Economia e Politica

No Green pass, su Telegram è caccia a medici e politici

“Inviate numeri e indirizzi di tutti i criminali”, quanto si legge nella chat ‘Basta dittatura’: si indaga per istigazione a delinquere a scopo terrorismo

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Ha raggiunto gli oltre 40mila iscritti il canale Telegram più cospicuo con l’obiettivo di radunare tutti coloro che si vogliono opporre al Green Pass, che chiamano “Passaporto schiavitù”. Non è l’unico canale, ma è sicuramente uno di quelli più strutturati e da lì arrivano minacce e intimidazioni con insulti a chi, invece, al Green Pass ci crede e ne ha fatto una battaglia. Per questo, in queste ore, nel canale Telegram “Basta dittatura” si pianificano vere azioni di protesta contro l’obbligo di utilizzo del documento. Qui sono arrivate minacce anche pesanti, soprattutto a politici e giornalisti. In primis il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio, definito “Un altro infame da giustiziare”, per cui “è necessario il piombo”. A scatenare l’odio contro il ministro degli Esteri alcune sue dichiarazioni a favore del vaccino anti Covid. Di Maio ha affermato che “tutto l’arco politico deve condannare le violenze No vax” e rivolto un appello generale alla calma, invitando tutti a non soffiare sul fuoco della polemica. Insulti e denigrazioni anche per medici, come Bassetti e Burioni e giornalisti. Presa di mira la redazione de La Repubblica come anche quella di Libero, di cui sono stati pubblicati i nomi del Cda (Consiglio di amministrazione), della direzione e dei capo redattori centrali. Nel mirino anche i sindacati, dei quali si invita ad annullare le tessere, protestando contro Cgil, Cisl e Uil: “Che ne dite di fare una bella visita anche alle sedi di questi sindacati di me…?”.

Chat Telegram no vax: il programma per settembre

Nei messaggi che affollano il canale viene dettata una vera e propria agenda che fa presagire un avvio di settembre caldo sotto il profilo dell’ordine pubblico. Si parte domani con il blocco delle stazioni ferroviarie, con l’obiettivo di manifestare contro l’obbligo dell’utilizzo del green pass per chi viaggia sui treni a lunga percorrenza. L’iniziativa sarà comunque non violenta a leggere quanto riportato proprio nella chat no vax. Altra iniziativa il 2 settembre con un presidio sotto i palazzi sede della Regione, dalle 10 alle 12. Il 3 settembre è il turno del presidio contro i mass media, in particolare sotto le “sedi canali manipolazione”. Non è un caso visto che nelle ultime giornate, la violenza dei No Green pass si è scatenata proprio contro i giornalisti, rei di aver fatto solo il loro lavoro. C’è un volantino con lo sfondo rosso con tutto il programma ed è qui che si legge come il 4 settembre si parla di “proteste in tutta Italia dalle 18”. Il 5 settembre è domenica e non si fa nulla. Il 6 settembre viene proclamato lo “sciopero e tutti al Parlamento”, con appuntamento a Roma. Già, perché il loro nemico numero uno è chi rappresenta le Istituzioni, tanto che nella chat, sono stati pubblicati anche numeri di telefono e mail di Uffici Governativi con l’obiettivo di invitare gli adepti a “inondarli”. Di cosa? Non è specificato, ma sicuramente non di complimenti.

La diffusione dei dati nella chat è “illecito”

Così sui social è partita una vera e propria caccia a politici, medici e giornalisti favorevoli al vaccino. C’è preoccupazione, anche perché molti politici denunciano la diffusione di riferimenti personali.  Il presidente della regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini su Twitter ha detto che c’è anche il suo nome, con indirizzo e recapito telefonico. “Straparlano di libertà ma vogliono intimidire. Già segnalato il fatto alle autorità competenti. Basta”. Si dice intimidita anche la vicepresidente del gruppo Forza Italia al Senato e responsabile del movimento azzurro per i rapporti con gli alleati, Licia Ronzulli: “In almeno una di queste compariva anche il mio nome e ho quindi sporto immediatamente denuncia. Stiamo rischiando che la situazione sfugga di mano, bisogna intervenire subito, anche bloccando tutti i canali social utilizzati da questi fanatici, perché ci troviamo davanti a gruppi organizzati di pericolosi squilibrati che nessuno sa fin dove potrebbero spingersi”. La pensa così anche il Coordinatore di Forza Italia Antonio Tajani, che chiede l’immediato intervento della Polizia Postale.

Ora si indaga

Sul fatto specifico della diffusione dei dati personali, interviene anche il Garante per la protezione dei dati personali che, in una nota, “ritiene doveroso ricordare agli utenti dei servizi di messaggistica e dei social network che diffondere senza consenso dati personali, oltre a costituire una violazione della vita privata degli individui, con rischi anche per la loro incolumità, si configura, ai sensi della normativa sulla privacy, come un atto illecito, che può determinare anche l’applicazione di pesanti sanzioni!”.

Chi sono quelli di “Basta dittatura”

Non ci sono volti. Non ci sono nomi si definiscono un gruppo di persone che vogliono “distruggere questa dittatura sul nascere prima che arrivino a spararci per strada” e sono convinti: “Siamo in dittatura e dobbiamo ribellarci per riavere le nostre libertà”. C’è anche chi si dissocia da queste iniziative. E’ dunque possibile un dialogo? No. Chi la pensa diversamente è un “disturbatore”. C’è sempre qualcuno che lo segnala e viene prontamente espulso dalla chat.

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