Economia e Politica

Recovery Fund: una vittoria oppure un flop?

Partiamo dall’inizio. Il momento nel quale si è iniziato realmente a pensare di accedere all’utilizzo del Recovery Fund è stato con l’arrivo ed il diffondersi dell’ormai conosciutissimo CoronaVirus e grazie al quale la maggior parte delle economie del Vecchio Continente Europeo, ma anche mondiali, hanno registrato forti crolli sia del PIL che anche dei mercati finanziari che nei primi giorni del mese di Marzo 2020 hanno subito un forte crollo.

Previsioni

Le previsioni stilate dai principali istituti di ricerca hanno infatti stimato un calo del prodotto interno lordo a livello mondiale del 4,9 per cento e del 12,8 per cento a livello nazionale. Il nostro paese inoltre si trovava già in precedenza in un periodo di recessione tecnica che registrava una flessione del Pil, uno fra i peggiori a livello Europeo.  Il CoronaVirus non ha fatto altro che devastare ulteriormente la nostra economia costringendo i nostri governanti a pensare sempre di più all’utilizzo del Recovery Fund e del Mes in modo da cercare una strategia e dei fondi che fossero adeguati per poter affrontare questa fortissima emergenza economica.

Affrontare la crisi con il Recovery Fund

Fin da subito l’utilizzo del Mes è stato escluso dal Movimento dei 5 Stelle per le sue importanti condizionalità e l’importo ridotto di fondi che sarebbero stati messi a disposizione del nostro paese, per cui il Governo ad aprile aveva già anticipato che lo strumento del Recovery Fund sarebbe stato fondamentale per il rilancio della nostra economia.

Ma di cosa si tratta e come funziona il Recovery Fund?

Se andiamo ad analizzare il termine “Recovery Fund”, possiamo notare come la semplice traduzione sia “fondo di recupero”. Si tratta di un fondo costituito con lo scopo di emettere obbligazioni ed il suo funzionamento è abbastanza chiaro: con il fondo si raccoglierà la liquidità prodotta dall’emissione degli stessi Recovery Bond condividendo questo debito con tutti i paesi europei. La stessa Commissione Europea lo ha descritto come un fondo che sarà composto sia da finanziamenti che da concessioni a fondo perduto.

Il disaccordo sul Recovery Fund

Fino a qualche settimana fa la Germania con la Merkel era uno dei paesi che si sono dimostrati ostili all’utilizzo di questo fondo con le modalità precedentemente descritte, la quale poi ha capito che perché l’Europa potesse sopravvivere bisognava in qualche modo affrontare questa emergenza. Per questo motivo la Merkel ha accettato la proposta di Macron per la creazione di un fondo perduto da 500 miliardi da distribuire ai paesi più colpiti dal Covid-19, e da distribuire poi in maniera proporzionale alle necessità dei vari paesi, ma da ripagare allo stesso modo da tutti e 27 gli Stati Membri che in questa maniera, come detto in precedenza, sarebbero tutti responsabili al pari dell’emissione e del saldo di un debito che in questo modo viene reso comune.

Gli ostili

Alcuni paesi europei, in particolar modo l’Olanda, si sono dimostrati molto ostili all’utilizzo di questo fondo di recupero. Questo perché non vogliono sentir parlare di interventi a fondo perduto visto la scarsa credibilità che il nostro paese ha dimostrato negli ultimi anni e perché credono che ogni paese debba ripagare i propri debiti senza mutualizzare il debito a livello europeo. Per questo motivo quindi sono state inserite forti condizionalità nel recovery fund, in modo tale da direzionare e verificare le modalità di spesa dei denari che verranno dati.

Le clausole del Recovery Fund

Si tratta di “clausole” che prevedono l’obbligo di porre in essere importanti riforme strutturali per il nostro paese e che sicuramente ci costringeranno ad esempio, ad una riduzione delle pensioni ed alla eliminazione di “quota 100”, alla riduzione del numero dei dipendenti pubblici, ad una profonda riforma fiscale ed in estrema ratio anche la patrimoniale.

Conte va a “piangere” da Rutte

Per questo motivo il premier Conte nei giorni scorsi si è recato in Olanda ad “elemosinare” il consenso del premier olandese Mark Rutte il quale era uno dei più forti oppositori al piano del fondo di recupero. Rutte ha ribadito più volte che è fondamentale legare il Recovery Fund a delle riforme profonde del nostro paese.

Accordo Raggiunto, ma ne vale la pena?

Dopo ben quattro giorni di lunghe trattative dove l’Europa sembrava essere in sospeso a causa degli ormai famosi paesi del Nord Europa che si opponevano fortemente al Recovery fund, i cosiddetti paesi “frugali” è stata raggiunta l’intesa. Il fondo di recupero sarà dotato di un ammontare complessivo di circa 750 mld, di cui 390 di contributi a fondo perduto e 360 di prestiti. Si è riusciti a raggiungere un accordo tra i 27 paesi europei, in particolar modo tra frugali e mediterranei – i più colpiti dal Covid-19, grazie alla riduzione delle somme previste a fondo perduto rispetto all’importo destinato ai prestiti.

Quello che viene da chiedersi però è: sarà veramente conveniente questo accordo per il nostro paese? 

Alla luce di alcuni studi parrebbe che l’Italia alla fine dei conti otterrebbe un importo netto tra dare e avere pari a 30 mld. Ciò che bisogna ricordare però è che l’Italia è stata finora un contributore netto nel bilancio europeo conferendo circa 28 mld solo nel periodo 2014-2020. Detto ciò viene quindi spontaneo chiedersi se sia veramente necessario accedere agli aiuti dati dal Recovery Fund viste le lunghe tempistiche previste, i progetti vincolati, le riforme e le forti condizionalità imposte, e tutto ciò solo per ricevere 30 mld che valgono a malapena una sola manovra finanziaria, senza considerare che abbiamo mandato in giro per l’Europa il nostro premier a “mendicare” qualche euro.

Stefano Paesante, Dottore Commercialista e revisore legale

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