Economia e Politica

Pier Paolo Baretta e la lettera

Pier Paolo Baretta, sottosegretario al ministero dell’Economia e delle Finanze, ha letto la lettera congiunta inviata dall’intero mondo produttivo con le sue 11 sigle al presidente della Regione, Luca Zaia. «L’ho letta e devo dire che è stata una lettura molto interessante per tre motivi». Conferma Baretta.

Pier Paolo Baretta e i punti

«Uno squisitamente politico. Di fatto si tratta di un invito a Zaia a confrontarsi col governo più che polemizzare per portare a casa risultati concreti, un invito al dialogo più che alla polemica. Il secondo è di merito. In questa lettera vengono citati i punti ritenuti critici. Ne possiamo dedurre che altri temi non citati come la cassa integrazione, i contributi a fondo perduto per gli affitti e per le imprese ma anche i fondi per sanare i debiti della Pubblica amministrazione sono considerati come già destinatari di soluzioni utili. È un aspetto che prendo positivamente».

Piero Paolo Baretta specifica

«Ci sono questioni elencate su cui si sta già lavorando al governo. Significa che siamo sulla strada giusta. Le faccio un esempio. Il primo punto della lettera è il credito. In Veneto sono state 48 mila le domande presentate per accedere ai prestiti garantiti dallo Stato per un totale di 3 miliardi. Di queste ben 41 mila sono per prestiti sotto i 30 mila euro, vuol dire che il sistema delle imprese ha considerato utile questo strumento. Il Veneto che ha un tessuto industriale molto diffuso fatto soprattutto di piccole e medie imprese evidentemente ha dato un riscontro».

Autonomia ed emergenza sanitaria per Pier Paolo Baretta

«In Veneto la copertura è al 71%, non siamo quindi all’anno zero ma va senz’altro completata e in fretta. Sul tavolo ci sono altri 400 milioni che il Mise e la Regione mettono a disposizione». Poi un commento sulla burocrazia. «Abbiamo già annunciato il decreto Semplificazione quindi questo punto conferma il fatto che questa lettera si muove in un’ottica di sprone a continuare e spingere nella direzione scelta».

L’economia veneta lamenta l’annosa questione di quante risorse lascia giù ogni anno

«Sulle risorse dico “attenzione”. Qui abbiamo una grande occasione davanti, ora non basta chiedere, dobbiamo proporre. Dobbiamo essere in grado come “sistema veneto” di stabilire le nostra priorità, cosa vogliamo che la Ue finanzi. Un grande progetto su Venezia ritengo sia necessario. A partire da un turismo sostenibile, diverso da quello visto in questi anni che ha schiacciato la città ma che si regga, in rete con le grandi città d’arte venete, sulla valorizzazione della cultura».

Le risorse sbilanciate fra dare-avere sono la spina dorsale dell’autonomia, a che punto siamo?

«L’unico protocollo sull’Autonomia è quello firmato da Bressa e dal sottoscritto. Ma guardando avanti, è chiaro che il tema c’è. Va detto che la trattativa non si è interrotta. Il coronavirus ha segnato tempi diversi ma il progetto di un buon federalismo è valido, va portato avanti perché non parliamo di spinte eversive qui ma di una strada che coinvolge altre regioni e un sistema federale italiano. L’equilibrio fra ciò che il Veneto dà e quanto riceve è una discussione che va fatta. È un tavolo aperto».

Quando lo chiudiamo?

«A mio avviso, lavorando sulla riforma fiscale per arrivare a una diversa distribuzione, la legge di bilancio potrebbe essere l’aggancio ideale per incardinare l’autonomia. Entro l’anno».

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