Economia e Politica

No ai corridoi, regole uguali per tutti

«Mercoledì la Commissione europea presenterà un piano per affrontare la crisi del turismo. In cui si indicheranno le linee guida per consentire la ripartenza del settore. Comprese le misure di sicurezza comuni per viaggi e alloggi. Come ho già scritto in una interrogazione inviata nei giorni scorsi alla stessa Commissione, non accetteremo che l’Ue dia il suo consenso, implicito o peggio esplicito, ad accordi bilaterali tra gli Stati membri. Allo scopo di portare all’istituzione di corridoi turistici come quello tra Germania e Croazia». Così l’europarlamentare Rosanna Conte.

I corridoi

«Servono regole comuni per evitare che la stagione estiva si trasformi in un far west pericoloso sia per le nostre imprese, che subirebbero una concorrenza sleale, sia per la sicurezza sanitaria dei nostri cittadini. Finora Bruxelles sembra preoccuparsi solo del futuro delle compagnie aeree di bandiera di Francia, Olanda e Germania, mettendo in secondo piano le decine di migliaia di imprese e lavoratori che attendono ancora delle risposte chiare per programmare la stagione estiva. E’ giunto il momento che la Commissione dia queste risposte. E che siano chiare e uguali per tutti».

Il caso Bruxelles e i corridoi

«Le linee guida sul turismo della Commissione europea non bastano a disinnescare il rischio della creazione di corridoi tra Paesi Ue a danno dell’Italia. Nella sua comunicazione, l’Ue indica una possibile road map per l’eliminazione delle restrizioni ai confini tra Stati membri e invoca il principio della non discriminazione: in altre parole, se un Paese apre ai collegamenti con un altro Stato membro che ha una situazione epidemiologica X, deve farlo anche con gli altri Paesi Ue che hanno la stessa situazione. Ma chi stabilirà tali livelli? Sarà l’Ecdc, l’agenzia europea per il controllo delle malattie, che sta elaborando una mappa dei livelli di trasmissione dei virus. Il problema di tutto questo impianto è che Bruxelles dice di non poter imporre regole agli Stati. Ecco perché il rischio di forme di concorrenza sleali ai nostri è più che concreto».

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