Economia e Politica

“Non credo ai tecnici puri, nel governo prevalga la qualità”

Silvio Berlusconi è pronto a essere parte attiva della nuova maggioranza e ha già incontrato i leader degli altri partiti che la compongono, anche se per rispetto e galanteria non ha riferito i contenuti dei colloqui privati con loro. La coalizione è compatta e sta lavorando bene. Durante un’intervista il leader di FI considera Giorgia Meloni in questa prima fase “prudente ed equilibrata” e rivendica il buon risultato di questa tornata elettorale per Forza Italia, che rispetto alle elezioni europee del 2019 ha mantenuto intatto il suo consenso. “Posso osservare che fra i grandi partiti che hanno sostenuto il governo Draghi il nostro è il solo che non ha perso consensi. Questo dipende dal fatto che il nostro appoggio al governo Draghi non è stato percepito come una forzatura dai nostri elettori, ma come un atto di responsabilità e di amore verso il Paese”, ha sottolineato il Cavaliere.

Il calo di FI

Tra il 2018 e il 2019, c’è stata una perdita di consenso per il partito di Silvio Berlusconi, che secondo il presidente di Forza Italia è dovuto alla “delusione di molti elettori per il fatto che avessimo dovuto rinunciare a dare vita ad un governo di centrodestra nella scorsa legislatura. Speravano, rafforzando Salvini, di accentuare il profilo di centrodestra del governo gialloverde”. Ma facendo un’analisi attuale dei risultati elettorali, Silvio Berlusconi fa notare come “né oggi il grande successo elettorale della Meloni, né la modesta crescita di Renzi e Calenda, né ovviamente il poderoso recupero dei Cinque Stelle hanno rubato voti a Forza Italia”.

Partiti dello stesso peso

Guardando la formazione del prossimo governo, quel che salta inevitabilmente all’occhio è che, nonostante Forza Italia e Lega abbiano raggiunto suppergiù lo stesso risultato, a Forza Italia sono stati attribuiti meno parlamentari, “perché in sede di trattativa sui collegi non si è adottato il criterio che io avevo proposto”. Il ragionamento del Cavaliere era semplice: “Vi erano tre partiti, ognuno dei quali indispensabile politicamente e numericamente per vincere nei collegi uninominali. Quindi mi sembrava un criterio equo che questi collegi venissero divisi in parti uguali fra i tre partiti, ovviamente sempre privilegiando candidature di qualità, e che con il voto per la parte proporzionale fossero gli elettori a decidere nella cabina elettorale, non a tavolino, i veri rapporti di forza fra i partiti”.

Nessun ministro tecnico

Ma, spiega il Cav, “questo principio non è stato accettato dai nostri alleati e i miei collaboratori che hanno chiuso la trattativa hanno ritenuto, giustamente, di far prevalere l’unità della coalizione a una questione di posti”. Ora che ci sarà da formare il governo, Silvio Berlusconi intende mettere da subito le cose in chiaro: “Questo errore non si deve ripetere per quanto riguarda la formazione del governo. Dove deve naturalmente prevalere la qualità, prima ancora della rappresentatività”. Silvio Berlusconi sottolinea che “non è una questione di numeri, ma di significato. Io non credo nei tecnici puri: se esistessero la politica diventerebbe inutile”. Tuttavia, ricorda: “Ho sempre voluto coinvolgere nei miei governi persone chiaramente schierate con noi, che condividessero il nostro progetto politico, e che avessero un curriculum professionale, accademico o imprenditoriale di prim’ordine”. Quindi, conclude: “Ora vorrei di nuovo qualcosa di simile: non l’adesione a titolo personale di qualche nome famoso, ma l’impegno di mondi importanti”.

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