Economia e Politica

Paranoia e crisi economica

Paranoia e crisi un binomio micidiale. E’ quanto sta accadendo in tutto il Nord a causa della psicosi da coronavirus. Giusto controllare e mettere in quarantena i luoghi da cui si pensa possa essersi diffuso il contagio. Ma questo sta portando a un crollo economico in tutti i settori.

I viaggi verso l’Italia con la paranoia

Dopo gli allarmi lanciati da diverse regioni che hanno scatenato la paranoia, subito l’Italia è diventata meta sconsigliata per i viaggi. Bosnia, Croazia, Macedonia, Serbia, Irlanda, Israele. Si allunga la lista di paesi che sconsigliano ai loro cittadini i viaggi in Italia. Per ora, Germania, Gran Bretagna e Stati Uniti non sono così drastici ma invitano i propri viaggiatori a fare più attenzione. Mentre la Francia impone a chi torna da Lombardia e Veneto di mettersi in quarantena, come chi torna dalla Cina. Un accerchiamento che rischia di essere una vera e propria mazzata per l’intero comparto del turismo nel nostro paese.

Gli alberghi

Disdetta completa nelle città d’arte. Venezia, Milano, Verona appaiono ghost town. Nessuno per strada e quei pochi con la mascherina (inutile) che girano come zombie per paesi deserti. Codogno, una delle zone più a rischio, vista da un drone, sembra abbandonata. Siamo alla psicosi più totale. Gli stop a tutte le attività culturali e non, il consiglio di non uscire di casa, i divieti e le quarantene hanno messo in ginocchio l’economia di un Paese che già non sta vivendo economicamente un bel momento.

Le aziende e la paranoia

La paura si è così radicata che aziende come la Moncler a Trebaseleghe hanno chiesto ai dipendenti di lavorare da casa con il telelavoro. Poi la decisione di chiudere tutto. Simile la situazione alle Generali di Mogliano. telelavoro per chi può e malattia per gli altri. Per le altre aziende (se non provenienti dalle zone rosse) si pensa di metterli in malattia o cassa integrazione. Stessa situazione alla Benetton. Anche nei centri estetici non cambia. Arrivano telefonate di disdetta se una delle estetiste o uno dei clienti risiedi in zone pericolose. Risultato? Rinuncia all’appuntamento e cliente perso. Obbligo per tutti di usare la mascherina. Siamo al paradosso.

I supermercati e la paranoia

Chi ha fatto affari d’oro sono i supermercati. Presi d’assalto nemmeno si temesse una guerra sono stati svuotati nel giro di pochi giorni. Molti hanno chiesto se sarebbero stati riforniti. Ma nell’attesa dei nuovi carichi centri commerciali sono deserti. Fatto curioso. In Lombardia resteranno chiusi sabato e domenica. In Veneto aperti tutti i giorni. Ma si sa. Il Veneto è la regione target per tarare i prezzi dei grandi centri commerciali. Come fare a chiuderli? Chiedetelo ai politici. Persino l’Auchan di Mestre è deserto

Marcato. La voce fuori dal coro contro i social

L’assessore regionale allo sviluppo economico, Roberto Marcato, dice la sua sulla questione: «Al momento non si ravvisa la necessità di chiudere i locali pubblici, gli uffici e le aziende. La Regione coordinandosi con il governo sta gestendo la situazione passo dopo passo e bisogna attenersi ai fatti e agli atti ufficiali». Poi in maniera molto informale esclama: «Chiudere Fb e andare sul sito della Regione e cercare tutte le informazioni di cui si ha bisogno. Quello che si trova lì è quello che vale. Il Veneto non si ferma, chi lo dice è un irresponsabile». Lo stesso assessore precisa che «L’unica enclave strettamente monitorata e sottoposta a limitazioni è Vo. Nel resto del Veneto non c’è nessun provvedimento restrittivo per la circolazione di merce o delle persone, nessuno ha detto che non si può andare a mangiare fuori. L’ordinanza è assolutamente chiara». Evitare i luoghi affollati non sottintende quindi anche questo tipo di esercizi? «Non chiudono aziende con centinaia di lavoratori e deve chiudere un ristorante? “

Le fake news

“Ci sono troppi messaggi allarmistici. Basta ascoltare esperti dell’ultima ora, gente che si candida a gestire emergenze senza minimamente rendersi conto di cosa si stia parlando e cosa si stia affrontando. In un caso come questo poi, una situazione assolutamente nuova di cui bisogna gestire bene l’evolversi, ci vuole prudenza e fiducia. Tra Regione e Governo stanno lavorando massimi esperti e mi sembra il caso di ascoltare loro non le fake news sui social. Le attività economiche non sono soggette all’ordinanza”. A passeggiare per le strade non parrebbe proprio così. E le fake news arrivano perchè nella grande baraonda anche la Regione si è contraddetta più volte. E intanto tutti gli esercenti temono il collasso.

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