storia con i giudizi di oggi, con metri di paragone che rischiano di diventare anacronistici. Viste oggi certe cose di ieri possono apparire assolutamente non corrette e certo politicamente scorrette. Ma non ha senso applicare al passato il nostro metro di giudizio di oggi. Non ha senso pensare che basti capovolgere una statua o imbrattarla per correggere la storia.

Il grottesco

Si rischia di cadere nel grottesco, di sfiorare il ridicolo. Come quando qualcuno ha pensato che bastasse ritirare dal catalogo il film “Via col vento” per correggere la storia. Quel film risponde a logiche di un mondo non attuale, certo si possono riconoscere segnali non positivi, si può condividere la preoccupazione per un modo sbagliato di vedere la popolazione nera dell’America schiavista. Ma il film non era razzista e resta un grande film.

Montanelli uomo e giornalista

Come Montanelli resta un grandissimo giornalista. Va giudicato con le sue debolezze, i suoi errori dettati dal tempo in cui è vissuto, ma anche con la grandezza del suo lavoro. Non è imbrattando una statua che si fa la rivoluzione del costume.  

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