Economia e Politica

Ora l’Europa dice sì ai muri anti-migranti. L’importante è non pagarli

L’Unione Europea benedice i muri anti-immigrati che molti paesi dell’est e del nord stanno costruendo o vogliono costruire lungo il confine esterno del continente. Ma non con fondi europei. Motivazione? I fondi sono pochi. Non c’è alcun’altra considerazione di tipo umanitario, etico o morale nel ragionamento che la Commissaria all’immigrazione Ylva Johansson snocciola in conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri degli Interni a Lussemburgo. La novità di oggi sancisce un netto cambio di approccio dell’Unione sul tema dell’immigrazione: dalla condanna ai muri che costruiva Donald Trump alla frontiera col Messico (muri che Bill Clinton aveva iniziato a costruire quando era presidente degli Usa) all’adozione dello stesso identico metodo per respingere i migranti che arrivano da Afghanistan, Iran, Siria e le altre rotte dell’est.

La lettera di mezza Europa

La questione viene riportata a galla da una lettera che 12 paesi dell’est e del nord Europa spediscono a Bruxelles. La missiva è firmata dai ministri degli Interni di Austria, Bulgaria, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Grecia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Polonia e Slovacchia. Questi Stati membri, alle prese con flussi di immigrazione diventati più massicci dopo il ritiro delle forze occidentali dall’Afghanistan e con i ricatti di Lukashenko che spinge i profughi che arrivano in Bielorussia verso il confine europeo, chiedono che la costruzione delle barriere anti-immigrati lungo i confini esterni venga finanziata con fondi europei. Il tema è finito sul tavolo del Consiglio europeo di oggi a Lussemburgo e non è apparsa come richiesta ‘marziana’. Anzi.

In stand by

Sia Johansson che la presidenza di turno slovena dell’Ue comprendono le preoccupazioni e i metodi di questi 12 Stati membri. Solo che non ci sono soldi a sufficienza. Ecco cosa dice la commissaria: “Abbiamo bisogno di rafforzare la protezione dei confini esterni e vedo che alcuni Paesi membri stanno facendo qualcosa. Non ho nulla contro di loro che stanno costruendo muri. Ma non si può fare con i fondi europei: sono gli Stati membri dell’Ue che hanno deciso di tagliarli sull’immigrazione”. Poi aggiunge: “Il nuovo Patto sull’immigrazione”, che la Commissione presentò l’anno scorso dopo gli incendi che distrussero il mega-campo di accoglienza a Lesbo, piano che non è mai stato discusso, tanto meno approvato dagli Stati membri, “è lì sul tavolo – continua Johansson – e aiuterà a proteggere i confini esterni. Abbiamo tante cose da approvare, prima che ne vengano presentate di nuove”. Per essere chiari, Johansson poi specifica che la sua non è una posizione personale: “Rappresento la Commissione Europea, non me stessa. Gli Stati hanno il diritto e la responsabilità di proteggere i confini e sono nella posizione migliore per decidere come. Se pensano che bisogna costruire dei muri, lo possono fare. Non con i fondi Ue che sono già limitati”.

In Italia

Nè si agita la politica. In Italia, solo Giuseppe Conte e alcuni esponenti del Movimento Cinquestelle intervengono. “Il problema dell’immigrazione e della gestione dei flussi migratori non si risolve nè col filo spinato, nè con i muri – dice l’ex premier – Peraltro nelle zone di mare non si potrebbe neppure fare, non è questa la soluzione. Bisogna lavorare con i Paesi di origine e con la comunità internazionale”. Per il Pd, parla Pietro Bartolo, medico a Lampedusa e ora europarlamentare. “I sovranisti si organizzano e vanno all’attacco. Altro che solidarietà o ‘Nuovo Patto’ sulla migrazione. Siamo tornati ai muri e, oggettivamente, all’incitamento istituzionale di un clima di odio, all’incapacità di analizzare e, dunque, di affrontare un fenomeno epocale che nessuna barriera potrà mai arginare. A questa iniziativa miope, intrisa di cattivismo politico, bisogna reagire con forza”, conclude Bartolo chiedendo “una presa di posizione di Charles Michel, presidente del Consiglio europeo, di Ursula von der Leyen, presidente della Commissione. E anche del nostro governo”.

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